NICCOLÒ FABI A PELTUINUM PER PAESAGGI SONORI: LA MAGIA DI SUONARE AL TRAMONTO SU QUESTO PALCO

Niccolò Fabi foto di Melania-Stricchiolo
foto Melania Stricchiolo

PRATA D’ANSIDONIA – I testi, i finali in crescendo. Gli arrangiamenti che fanno pensare al post rock, in un movimento continuo in cui parole e suoni si mescolano andando a creare una condizione che avvicina musicisti e pubblico, creando un virtuale abbraccio collettivo. Qualcosa che di questi tempi non guasta.

Quello di Niccolò Fabi è un viaggio tra i sentimenti. Il cantautore romano porta il suo “Tradizione e Tradimenti tour” a Peltuinum (L’Aquila), nell’ambito della seconda tappa di Paesaggi Sonori, festival di musica e paesaggio che tocca diverse location d’eccezione, una rassegna di concerti che, talvolta, prevede anche un’escursione in trekking fino a raggiungere i teatri naturali dove la musica viene proposta in piena sintonia con l’ambiente circostante. Il festival vede la direzione artistica di Flavia Massimo e la direzione logistica di Massimo Stringini.

Venerdì 30, alle 18, il cantautore avrà sullo sfondo il sito archeologico in uno scenario che volge al tramonto. Una scenografia divenuta ormai uno dei simboli del festival, tra le mura dell’antica città vestina fondata tra il I e il II secolo a.C., incorniciata a nord dal massiccio del Gran Sasso d’Italia e a sud dal gruppo montuoso Sirente-Velino.

Sul palco anche i compagni di viaggio Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele “mr Coffee” Rossi e Filippo Cornaglia.

“Questo luogo magico sarà il nostro amplificatore emotivo”, dice parlando con Virtù Quotidiane. “In un concerto che vogliamo far coincidere con i tempi del tramonto. Non mancheranno, comunque, momenti di leggerezza e di forte coinvolgimento musicale”.

Peltuinum: foto di Fabrizio Giammarco per Paesaggi Sonori
Peltuinum: foto di Fabrizio Giammarco per Paesaggi Sonori

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Niccolò Fabi è oggi considerato uno dei più importanti cantautori italiani. Alle spalle ha più di 90 canzoni, 9 dischi di inediti, 2 raccolte ufficiali, 1 progetto sperimentale come produttore, 1 disco di inediti con la super band FabiSilvestriGazzè, 2 targhe Tenco per “Miglior disco in assoluto” (vinte per i suoi ultimi due album).

Tanta musica nel percorso del cantautore, tanta sperimentazione e un avvicinamento sempre più evidente alla musica d’oltreoceano. È un percorso artistico incentrato sulla ricerca della libertà espressiva quello che in questi anni ha inseguito il cantautore romano e ne sono dimostrazioni gli ultimi due album pubblicati, “Una somma di piccole cose” (2016) e “Tradizione e tradimento” (2019).

Muovendosi con totale libertà, Fabi mette in scena le verità raccontate attraverso le sue canzoni: un crescendo continuo di emozioni che passa attraverso i racconti di brani come “Evaporare”, “Una somma di piccole cose”, “Filosofia Agricola”, “Elementare”, fino ad arrivare a “Una buona idea”, “Diventi Inventi”, “Il negozio di antiquariato”, e “Lasciarsi un giorno a Roma… solo per citarne alcune. “Faccio della sperimentazione parte integrante della mia forza creativa”, conferma, “in un percorso che non prescinde dalla ricerca di un equilibrio tra un testo e una coda strumentale che lasci il tempo a chi ascolta di dare un proprio significato alle parole.

Com’è stato tornare in tour?

È una gioia vedere la macchina ripartire, trovare spettatori felici di poter rivivere questo momento così simbolico dell’aggregazione emotiva e fisica che è il concerto. Personalmente sono abituato a trascorrere del tempo lontano dal palcoscenico, alle pause, e penso che gli artisti, o almeno i più famosi, possano permettersi anche economicamente uno stop e farlo risultare fruttuoso. Ma per un fonico da palco, per un backliner, non c’è creatività nello stare fermi, è solo una menomazione, una preoccupazione. Ritrovarci in giro insieme è stato come risentire il sangue che circola nelle nostre vene alla giusta velocità. 

Come ha vissuto questo periodo da un punto di vista personale e artistico. Cosa è mancato di più?

Personalmente l’aspetto che è mancato meno è proprio quello del musicista, perché non vivo di solo palco e anche in passato mi è capitato di fare lunghe pause tra un tour e l’altro. È indubbio che veniamo tutti da un inverno molto lungo, e adesso c’è bisogno di un po’ di primavera. Ciò che è mancato più di ogni altra cosa è la condivisione. Adesso c’è il desiderio di riappropriarci, emotivamente e fisicamente, della dimensione che ci fa stare l’uno accanto all’altro: la rappresentazione storica più antica dello “stare insieme”.  È sicuramente un momento molto difficile e non sappiamo a livello macroscopico le reali conseguenze che questa pandemia lascerà. Come cittadino del mondo sono preoccupato. Artisticamente, invece, non ho trovato questo periodo molto ispirante. Devo aspettare qualche mese per capire cosa è rimasto dentro di me di questa esperienza e se può o meno diventare un racconto. In questo momento non noto nessuna traccia di quello che abbiamo vissuto, ma non c’è stata ispirazione forse anche perché venivo da una fase della vita in cui volevo dedicarmi ad altro. Era appena cominciata la tournée invernale del tour di Tradizione e Tradimento (ultimo disco uscito ad ottobre 2019), il momento della riflessione era alle spalle, volevo aprirmi, e questa invece è stata un ulteriore esperienza di chiusura e di preoccupazione.

Due ore ininterrotte di musica in cui le parole e il suono si mescolano andando a creare una condizione “spirituale” ed “emotiva”. 

Sarà un viaggio fatto del mio linguaggio, della mia quotidianità. La musica dà senso alle mie giornate, come utente e come lavoratore della musica, ha dato la cadenza a tutta la mia vita negli ultimi 30 anni. Le canzoni sono solo canzoni, testimonianza di quello che ho vissuto. E poi sono uno strumento molto potente, ma da vivere in maniera serena, che può lasciare al pubblico un momento di commozione, un sorriso o suscitare un ricordo. Questo perché cambiamo noi, non le canzoni. Un anno un concerto ti può regalare qualcosa, e l’anno successivo dell’altro. Dipende dallo stato d’animo con cui il pubblico si approccia. Non ci saranno grandi effetti speciali, ma qualche piccola sorpresa. Ci sono un paio di pezzi che non faccio da molto tempo, alcuni che non ho mai realizzato dal vivo prima e altri che si ripetono, ma arrangiati in modo diverso. Per il resto il mio concerto vive di equilibri emotivi che non si possono stravolgere. Ci deve essere la giusta misura tra sorpresa e rassicurazione. Sia per chi ascolta che per chi suona.

La scaletta cambia di data in data?

A me non piace cambiare. Una volta che ho trovato un racconto, è come uno spettacolo teatrale: non è che dici “dai, oggi nel secondo atto togliamo questa parte e ne mettiamo un’altra”. La mia problematica è trovare nella scaletta il giusto equilibrio, ecco perché magari nelle prime date faccio degli aggiustamenti. Ma poi il viaggio resta uguale e l’emozione si rinnova comunque ogni sera. 

Peltuinum: foto di Fabrizio Giammarco per Paesaggi Sonori
Peltuinum: foto di Fabrizio Giammarco per Paesaggi Sonori

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