“ONORE CLANDESTINO”, MASSIMO SCONCI RACCONTA L’IMMIGRAZIONE IN MODO “DIVERSO”

foto Alessandra Notaro

L’AQUILA – Il prossimo giovedì 3 settembre, presso il Parco della Luna di Casematte (zona Collemaggio) verrà presentato all’Aquila lo spettacolo “Onore Clandestino” di Massimo Sconci, con Josè de la Paz e Massimo Sconci.

Lo spettacolo è stato ufficialmente selezionato per le edizioni 2019 del Festival Indivenire e del Roma Fringe Festival, ed è finalista presso il concorso Mal di Palco 2020 a Torino.

A causa delle restrizioni e degli accadimenti dovuti all’emergenza Covid-19, l’intero testo e tutta la messa in scena sono stati modificati e riattualizzati con il sottotitolo “Fase Covid”, per evidenziare meglio lo spartiacque che separa il prima e il dopo dall’inizio dell’ormai ben nota pandemia mondiale.

Il protagonista di tutta la vicenda è Ulisse, un venditore di rose clandestino che si ritrova in un Paese dal profumo di fiori, ma che ha perduto il buon odore della serenità. Per tutti gli Italiani è “Nessuno”, e nel suo continuo viaggio per il ritorno a casa si confronta con Gino, venditore di pesce marcio, Ahmir, barbone di origine araba ghiotto di hummus, e una donna che non appare mai, segregata in una casa popolare, che i personaggi dello spettacolo chiamano “babba”.

Onore Clandestino – si legge nella descrizione dello spettacolo – vuole essere uno spunto di riflessione sulla condizione di disagio sociale in cui oggi si trova la nostra epoca. La messa in scena è ridotta all’essenziale, con personaggi che ci raccontano le storie di cittadini e persone ancora capaci di osservare e di guardarsi attorno.

Una vicenda che è quella di tanti altri individui invisibili, personaggi ironici e amari, in una condizione umana che non cede e continua a resistere.

L’intero spettacolo è un percorso indipendente che ci auguriamo vada a confluire nella finalità di un nuovo modo di vivere e raccontare l’immigrazione, con l’intento di ricostruire una memoria collettiva attorno alla quale recuperare il concetto e la forza di una comunità, in un Paese che – senza falsa retorica – sembra stia perdendo ogni giorno di più la propria umanità.

Riusciremo, prima o poi, a portar via Ulisse da questa micidiale guerra. E non saranno la paura né l’orrore a riportarlo a Itaca. Sarà una qualche, diversa, bellezza, più accecante della sua, e infinitamente più mite.

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