“PARENTI SERPENTI”, QUANDO MONICELLI SCELSE SULMONA PER RACCONTARE L’ITALIA CACIARONA E IPOCRITA DEGLI ANNI NOVANTA


SULMONA – Nel 1992, a quasi ottant’anni, il grande Mario Monicelli regalava a tutti i suoi ancora numerosissimi appassionati una ulteriore grande zampata autoriale dirigendo Parenti serpenti, senza dubbio l’opera più incisiva tra quelle realizzate nell’ultimo periodo della sua vita, che pure gli aveva visto realizzare successi come Speriamo che sia femmina o come Cari fottutissimi amici.

Una lucidità ancora graffiante quella del maestro, che lo portava subito dopo il sisma del 2009 senza inutili giri di parole e ipocrisie a spingere i ragazzi aquilani a ricostruire senza piangere, e che lo ha contraddistinto anche nell’ultima, fatale, terribile decisione della sua lunga vita.

Parenti serpenti è stato tratto da una storia originale scritta da un abruzzese, Carmine Amoroso, che in realtà aveva ambientato la vicenda a Lanciano (Chieti), sua città d’origine, ma poi lo stesso Monicelli aveva preferito girare a Sulmona, anche se nella vicenda vengono comunque raccontate tradizioni frentane come quella natalizia della “Squilla”, che tradizionalmente si svolge il 23 dicembre e che nel film venne invece spostata alla notte del 24 per esigenze di copione.

Con grande “cattiveria” cinematografica ancora intatta il padre della commedia all’italiana si muove con grande agio nel falso perbenismo di facciata di un’Italia che sta entrando con tutti e due i piedi in una nuova era, e dove lo spettro della nuova “Italia da bere” mette in seria discussione la tanto cara e benedetta struttura tradizionale della famiglia.

Un affresco con risvolti feroci e grotteschi, adatti a rivelare pienamente l’ormai conclamata inabilità del folklore, delle tradizioni, a resistere di fronte agli attacchi sempre più spietati del consumismo, della superficialità, di un egoismo che trova nei nuovi modelli televisivi le sue nuove inattaccabili divinità.

Ma in più c’è un ritratto dei reali precari equilibri piccolo borghesi che scricchiolano con grandi segnali di avviso, e che nessuno recepisce o forse vuole avvertire, l’Italia degli anni Novanta, caciarona, volgare e ipocrita, con Monicelli che si diverte da matti a farci osservare, anche dal buco della serratura, i segreti e le ipocrisie degli italiani.

Perfetto il cast scelto dal regista, con una recitazione corale senza punti deboli, con attori rodati ed efficaci come Marina Confalone, Monica Scattini, Cinzia Leone, Alessandro Haber e con i due bravissimi veterani, il grande Paolo Panelli, all’ultimo ruolo della sua splendida carriera, e la simpaticissima Pia Velsi, di origini aquilane.

E in tutto questo impianto scenico Sulmona (L’Aquila) si mostrò perfetta con il suo struscio, con le sue convenzioni sociali rigide e ostentate, con i luoghi di ritrovo delle caste borghesi, con i riti religiosi e civili ormai stancamente riproposti, ma che in un sistema che si autoalimenta di ipocrisia visiva giustamente non devono mancare: molti i luoghi presenti nel film, dal Corso, alla Piazza con la statua di Ovidio, al Gran Caffé, Piazza, del Plebiscito, Santa Maria di Loreto, e Via Giovanni Amandola.

A più di venticinque anni dall’uscita della pellicola sono ancora tantissimi i turisti che chiedono di essere portati davanti alla casa che nel film viene fatta esplodere, e questo dato deve far riflettere sulle potenzialità del turismo legato ai luoghi del cinema.

“È Natale e in una cittadina abruzzese addobbata a festa giungono con le loro famiglie i figli di una anziana coppia, per trascorrere le vacanze assieme ai loro adorati genitori: i saluti di rito, i regali, il cenone e tutte le altre tradizioni natalizie vengono celebrate con piacere dalla numerosa famiglia ricostituita, finché una inattesa richiesta da parte dell’anziana nonna non interviene a rompere, con conseguenze inimmaginabili, l’atmosfera delle feste…”.

Regia: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Carmine Amoroso, Suso Cecchi D’Amico, Piero De Bernardi, Mario Monicelli
Fotografia: Franco Di Giacomo
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musiche: Ruy De Cesaris
Interpreti: Marina Confalone, Alessandro Haber, Cinzia Leone, Paolo Panelli, Monica Scattini, Pia Velsi, Renato Cecchetto, Tommaso Bianco

*critico cinematografico

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