RENATO ZERO CHIUDE LA PERDONANZA: SIAMO MEDICI ANCHE NOI MUSICISTI

foto Andrea Mancini

L’AQUILA – Nella hall della Dimora del Baco, dopo aver pranzato da Giorgione, e fatto le prove a Collemaggio, Renato Zero si concede una chiacchierata con i giornalisti, per parlare della Perdonanza celestiniana appena conclusa e dell’evento che lo ha visto protagonista insieme a Riccardo Cocciante e altri interpreti della musica e dello spettacolo come Fabrizio Moro, Ermal Meta, la cantautrice portoghese Dulce Pontes e i Neri per caso, Bianca Guaccero, Monica Guerritore e Stefano Fresi.

“Questa città è stata un esempio di riscatto”, sottolinea Zero, “anche in un momento in cui alcune promesse di aiuto sono state disattese. Una presa di coscienza che fa onore”.

Negli occhi le immagini di luce di un centro storico in parte ricostruito. Nella memoria una città devastata dal sisma del sei aprile. “Mi ritrovai ospite del polo universitario”, ricorda, “per consegnare al rettore dell’ateneo l’assegno relativo a un concerto allo Stadio Olimpico di Roma. I fondi andarono a sostegno della ricostruzione dell’università. Già allora si iniziavano a vedere i segni dei primi ambienti ricostruiti. Oggi è un’emozione girare per il centro storico e sentire odore di nuovo, questa voglia di ricominciare a vivere”.

Una ventata di fresco che arriva anche grazie alla Perdonanza. “Questo evento deve essere promosso anche perché tutto il resto dell’Italia impari a sostenere quelle tradizioni che abbiamo inspiegabilmente reso insignificanti”, avverte il cantautore. “Stiamo perdendo la devozione verso il passato, verso le nostre radici. Verso la cultura. Qualcosa di inaccettabile, anche quando vedi che la musica viene vietata in alcuni contesti geografici”. Il riferimento è anche all’Afghanistan. “Assistiamo a una cosa aberrante e discutibile, la motivazione è solo e solo una: tenere il popolo nell’ignoranza per garantire pochi fastidi alla classe dirigente”.

Una serata dal titolo “L’Aquila ritorna, l’abbraccio alla musica e alla cultura”. L’idea è del direttore artistico, Leonardo De Amicis, in una dedica agli operatori dello spettacolo, una delle categorie più colpite dagli effetti della pandemia da covid-19. “Sono contento di questa iniziativa”, prosegue Zero, “perché per buona parte, la compagine dei lavoratori impiegati è di questa terra. Gli introiti del settore spettacolo non riguardano esclusivamente l’artista, ma anche i tecnici, fonici e addetti al palco che hanno famiglie da mantenere”.

Un evento celestiniano che rappresenta comunque una finestra per la città sul mondo. “Chiedo che si venga a visitare questi luoghi affascinanti, pieni di spettacoli, ma anche questi scorci dal sapore ancestrale”, l’appello del maestro. Una serata anche dal sapore di solidarietà. “Stiamo pensando di fare una donazione al Bambin Gesù, abbiamo chiesto di fare una lista delle attrezzature utili, sulla base delle indicazioni della direzione. Papa Francesco ci indica la strada di chi sa e riesce a fare scelte coraggiose, come quella di abbassare i compensi di tutto il personale del Vaticano”.

L’occasione è anche quella di fare una riflessione sulla musica di oggi. “Avevo messo in piedi”, ricorda, “un progetto di crescita chiamato Fonopoli, una risposta logica, produttiva per dare formazione e crescita a tutti i professionisti della musica. Il nostro, al contrario di quello che si crede, è un mestiere difficilissimo che comporta dei grandi sacrifici, bisogna rendersi conto che una canzone va direttamente nell’anima di chi da quella canzone si aspetta di essere migliore, di crescere in statura, forza, volontà e coraggio. A modo nostro siamo dei medici anche noi”.

“Il problema”, aggiunge, “è che non siamo tutelati come professionisti. Sto dicendo che Paoli, Endrigo, Bindi, Battisti, sono figli di nessuno. L’autore e compositore è uno che sputa sangue alla ricerca di una melodia eterna. Tutt’altra cosa rispetto a chi crede di andare avanti mostrando gli addominali. D’altra parte”, conclude, “Michelangelo e D’Annunzio sono figli di questa terra. E non è un caso. Ora abbiamo Salvini e Di Maio. Ma siamo dei signori e quindi perdoniamo”.

Tra le sorprese della sera, anche la presenza di Gianluca Ginoble del Volo. Entusiasta Cocciante: “Felice di tornare qui”, ha detto, “anche per il mio legame con Rocca di Mezzo. Vedo questa città crescere e tornare a splendere. Oltretutto, sono contento di sostenere con la mia partecipazione tanti tecnici e operatori dello spettacolo, molto spesso dei musicisti”.

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