RESTAURATO L’ANTICO ORGANO DELLA SCUOLA NAPOLETANA NELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE A VASTO


VASTO – Torna a vivere, e a suonare, in occasione dei trecento anni dalla sua nascita, l’organo custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Vasto (Chieti).

Dal 6 al 16 agosto prossimi, sette concerti inseriti nel cartellone “Le note dell’Assunta” per valorizzare lo strumento realizzato nel 1719 da Domenico Mangino: l’organo è infatti chiamato, in suo onore, l’organo Mangino.

Si tratta di un organo positivo italiano di scuola napoletana, con la particolarità di avere un somiere dalle dimensioni piuttosto ridotte che sa sorprendere per i suoni (soprattutto gli acuti) restituiti attraverso le canne; queste ultime proprio per la loro conformazione, dopo il loro ripristino, hanno rivelato un temperamento mesotonico con un’accordatura del La a 432 Hz (e non come gli strumenti moderni a 440 Hz) tipico di quelli antichi e particolarmente adatto all’accompagnamento del canto.

Grazie al contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Vasto e della Fondazione Bcc della Valle del Trigno, è stato possibile portare avanti un progetto di pieno recupero delle funzionalità dell’organo (pulizia delle canne, trattamento antitarlo, intonazione, accordatura) e la realizzazione di un’apposita pedana che consente lo spostamento dello strumento evitando il più possibile le vibrazioni che falserebbero l’accordatura.

L’inaugurazione è fissata per stasera alle 21 con il maestro Walter D’Arcangelo, esperto e affermato organista di fama internazionale, che presenterà un repertorio tra il ‘600 e ‘700.

A seguire Teresa Wang Li l’8 agosto, il 9 concerto con organo e due corni da caccia a cura di Pierluigi Mencattini, l’11 Marco Vallese con la partecipazione del soprano di Lili Stefanova Pignatelli, il 12 Paola Stivaletta con il coro giovanile “Stella Maris”, il 15 Francesco D’Annibale che accompagnerà la liturgia esibendosi anche al termine della celebrazione eucaristica per la festa della Madonna dell’Assunta e infine il 16 concerto conclusivo di Marco Vallese con la partecipazione del violista Federico D’Orazio.

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