SAN SEBASTIANO DI SATURNINO GATTI TORNA AL SUO SPLENDORE ED È IN MOSTRA ALL’AQUILA
L’AQUILA – Siamo tra XV e XVI secolo e quello che si apre davanti ai nostri occhi è bellissimo. Dopo 10 anni torna all’Aquila il San Sebastiano di Saturnino Gatti. Prima di tornare in giro per il mondo, fino al 26 maggio resterà in città, in mostra presso il Museo nazionale d’Abruzzo (Munda), all’Aquila.
“Inauguriamo oggi perché pensiamo che la poesia e l’arte possano lenire le ferite di questa immane sciagura”, spiega Lucia Arbace, direttore Polo Museale Abruzzo.
L’opera, in legno di faggio, è stata restaurata tra il primo ottobre e il 28 novembre 2018, sotto la direzione della stessa dottoressa Lucia Arbace e le azioni di restauro si sono svolte in cantiere aperto nel castello di Celano.
Le indagini diagnostiche sono state eseguite da Claudio Falcucci della ditta Mida di Roma.
“Sono state tolte le ridipinture, parti originali sono emerse. Umberto Maggio – spiega il direttore Arbace – è il bravissimo restauratore che ha riportato la scultura all’originale, ha fatto fare indagini accurate preliminari, ha rimosso stuccature improprie che avevano alterato la morfologia dell’opera. E il perizoma, intagliato, era stato ridipinto, ora è tornato all’origine”
Del 1478 e 1517 sono i due San Sebastiano in mostra, messi quasi a confronto. Il primo, di Silvestro dell’Aquila, nella bottega del cui padre Saturnino Gatti operò. Non si esclude infatti una collaborazione dello stesso Saturnino all’opera di Silvestro dell’Aquila. Più tarda, quella di Gatti. Oggi ha piena di luce, si tornano a vedere i segni del sangue, che erano stati precedentemente occultati in maniera impropria, e le vene.
A corredo della mostra, un elemento di grandissimo pregio. Sono le 33 pagine del primo manoscritto autografo del “Le Martyr de San Sebastien” opera teatrale in francese composta da Gabriele D’Annunzio. Il volume, in pelle, porta la firma in oro del Vate. Sono presenti le lettere scritte da D’Annunzio a Ida Rubinstejn, l’attrice, che per 30 anni, ha interpretato, nell’opera teatrale di D’Annunzio, proprio il personaggio di San Sebastiano.
La mostra ci regala un San Sebastiano di Saturnino Gatti assolutamente intenso.
Nella scultura si era osservata la presenza di fori di sfarfallamento degli insetti xilofagi di attacchi biologici e si è ritenuto quindi necessario sottoporre l’opera ad un accurato intervento di disinfestazione e la scultura è stata poi temporaneamente sigillata con materiale polietilenico.
Si è operato in alcune parti anche il consolidamento ligneo con infiltrazioni di resina acrilica con l’ausilio di siringhe.
Ammirare il San Sebastiano e la mostra “La seduzione dell’arte e della poesia” è un’occasione per apprezzare ogni momento di rinascita, che contribuisce alla riscoperta della richezza della storia aquilana. Barbara Bologna
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