Cultura 08 Mar 2021 15:28

SANREMO, MELOZZI: HANNO VINTO TALENTO E CAMBIAMENTO, I GIOVANI VANNO SOSTENUTI

SANREMO, MELOZZI: HANNO VINTO TALENTO E CAMBIAMENTO, I GIOVANI VANNO SOSTENUTI

TERAMO – “Chiamiamo sul palco il maestro: è un modo simbolico per darli a tutti i musicisti che hanno partecipato a questo Sanremo”. Con un gesto insolito, che rompe tutti gli schemi, il frontman dei Maneskin, Damiano David, chiama sul palco il direttore d’orchestra Enrico Melozzi per consegnargli il mazzo di fiori ricevuto nell’ultima esibizione, che li porterà alla vittoria della 71esima edizione del Festival di Sanremo.

“Sono stati straordinari, e quel gesto è stato di grande maturità e apertura. Hanno acceso un faro sul merito, hanno attirato l’attenzione di un pubblico difficile, di esperti, il più arduo da convincere”. Così a Virtuquotidiane il direttore d’orchestra Enrico Melozzi, teramano, legatissimo alla sua terra.

Da poco rientrato da Sanremo e ancora stanco dopo la 5 giorni di esibizioni sanremesi racconta: “Siamo partiti 16esimi in classifica, con il voto dell’orchestra abbiamo recuperato 6 posizioni ed è il voto di cui mi compiaccio. Di quel voto orchestrale sono il responsabile, lì si valutano gli arrangiamenti, la preparazione della band, il rapporto con l’orchestra e la capacità di tradurre nel linguaggio orchestrale il pensiero dei musicisti in gara. E poi c’è stato il duetto, fondamentale, per influenzare la stampa”.

I Maneskin hanno duettato con Manuel Agnelli in “Amandoti”, brano dei CCCP, gruppo punk rock italiano guidato da Giovanni Lindo Ferretti. L’esibizione ha spopolato sui social e ha letteralmente portato sul palco un rock che da anni non si ascoltava. Rock che non ha mai vinto al festival di Sanremo. Perfino Vasco Rossi ha sostenuto da subito la band sul suo canale Instagram, postando i video dei Maneskin e le parole del loro pezzo.

“Il duetto – continua il direttore Melozzi – ha influenzato la stampa e la sera del venerdì (serata che precede quella della proclamazione del vincitore, ndr) avevamo recuperato altre 5 posizioni. A quel punto ci è apparso chiaro che stavamo facendo una progressione straordinaria”.

Progressione che ha portato alla vittoria, e alle lacrime del leader Damiano, cantante dei Maneskin, sia sul palco, al momento della proclamazione, sia sul video postato su social al rientro in albergo: “Ciao amici -dice Damiano – grazie. Abbiamo cambiato proprio le regole, grazie”.

Melozzi spiega il successo: “Con i Maneskin c’è stato un vero cambio di passo. Il nostro Paese è paralizzato da un anno, la gente ha sentito il bisogno di dire ‘basta’. Da casa tutti hanno colto in loro la possibilità di cambiare tutto, di uscire fuori dal pantano. Anche far alzare i musicisti dell’orchestra è stato un segno di rottura, e loro non vedevano l’ora di farlo, di concludere alla grande. I ragazzi della band hanno un vero talento, e il talento esplosivo lo riconoscono tutti. La vittoria non è stata di misura, non abbiamo vinto, ma stravinto”.

Melozzi, musicista classico, violoncellista, ha una grande passione per Sanremo. “Lo faccio in maniera sincera – spiega – se anche i futuro mi proponessero progetto di questo livello direi assolutamente sì. Gli attacchi della musica ‘colta’ a Sanremo sono solo segno di arretratezza; sono arrivati da tanti che si considerano custodi di un certo tipo di cultura. Io sono un musicista classico e penso che queste esperienze, con milioni di spettatori, possano invece essere “sfruttate” per far portare a tutti la musica classica”.

E gli attacchi a Sanremo sono arrivati anche da tanta parte dello spettacolo e dei teatri che, per scelte politiche, dovute alla pandemia, sono fermi.

“Sono attacchi senza senso, a Sanremo in migliaia hanno potuto lavorare. E devo dire che i ragazzi della band a 19 anni hanno mostrato più maturità di tanti altri dedicando proprio a tutti i lavoratori dello spettacolo la loro vittoria”.

La bassista del gruppo, Victoria De Angelis, ha infatti commentato così in conferenza stampa: “Il settore musicale è molto importante perché oltre agli artisti ci sono migliaia di persone che lavorano dietro le quinte e sono in difficoltà. È un settore che sta risentendo moltissimo di questa crisi, non possiamo fare altro che mostrare la nostra vicinanza a tutte le persone in difficoltà e sperare di riprendere al più presto”.

Melozzi dal canto suo, è pronto a ripartire con altri progetti, sta lavorando su diverse opere liriche, alcune con allestimenti in corso, ad una sinfonia ed è pronto per ripartire con l’importantissimo progetto creato con Giovanni Sollima, dei 100 cellos. Progetto nato dal Teatro Vallo occupato, che due anni fa approdò anche a L’Aquila nell’ambito del festival del jazz, nella Basilica di San Bernardino.

“Prevediamo una reunion a Dubai tra 11 mesi, se sarà possibile. Speriamo, inoltre, di tornare al Ravenna Festival, fermo per le restrizioni in corso. È un progetto importantissimo, ha ridato coraggio a tanti musicisti che si erano fermati per la cecità e l’incapacità di tanti docenti. Un maestro deve fare di tutto per sostenere un allievo, non mettergli ostacoli insormontabili. Abbiamo rilanciato lo studio del violoncello, negli anni gli iscritti alle classi di questo strumento sono aumentate del 500%”.

Una nota di amarezza in Melozzi, amante della sua terra, la esprime per la sua Teramo, deluso dallo stallo della città: “C’è incapacità in chi governa, nel 1959 il teatro in città fu abbattuto per costruire La Standa, e da allora non si è stati capaci di un individuare un luogo per ricostruirlo, perché c’è ignoranza. E la situazione è così anche a Pescara, dove di fatto, non esiste un teatro. C’è miopia legata ad interessi meramente politici. Non c’è programmazione, nella cultura non si può lavorare a progetti a tre mesi, ci vogliono volontà politica, collaborazione, investimenti. Quello che più mi dispiace – prosegue il direttore Melozzi – è la totale assenza di attenzione verso i giovani. A Sanremo c’è la statua a Mike Bongiorno, a Teramo da anni si dibatte per una statua a Ivan Graziani, senza arrivare a nulla, e non si fa niente neanche per i vivi. I ragazzi vanno incoraggiati; sosteneteli, investite, dategli teatri e cultura. Tutto questo manca a Teramo, ma anche in tanti luoghi”.

Melozzi ci tiene anche a sottolineare il silenzio, in questi mesi, di molti direttori di teatri. Di fronte alle restrizioni dovute alla pandemia “si dovevano fare scelte politiche, artistiche. Creare alternative, dibattito: gli artisti non si adeguano, non sono mai conformi, devo creare novità, rottura. La stessa che i Maneskin hanno portato sul palco”.

Enrico Melozzi, anima poliedrica, con esperienze che da una solida formazione classica lo portano a percorrere strade di sperimentazione e di avanguardia, ci saluta ricordando il suo grande riferimento: Beethoven. “Fu il primo vero compositore rock, sono un suo grande fan. Mi ispiro a lui, ovviamente non posso raggiungere la sua perfezione, ma come diceva Ravel ‘tutto il piacere dell’esistenza consiste nell’incalzare la perfezione sempre un poco più da vicino'”.


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