VOLTI E LUOGHI NEI VIAGGI IN ABRUZZO DEI PRIMI ‘900, LE FOTO DI ASHBY DIVENTANO A COLORI

L'Aquila, 1901. Mercato alla piazza del Castello

L’AQUILA – Gli scatti di Thomas Ashby a colori. In estrema sintesi è questa la sperimentazione, senza scopo di lucro e con il solo obiettivo di valorizzare l’immagine e la memoria, di Sandro Zecca.

Informatico aquilano, Zecca da qualche tempo sta “colorando” alcuni degli scatti che l’archeologo e topografo Thomas Ashby realizzò nel capoluogo abruzzese nei primi anni del secolo scorso.

Insieme a Peter Paul Mackey, Dora e Agnes Bulwer, infatti, lo studioso britannico tra il 1901 e il 1923 scattò centinaia di fotografie in tutto Abruzzo. Una serie di immagini sorprendenti per quanto meravigliose, che immortalavano momenti di vita quotidiana nei centri maggiori della regione, come Pescara, Sulmona, Chieti e L’Aquila, oltre che in numerosi borghi, da Alba Fucens a Cocullo, passando per Corfinio, Anversa degli Abruzzi, Tagliacozzo e molti altri.

Alcuni anni fa questo patrimonio è diventata la mostra Ashby e l’Abruzzo, in un progetto della British School at Rome, istituto prestigioso di cui l’archeologo inglese fu direttore, dal 1906 al 1925, oltre che primo studente in assoluto ad entrarvi, nel 1901.

Oltre a lavorare sulla città di Roma, in quegli anni Ashby si iniziò a interessare dell’Abruzzo e delle sue aree archeologiche, tra le quali Amiternum, all’estrema periferia ovest dell’Aquila (proprio a lui è stato intitolato il Parco archeologico nel 2012).

Anche da qui nasce Ashby e l’Abruzzo, che verte sulla costruzione di un racconto-percorso in grado di ri-mappare i luoghi, le situazioni, i volti, i costumi e i paesaggi della regione visitati dallo studioso originario del Middlesex inglese. Attraverso itinerari allora assolutamente non convenzionali, il progetto fotografico concentra la sua attenzione non solo sui siti archeologici ma anche sull’elemento umano. I volti dei contadini segnati dal sole, i vestiti tradizionali indossati dagli abitanti durante le cerimonie religiose, ma anche scorci di un paesaggio ancora incontaminato.

Sempre tra il 2011 e il 2012, a circa 110 anni dalle prime fotografie di Ashby in Abruzzo, la mostra della British School – comprensiva di una selezione ragionata di immagini stampate con l’antica tecnica “al carbone” – toccò le città dell’Aquila, Pescara, Sulmona, Chieti e Teramo, oltre che Londra, ospitata per più di un anno alla British Academy. Gli scatti che ritraevano L’Aquila furono inoltre donati alla città sempre sette anni fa, con una cerimonia a cui partecipò l’amministrazione comunale. Da allora, tuttavia, non sono più state esposte.

Quanto oggi vuole realizzare Sandro Zecca è contribuire alla valorizzazione del patrimonio visivo creato da Ashby con l’ausilio della tecnologia digitale: “Lavoro con due software – racconta a Virtù Quotidiane – uno in modalità automatica riconosce i volti e diversi tipi di oggetti, tinteggiando poi le tonalità di grigio con i colori della pelle, delle foglie, dell’erba etc. Difficile per questo software riconoscere però alcuni colori, come quelli dei vestiti, perciò in un secondo momento opero manualmente con il secondo programma”.

L’effetto è suggestivo: si può così ammirare a colori com’era il mercato di piazza Castello ai primi del Novecento, un gruppo di cittadini sulla scalinata di San Bernardino o le baracche costruite dopo il terremoto del 1915, sempre ai piedi della basilica barocca.

L’effetto è suggestivo: si può così ammirare a colori com’era il mercato di piazza Castello ai primi del Novecento, un gruppo di cittadini sulla scalinata di San Bernardino o le baracche costruite dopo il terremoto del 1915, sempre ai piedi della basilica barocca. Nel 2009 è iniziato un processo di digitalizzazione dell’archivio Ashby sull’Abruzzo, disponibile alla visione sulla sezione Library and Archive Digital Collections del sito web della British School at Rome.

Le foto di Ashby non sono le uniche sulle quali Zecca sperimenta le sue visioni. Un esempio evocativo è rappresentato da un pregevole scatto (in alto) di Giovanni Pizzocchia datato 1943, raffigurante tre donne e un uomo in primo piano di fronte il Caffè Eden, sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele: “Non tutte le foto in bianco e nero vanno bene – evidenzia – in linea di massima devono comunque possedere una buona definizione e buoni contrasti”.

I luoghi e le tradizioni per coltivare la bellezza e la memoria. Ora, anche a colori.

LE FOTO

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