APERITIVO AL BUIO, LE DONNE DEL VINO ABRUZZO FESTEGGIANO LE EMOZIONI
PESCARA – Ad occhi chiusi, bendati, in attesa della voce-guida delle sommelier. Le mani sul tavolo non mollano il contatto con i bicchieri. Il vino, e poi il cibo, arrivano da destra ma te ne accorgi solo dal “rumore” del liquido versato, dal peso del bicchiere ora pieno, dalla temperatura del vetro, dalla “consistenza” sotto la lingua e tra i denti.
Annusi, assaggi, di nuovo annusi, sorseggi. Condividi l’ignoto con il vicino. Il tavolo è tondo e aiuta a condividere l’aperitivo al buio sul roof garden dell’Esplanade, in un sabato sera popolato di giovani comitive cittadine in vena di emozioni insolite. Tra i partecipanti c’è anche Virtù Quotidiane.
La voce delle guide è rassicurante. A loro volta sembrano divertirsi, quando non sono spiazzate dalle mille illazioni sul possibile vitigno in degustazione. Ognuno dal proprio posto “ascoltiamo” ravanando maldestri, le mani nel piatto e poi alla bocca, come bambini alla scoperta del mondo. Il piatto, i bicchieri, i vicini di posto, la voce che si allontana e si riavvicina sono l’unica sicurezza.
Sperimentiamo che pur perdendo il colore, la parte visiva, del vino possiamo comprendere con gli altri sensi – olfatto, udito, tatto, gusto – una serie di informazioni risolutive per scoprirne l’origine varietale e lo stato evolutivo: la fluidità “udita” nel momento che viene versato nel calice, il pérlage della bollicina che “suona” diverso dal vino fermo e “punge” in entrata la lingua, l’apertura olfattiva e tattile in bocca a completare l’esperienza gustativa, la sensazione di pseudocalore data dall’alcol, l’astringenza dai tannini, la temperatura di servizio evidentemente diversa tra bianco e rosso.
Insomma, non vedendo perdiamo qualcosa ma guadagniamo altro, affinando gli altri sensi. La cecità come risorsa, un’esperienza certamente da provare. “Ascoltate l’occhio interiore, interiorizzate l’esperienza, sentite le sensazioni del vino e del cibo a pelle” invitano le sommelier Jenny Gomez e Giovanna Rotella. Ma non è così semplice, le voci dai tavoli salgono, l’insicurezza del buio ha la meglio sul controllo delle emozioni. La concentrazione sui sensi sopìti è rimandata a nuova data.
I più giovani sghignazzano spavaldi, i meno covano dentro. Si annaspa in attesa del liberatorio stop, la fine del gioco, il via le bende, la luce in sala. Il ritorno alle certezze momentaneamente interrotte.
Sabato 3 marzo, trentennale delle Donne del Vino. L’idea dell’aperitivo al buio è della delegata Abruzzo, l’italo-cubana Jenny Viant Gomez che – sposando una nobile causa e mettendosi dalla parte svantaggiata – bene ha interpretato e fatto suo il pensiero della presidente nazionale Ddv, Donatella Cinelli Colombini: “La scommessa per il vino al femminile è quella di cambiare luoghi e modi per raccontarlo”.
Detto fatto. Voli bendati nel weekend (meteo uggioso permettendo) in collaborazione con l’Aeroclub di Pescara – special guest Sabrina Papa, non vedente, protagonista di un addestramento sperimentale attraverso cui ha imparato a volare – e Lions Leo Club Roma, da sempre impegnati con service a favore dei non vedenti.
Emozioni senza distinzioni di genere e condizioni. In sintesi, quello che le Ddv unite vogliono comunicare per pareggiare il gender gap finora sbilanciato verso il più tradizionale universo di valori maschili.
Nuova sensibilità, dinamismo e consapevolezza nel comunicare “la bellezza di una passione, quella del vino”, sottolinea Viant Gomez. Un mondo in rosa che va in esplorazione di nuove energie e risorse, tanto da raccontare e guardare con occhi nuovi, appunto.
“Un esperimento ben riuscito” commenta la sommelier e giornalista di settore, “la sensibilità femminile è sempre pronta a condividere emozioni ed esperienze, ringrazio le produttrici che hanno voluto essere presenti alla serata”.
“Quello della solidarietà sociale è un filone di attività che continueremo a percorrere. Al Vinitaly-padiglione Abruzzo presenteremo i nostri vini insieme a realtà dell’agroalimentare abruzzese equo e solidale”, anticipa a Vq.
Meritano di essere citati tutti i vini – da vitigni tradizionali abruzzesi – in degustazione l’altra sera, a cominciare dallo strepitoso, fresco e profumato “Brado” Cococciola Igp di Valle Martello, varietà autoctona riconosciuta da un solo partecipante. Gli altri due protagonisti dell’esperienza sensoriale al buio: “Bisanzio” Cerasuolo d’Abruzzo Dop di Codice Citra, da molti confuso con un vino bianco, e “Il Grappolo” Rosso Igp Bosco Nestore, la cui tannicità e corpo sono stati subito individuati e ricondotti a un vino rosso.
I vini che hanno accompagnato la cena a seguire: “Per Iniziare” Trebbiano Dop di Rabottini, “Casanova” Passerina bio Dop di Barone Cornacchia, “Vinosophia Pecorino” bio Dop di Chiusa Grande, “Vermiglio” Cerasuolo d’Abruzzo Dop di Orlandi Contucci Ponno e la stessa tipologia di Mastrangelo.
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