“COTTO D’AMORE”, UNA POETICA AVVENTURA VINICOLA ALLA RISCOPERTA DELLE TRADIZIONI ABRUZZESI


MONTORIO AL VOMANO – Luce soffusa, leggera musica di sottofondo, un camino, botti e bottiglie a fare da cornice. L’atmosfera alla Cantina dello Stù ha un qualcosa di magico, di familiare, un misto di poesia e passione.

Ricavata da un frantoio del 1800, del quale viene ancora conservata una delle macine utilizzate originariamente, è situata in quello che una volta era il centro nevralgico del commercio e dell’artigianato montoriese, fra maniscalchi, bottai, mattatoi e mulini.

Oggi la Cantina è il quartier generale dell’Azienda agricola La Civetta, punto degustazione e vendita, dove Ezio Di Giacomo e Mariarosa Dei Svaldi accolgono quelli che sono amici prima che clienti.

Costruire il futuro dalle radici del passato è possibile, anzi, è necessario e di questo è sempre stata fermamente convinta Mariarosa, fin da quando si è trasferita dal Veneto e ha scoperto uno scrigno colmo di tesori troppo spesso trascurati, l’Abruzzo.

Un po’ per lavoro, un po’ per passione, inizia a catalogare storie e tradizioni legate al vino cotto e allo strano procedimento dal quale si ottiene. I bambini che restano svegli tutta la notte, il fuoco che lentamente riduce il mosto, i passaggi obbligati per ottenere il prezioso nettare, lo rendono molto più simile a un rito velato di mistero.

Il connubio, perfetto nella vita, proietta Ezio e Mariarosa in una nuova avventura alla nascita della prima nipote, Isabella. Dalle testimonianze raccolte, infatti, era emerso che la nascita di un nipote è l’occasione per fondare una botte. Oggi Isabella ha diciotto anni, è frutto di uve, fra le altre, di Trebbiano, Chardonnay, Passerina e Moscatello ed è frutto di un invecchiamento con metodo soleras, come per lo sherry, per stabilizzare al meglio le caratteristiche organolettiche nel tempo e garantire la giusta quantità destinata all’imbottigliamento.

Negli anni i racconti si moltiplicano e così la passione e la voglia di sperimentare nuovi progetti. La continua ricerca dietro questo prodotto mostra un mondo incredibile, inesplorato, ricco di storia millenaria.

La tradizione evolve e si rinnova portando alla nascita di un vino cotto di Montepulciano in purezza, il Cotto d’Amore, che il cantiniere e sua moglie portano inizialmente a far conoscere nei mercatini di paese, nei borghi più caratteristici e nelle rassegne folkloristiche. Oggi, che il tempo ha fatto il suo dovere permettendo la giusta maturazione, il vino è pronto per le fiere nazionali e internazionali quali Expo, Vinitaly, Vinoè e tante altre.

Nel tempo il Cotto d’Amore ha riscosso molto successo anche presso personaggi del calibro di Carlo “Carlin” Petrini, fondatore di Slow Food, ed è diventato oggetto di una tavola rotonda, in qualità di rappresentante del vino cotto teramano, per l’ottenimento della denominazione di origine, che vada oltre il disciplinare ministeriale e il semplice riconoscimento come prodotto tipico dell’Abruzzo.

Prendendo spunto dall’Anno Santo della Misericordia voluto da Papa Francesco e ricordando che nel ‘500 il cotto fu scelto tra i vini da messa, nel 2015 è iniziata una nuova produzione. Il Vino da messa ha il sigillo del vescovo della diocesi Teramo-Atri, monsignor Michele Seccia, che ha personalmente scelto l’etichetta.

Questa, infatti, è un’altra caratteristica distintiva della produzione di vino cotto di Ezio e Mariarosa, il legame doppio col territorio. Anche le etichette testimoniano l’amore per la propria terra, così per il Vino da messa la scelta è ricaduta su un particolare della Resurrezione di Cristo, un’opera del pittore rinascimentale Andrea di Litio custodita nella cattedrale di Atri, per il Cotto d’Amore è stato scelto un frammento del chiostro dei cappuccini che raffigura San Giovanni mentre versa il vino nell’ultima cena, per il San Rocco, l’etichetta è rappresentata da un frammento della pala dell’altare nella chiesa del protettore di Montorio al Vomano (Teramo).

L’Azienda agricola La Civetta ha collaborato anche al progetto dell’Ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, “I custodi”, sempre nell’ottica della valorizzazione del territorio e delle proprie radici culturali.

A breve la produzione di Cotto d’Amore si arricchirà di una riserva oro di 777 bottiglie.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.