INTERVISTA A PAOLA D’ASCANIO, LA PRIMA DONNA LAUREATA IN INGEGNERIA ALL’AQUILA


L’AQUILA – In Italia sempre più donne si laureano in “Engineering, manufacturing and construction”, come dimostrano gli ultimi dati diffusi dal Centro Studi del Cni. Ma benché sia crescente il numero di laureate in ingegneria il sistema salariale e il welfare a sostegno delle lavoratrici è inadeguato. Negli anni ci sono state tante trasformazioni sociali, grazie alla forza e perseveranza di tante colleghe che nel tempo si sono battute ma molto c’è ancora da fare.

Una di loro è Paola D’Ascanio, la prima donna laureata in ingegneria Civile, percorso Edile, all’Università dell’Aquila. Una laurea conseguita a soli 24 anni e una passione per le costruzioni e le strutture che le hanno permesso, nonostante alcune difficoltà, di condurre una carriera brillante nella pubblica amministrazione.

Oggi la D’Ascanio è membro anche del “Soroptimist Club L’Aquila”. La abbiamo raggiunta in concomitanza della “Giornata Internazionale della Donna 2021”.

Ciao Paola, la scelta dei tuoi studi: come mai hai deciso di frequentare Ingegneria?

A casa mia si respirava un’aria tecnica: mia mamma insegnava chimica e mio papà, che costruiva ponti, da bambina mi fece inaugurare un ponte ferroviario ed ancora oggi provo forte l’emozione di quel momento. Diventare ingegnere era davvero il mio sogno, ma ho scoperto l’eccezionalità della mia scelta nell’ultimo decennio, quando non molto tempo fa mi chiamarono dal Politecnico di Milano per una pubblicazione sponsorizzata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri sulle prime laureate degli anni ’70, in particolare cercavano un ingegnere con l’apostrofo!

Sei stata la prima donna laureata alla facoltà dell’Aquila. Com’è stato il tuo percorso di studi?

Il percorso di studio in sé non è stato complesso ma è stato completo. Una facoltà impegnativa ma esaltante, con materie bellissime e professori di una caratura altissima. Mi sono laureata presto, perché non potevo permettermi battute di arresto. Inconsapevolmente avevo una marea contraria: una ragazza ad ingegneria era “fuori posto”. Ho frequentato una facoltà in cui ero non solo la prima ma l’unica donna, e questa unicità si riversava anche su questioni pratiche, come la mancanza di un bagno riservato a noi. Però adesso è diverso, è stato fatto un importante lavoro negli anni. Quando ero Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità insieme al prof. Bignardi, preside della facoltà di Ingegneria, facemmo un’azione di promozione delle iscrizioni delle ragazze ad Ingegneria e dopo circa un anno lui mi ringraziò, perché “gli avevo aperto una finestra che per lui, fino a quel momento, era chiusa”. Adesso andare a Roio e vedere tante ragazze frequentare il polo di ingegneria è un piacere ed entrare negli studi professionali e vedere tante professioniste mi riempie il cuore. Sono davvero contenta del percorso iniziato.

Rispetto all’inizio della tua carriera trovi che qualcosa sia migliorato? Quanto ancora c’è da fare?

Ho avuto una carriera gratificante ma, come molte colleghe, ho dovuto rimboccarmi le maniche, andar contro corrente e percorrere sentieri non battuti. Sono stata impegnata a tener insieme sempre vita privata, famiglia e lavoro per completarmi come persona ed essere me stessa. Anche se oggi, a distanza di anni, nonostante le tante battaglie, mi accorgo che purtroppo ancora poco è cambiato, ci sono ancora disparità molto evidenti. Esistono, per esempio, ancora percorsi femminili e percorsi maschili, che vedono le donne per i lavori di cura e gli uomini per la produzione del Pil. Questo tipo di sistema non funziona, come ci ha dimostrato anche la pandemia è stata la donna la prima a subire le conseguenze (Le donne che hanno perso il lavoro nel 2020 sono 99 mila su 101 mila disoccupati totali, ndr). Noi donne dobbiamo sempre dimostrare di avere qualità professionale ed a volte bisogna dimostrarlo con un certo cinismo. Oggi c’è molto spazio professionale nel mondo tecnico, perché l’ingegneria del ventunesimo secolo è soprattutto un insieme di saperi, un saper fare su più fronti e questo lavorare su più fronti a noi donne, che siamo di natura multitasking, riesce bene. Il coordinare un lavoro in team è una qualità molto femminile. È necessario un salto di qualità che deve partire da noi donne: prima di tutto noi dobbiamo acquisire la consapevolezza del nostro valore come professioniste. Luana Di Lodovico

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