LA MIA CASA, STILE ED ELEGANZA ANNI SESSANTA


L’AQUILA – Dopo 12 dal terremoto anni mi trovo finalmente anch’io a pensare a come arredare la mia casa. Così, sbircia qui, consulta lì… ho iniziato a focalizzare sempre più la mia attenzione sullo stile e sull’eleganza degli anni Sessanta.

Diciamo la verità, a ispirarmi è stata ancora una volta – e non per lavoro in questa occasione – la serie Mad Men (un must per chi si occupa di comunicazione come me!). L’appartamento di Don Draper e Megan Calvet mi ha davvero aperto un mondo: colori, moquette, carrello bar, poltrone con poggia riviste e pouf, cucina a vista con sgabelli e tanto legno.

Se amano definirli i “favolosi anni Sessanta” un motivo ci sarà, anzi tanti motivi ci sono, si tratta infatti degli anni del più grande rinnovamento generazione che il nostro Paese, e non solo, abbia vissuto: il boom economico, l’uomo sulla luna, la comunicazione e i media, e poi – lasciatemelo ricordare – la minigonna, che fa emergere una moderna figura di donna più libera e capace di esprimere se stessa.

Insomma, il palcoscenico di un vero stravolgimento dei costumi e della vita, in cui ogni ambito è coinvolto, dalla moda all’architettura, dall’arredamento e al design (termine che nasceva all’ora), fino alla tecnologia: la casa italiana con i suoi elettrodomestici – lavatrice e lavastoviglie – si configura proprio in quel decennio. È sempre qui che in Italia inizia ad imporsi il tema dell’abitare con una progettazione nuova della casa, con nuove forme dell’organizzare, del vivere e del fruire gli spazi domestici.

Una cultura inedita che porta l’Italia direttamente nell’epoca dei consumi di massa, in cui si acquistavano prodotti e modelli nuovi non più solo perché necessario, ma anche per la loro bellezza. Complice una pubblicità che sfruttava moderni mezzi e metodologie di persuasione per “educare” e “formare” una maggiore consapevolezza del bello e dell’utile.

Ma torniamo alla mia casa dal design anni Sessanta. Quando qualche giorno fa con i due arredatori, che si occuperanno di studiare il progetto, ci siamo finalmente seduti per iniziare a ragionarne, avevo paura svenissero ascoltando il mio input, invece dopo aver visto l’immagine che rappresentava la mia idea, sembra abbiano apprezzato.

Chi mi conosce sa che non amo particolarmente “girarci intorno” e non si stupirà quindi se mi lascio attrarre da linee sobrie ed essenziali, e tonalità colorate ma pacate. In quegli anni c’erano anche tante stampe sgargianti, ma queste sicuramente le eviterò e lascerò alle pareti qualche classica fantasia da realizzare su carta da parati. Al contrario di quanto, invece, immagino che farò con il velluto, una stoffa che già da un paio di anni amo indossare, e che sicuramente troverà posto nel salotto con colori come il blu, il verde, l’arancione. Ovviamente ben abbinati!

Ma gli anni ’60 sono fatti anche di grandi pezzi di arredo, diventati vere icone di design, che fanno dello stile di quell’epoca un qualcosa di altamente riconoscibile: le forme, i colori e i materiali rendono ogni oggetto facilmente collocabile nel tempo, facendo l’arredamento di questi anni indubbiamente più allegro e leggero ma anche più funzionale.

Le forme sinuose e morbide si adattano a lampade, divani e poltrone, che diventano accoglienti e avvolgenti, per seguire le linee del corpo di chi le utilizza. Oggi lo definiremmo un anticipo di ergonomia.
E se le linee sono semplici e pulite, le palette colori vedono abbinati insieme l’arancio, il rosso e il verde con qualche tocco al limite dello psichedelico, a cui aggiungere le scacchiere e i pois dei pavimenti, spesso arricchiti con tappeti a tinta unita e pelo lungo oppure con fantasie geometriche e pelo corto.

E che dire della plastica? Un “must have” che inizia a spopolare in ogni stanza della casa: quelle sedie che diventeranno icone di design, ma che mal collimano con lo spirito “plastic free” della nostra epoca, nascono proprio in questo decennio. Materiali ultracolorati o in plexiglas trasparente fanno di queste poltrone e sedute perfetti complementi “salva spazio”, poiché la plastica consente di impilarle l’una sull’altra con estrema semplicità!

Non è un caso se il Salone del Mobile, così come lo conosciamo ora, abbia preso le mosse nel 1961, sostituendo la Fiera Campionaria di Milano, dedicata soltanto a mobili e soprammobili, e la rivista “Domus” abbia promosso con forza da allora una nuova e più moderna immagine della casa italiana. Laura Tinari

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