LA STORIA DEL DESIGN, DELL’ARCHITETTURA E DELL’URBANISTICA È FATTA ANCHE DI DONNE


L’AQUILA – “Ricordo che il giorno della mia laurea non festeggiai ma iniziai subito a pensare a come imparare a lavorare, perché ero una giovane donna che sgomitava in una tribù di uomini”, queste parole sono dell’architetta e designer, Cini Boeri, che tra gli anni Sessanta e Settanta ha disegnato alcune delle icone del design italiano, come il divano Serpentone.

La storia del design, dell’architettura e dell’urbanistica italiana è costellata in superficie di grandi nomi maschili e di pochi femminili. Ma in realtà, come in tutti gli altri campi, le donne ci sono e se scaviamo come ha fatto Silvana Annichiarico, direttrice della Triennale Design Museum, che nel 2015 ha dedicato loro l’edizione intitolata “W. Women in Italian Design”, di donne, che nel Novecento hanno lavorato in questi ambiti in Italia, ne troveremo molte.

Donne, che raccontano come per essere prese sul serio e poter lavorare dovevano proporsi in coppia con un uomo, come se da sole non bastassero, quando invece, anche in questi settori, queste professioniste hanno portato la loro creatività innovativa, sensibilità, vitalità, che potremmo definire “altre”.

Parliamo degli anni tra il Sessanta e il Settanta, in cui la parola design ancora non esisteva e forse nessuna di loro, ma neanche i colleghi uomini si rendevano ben conto di cosa stesse accadendo. È da questo momento che il design diventa professione di massa e si apre una nuova stagione della cultura del progetto, un nuovo modello di creatività che usciva fuori dai soliti canoni e di cui queste professioniste sono state grandi interpreti.

Loro sono Cini Boeri, Adele Cassina, Lora Lamm, Marirosa Toscani Ballo, Nanda Vigo, Rossana Orlandi, Paola Janelli, Nina Yashar. Donne, le cui storie professionali si sono spesso intrecciate sul luogo di lavoro, perchè il loro estro ha trovato applicazione dall’architettura al design di prodotto, dalla grafica alle installazioni, dalla regia alla fotografia fino alla curatela dei musei.

Sperimentatrici in ogni campo, fautrici della teoria dell’integrazione tra le arti, spesso in anticipo sui tempi. Cini Boeri, ad esempio, ha disegnato valigie, lampade, poltrone, come la Borgogna: “Avevo inserito bloc notes, telefono, luce e leggio. Oggi potrebbe essere definita un’attuale workstation!”, ha dichiarato. Una scelta particolarmente visionaria, non trovate?

Brave a tal punto che il loro valore e il loro talento sono stati riconosciuti anche a livello internazionale come, quello di Nanda Vigo, che per la lampada Golden Gate realizzata con led utilizzati dalla Nasa, un mix di architettura, design e arte, vinse l’Industrial Design Award a New York.

E poi ci sono loro, le donne che hanno prestato il proprio nome a oggetti di puro design italiano. Ma questa è un’altra storia, perché qui parliamo di madri, fidanzate, segretarie, mogli, amanti, fonti di grande ispirazione, Muse per designer uomini. Sabrina è ad esempio la sedia disegnata nel 1970 da Gastone Rinaldi per la Rina; oppure Claudia Evangelista è il portariviste di Philippe Starck che nel 1994 utilizza il nome e il cognome di una top model dell’epoca per chiamare il supporto che avrebbe accolto le riviste sulle cui copertine ci sarebbe stata proprio quella donna.

Ma tante volte è accaduto anche che le loro necessità di donne e casalinghe abbiano ispirato gli uomini a disegnare oggetti: pentole, grattugie, dondoli, sedie poi realizzate da grandi marchi italiani. Portare il design nella quotidianità, avvicinare l’architettura alle persone è stato, infatti, l’obiettivo di tante di loro. Nasce da qui, ad esempio, il progetto di Francesca Molteni – nipote del grande imprenditore dell’arredamento Angelo Molteni – “Dove vivono gli architetti”, mostra portata al Salone del Mobile 2014.

Infine, ci sono le donne che progettano le città, come Silvia Viviani, urbanista, la quale ci ricorda che le donne, quando si approcciano ad un progetto urbanistico “tendono a elaborare un abitare insieme ecologico e sicuro, favorevole alla convivenza fra le persone. Le donne sono attrici del cambiamento quotidianamente. In tanti e diversi ruoli possono diffondere e rendere stabile la cultura della sostenibilità a sostegno di un nuovo modello di sviluppo”.

È di tutte loro e di tante altre professioniste, anche più contemporanee, che io e Luana Di Lodovico vi parleremo in questa nuova anima di Metamorfosi Quotidiane, uno spazio in cui il genio, l’estro e la capacità delle donne vi porterà alla scoperta di nuovi modi di intendere il design, l’architettura, l’ingegneria e l’urbanistica. Laura Tinari

 

 

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