L’OUTDOOR OFFICE: IL VERDE, L’ARIA E L’ISPIRAZIONE


L’AQUILA – Già la scorsa settimana con la riflessione sull’outdoor nelle nostre case abbiamo parlato della voglia di aria aperta e di verde che abbiamo dentro a causa delle restrizioni che hanno caratterizzato l’inverno che ci lasciamo alle spalle. L’argomento è così attuale che anche questa settimana abbiamo deciso di tornarci su e trasferirlo dall’ambiente casa a quello ufficio.

Se “googleassimo” l’argomento “outdoor” vedremmo come oggi sia tra i più ricercati, come dicevamo che sia la voglia di fuggire dalla segregazione o semplicemente l’arrivo della primavera e del caldo, ma il valore dell’esterno, del green, della natura e dei raggi di sole è aumentato moltissimo nella nostra società.

Già prima dell’era pandemica tra gli architetti e i designer serpeggiava una filosofia legata al considerare l’esterno come un luogo di lavoro, una sorta di estensione del solito ufficio al chiuso. Una sensibilità, che soprattutto nelle grandi città, ha saputo conciliare l’outsite working con la ricerca di spazi verdi e la sicurezza sanitaria. Dunque, la pandemia ha solo accelerato un fenomeno già in atto.

La ricerca di un continuo equilibrio in ufficio con il mondo vegetale, come abbiamo già esplorato in passato anche qui su Metamorfosi Quotidiane, nasce da una nuova sensibilità dei designer ma anche di chi abita questi spazi e che tende a ricercare nel verde il benessere. Così dalla semplice piantina sulla scrivania o sul balcone, come puro elemento decorativo, si sta passando alla ricerca di appartamenti con terrazzi o addirittura con giardini, in cui estendere gli spazi ufficio per creare “mondi” in cui rifugiarsi in cerca di ispirazione, creatività o semplicemente di tranquillità.

Questo design biofilico trova nel concetto di outdoor office una nuova fisionomia che va dal giardino all’orto aziendale gestito dai dipendenti e apre il varco al più ampio concetto di sostenibilità in ufficio: nell’ufficio luogo di relazione, interazione e rigenerazione trova, infatti, appagamento anche il desiderio di natura, quella sua capacità intrinseca di riconnettere la persona con se stessa e il mondo circostante.

Quando inseriti in contesti urbani, come su una terrazza di un centro storico – e all’Aquila ce ne sono di belle – gli outdoor office concorrono alla realizzazione di quella che viene chiamata “biofilia urbana” e si agganciano a quel fenomeno di rigenerazione urbana che nella ricostruzione post sisma di una città come L’Aquila dovrebbe essere ormai un fenomeno irreversibile, dal quale la città non ha altra scelta se non uscire migliore. È per questo che l’outdoor office non può essere circoscritto al “nuovo” ma va inserito anche nei progetti di ridefinizione di uno spazio esistente.

Ad esempio, ridisegnando un ambiente lavorativo in questo post Covid si può scoprire che quel terrazzino che oggi è diventato un ripostiglio all’aria aperta, può ritornare facilmente al suo ruolo primario di spazio dove respirare, diventando una piccola ma accogliente postazione all’aperto, magari uno spazio arricchito di una parte vegetale con piante rampicanti che si estendono in altezza. Frangisole, elementi fonoassorbenti, colori e finiture faranno il resto.

A rendere così “speciali” gli outdoor office è anche la loro capacità di essere luoghi informali di lavoro, dove un appuntamento può trasformarsi in un aperitivo di lavoro e la paura del Covid lascia spazio a quella tranquillità nel sedersi accanto e aiutare così a chiudere un contratto.

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