MOBILI COME SCULTURE, CHE ATTRAVERSANO IL TEMPO: COSÌ PIERRE CARDIN VESTIVA ANCHE LA CASA


L’AQUILA – A pochi giorni dalla scomparsa del couturier Pierre Cardin, voglio ricordare il suo contributo immortale dato anche al mondo del forniture design.

Non tutti conoscono forse le sue origini italiane: battezzato Pietro Costante Cardin, dopo la prima guerra mondiale, emigrò con la famiglia antifascista in Francia. Il piccolo Pietro iniziò presto ad affinare il proprio senso estetico, sfogliando il mensile Jardin des mondes e scoprendo una fascinazione per le forme e i materiali. A quattordici anni inizió il suo apprendistato da un sarto, fino a trasferirsi a Parigi nel 1945, dove iniziò la gavetta nel mondo della moda presso i nomi di riferimento dell’epoca, come Schiaparelli e Dior.

Nel 1950 fonda la sua casa di moda, dove traduce la sua visione avanguardista dell’abito in geometrie e linee, fino ad arrivare al concetto di moda unisex. Probabilmente, per noi tutti Pier Cardin è solo il nome del profumo sulla mensola degli sconti, o il logo del foulard e dell’ennesima cintura regalata a Natale. In realtà dietro quel logo, si costruisce una solida storia fatta di altissimo senso estetico e fine capacità imprenditoriale.

Io ho conosciuto Pierre Cardin proprio così, da una cartellina con il suo logo alle scuole medie e curiosando sul web fino ad imbattermi in un evento a lui dedicato, lasciandomi scoprire un mondo, in realtà a me vicinissimo, che avrei dovuto intuire, dati i molti interventi fatti dalle case di moda nei confronti dell’arredamento, ma che in realtà ignoravo.

Fu proprio durante il Salone Internazionale del Mobile di Milano nel 2017 che la Galleria Carla Sozzani con la mostra “Pierre Cardin, Les Sculptures Utilitaires” mi permise di conoscere questo grande progetto dello stilista iniziato nel 1970 e tutt’oggi ancora in produzione.

“Ragiono come uno scultore, creo una forma. È un procedimento per cui ciò che conta è la creazione di una linea che non c’era prima. E che è destinata a durare”.

È proprio questa l’idea che la mostra ha concretizzato ai miei occhi: la sensazione di un nome che non conoscevo per la sua reale valenza, il sospetto fondato di avere a che fare con un’identità artistica ben oltre il cofanetto in promo che era davanti ai miei occhi, concreto, in una collezione di mobili senza tempo.

Nella collezione di mobili definiti da lui di haute couture, Pierre Cardin aggiunge al concetto storico di scultura quello funzionale di contenimento. I volumi si vestono di colore, figure geometriche si compenetrano, le curve, gli sbalzi e i tagli simmetrici creano elementi, che permettono d’introdurre in casa non un semplice mobile ma una vera e propria opera d’arte.

Si tratta di una collezione di mobili completa per la zona giorno, notte e illuminazione, di alta produzione ed artigianalità tutta italiana, dove la sapiente arte dell’ebanisteria si alterna alla sperimentazione di materiali come il plexiglass e l’acciaio. Non potevo non rimanere totalmente innamorato dalle laccature, perfette, a specchio, piene, talmente sature nel colore da darti l’idea di avere a che fare con una cosa preziosissima. Ed ho pensato che è proprio lì la chiave! Vestire la casa come vestire il corpo, ri-vestire o ri-abitare, abbracciare il concetto di “arte utile”, personalizzare gli spazi che viviamo, consentendoci di avere sempre lo sguardo sul bello, e di trarne tutta la positività anche quando siamo di corsa, in ritardo per andare a lavoro.

I mobili scultura di Pierre Cardin sono stati esposti in tutto il mondo, la collezione dal 2007 è curata dal nipote dello stilista, il designer Rodrigo Basilicati, ed è visibile nei due showrooms di Venezia e Parigi. Potete per maggiori informazioni consultare il sito http://www.pierrecardin-forme.com. Andrea Iride

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