RIPROGETTARE GLI SPAZI PUBBLICI TRA URBANISTICA, DESIGN, DIRITTI, CULTURA E RELAZIONALITÀ


L’AQUILA – Piazza Garibaldi a Castelfranco Emilia e Piazza Caduti del Mare a Pescara offrono due modelli di spazio in cui leggere l’intreccio narrativo tra contesto, design, relazionalità e diritti.

Nel primo troviamo un’istallazione provvisoria per un uso temporaneo: una manifestazione culturale; nel secondo, il maestro Franco Summa ha progettato, insieme ai cittadini e alle cittadine residenti e all’amministrazione Alessandrini, un nuovo spazio pubblico. L’intreccio con il contesto e con il tema dei diritti è in entrambi evidente e, lasciatemelo dire, davvero sorprendente e generativo.

Nello spazio pubblico principale della cittadina emiliana, i caratteri di temporaneità, sicurezza, dualità, resilienza, accessibilità e prossimità dei servizi trovano attuazione nel post Covid. Ci sono differenti dualità che emergono: l’urbanistica dello spazio pubblico; il design dell’allestimento e il concept; i diritti ed il diritto di tutti e tutte ad occupare uno spazio; l’esigenza del distanziamento e l’ingegno con cui si è inteso preservare sia la sicurezza che la relazionalità; la prossimità dei servizi e le attività socio-culturali; la ricerca e quindi il lavoro di chi ci ha ragionato sopra, utilizzando come sedute, ad esempio, oggetti che sembrano pozzetti colorati: tutti temi che si sono trasformati nel post covid, producendo nuovi modelli anche in altri luoghi e spazi.

E poi la nuova piazza dedicata ai Caduti del Mare, a Pescara, a sud del fiume: in omaggio all’insostituibile maestro, riportiamo direttamente le sue parole dalla presentazione del progetto fatta nel 2018: “Centrale e? La Torre dei Venti, La sua potente struttura plastica si innesta simbolicamente su un basamento in cui sono incisi i 32 nomi dei venti … i colori con cui saranno dipinti i bordi delle fioriere sono i dodici fondamentali: giallo, giallo arancio, arancio, rosso arancio, rosso, rosso viola, viola, viola blu, blu, blu verde, verde, e verde giallastro rispettivamente identificati da numeri da 1 a 12 … L’opera interpreta i ‘desideri’ dei cittadini: … tappeti erbosi calpestabili, partecipazione, scelta delle vegetazioni floreali per avere presenza viva tutto l’anno. Un luogo accogliente … per favorire incontri e dialogo”.

Visitare e osservare gli spazi pubblici, non solo nel carattere di monumentalità ma soprattutto nell’ordinarietà e nella quotidianità delle periferie, visitare gli spazi che percepiamo come “scontati”, ci consente di cogliere l’intreccio che essi hanno con il contesto: urbano, paesaggistico, ambientale o storico.

Occorre però esercitare uno sforzo politico in più, per cogliere un tipo di intreccio piuttosto sfuggente, quello sociale o meglio quello che l’individuo e le comunità intrattengono fra loro in quello spazio, grazie ad esso e direttamente con lo spazio stesso. Coglierlo e renderlo generativo per una progressiva crescita di comunità.

Dispiace dirlo ma a ricordarci l’importanza di questo intreccio sono quegli accadimenti violenti (calamità, pandemie e simili) a causa dei quali intere comunità sono costrette all’abbandono: il dis-placement manifesta la fine del legame che esisteva fra l’abitante e quel luogo, interrompe e rimescola la rete di relazioni che si riconfigurano più tardi, ma non del tutto. Gli spazi vengono così negati, occupati o dimenticati; viene loro privata la più autentica e fondamentale vocazione, la relazionalità, quella per la quale sono nati.

In un altro articolo abbiamo già detto, a proposito del pensiero di Hannah Arendt, che lo spazio pubblico è spazio di democrazia, è luogo e occasione in cui esperiamo il diritto ad apparire e a manifestare i nostri diritti attraverso i nostri corpi.

Il concetto di spazio pubblico, quindi, va molto oltre quello del pensiero razionalista e puramente funzionalista del piano urbanistico: oggi lo spazio pubblico intercetta, interpreta e sostanzia nuove istanze sociali; non basta più soddisfare i principi di equità e salubrità, ma occorre soddisfare anche nuovi diritti di cittadinanza: quali, dunque? Il concetto del “diritto alla città” (Lefebvre, 1968) è diventato più complesso, comprende nuovi elementi, come i diritti civili, sociali, politici, il diritto all’ambiente e all’ecologia, il diritto ad apparire e manifestare, il diritto a partecipare e prendere parola, il diritto ad accedere e fruire in sicurezza, il diritto ad attraversare lo spazio e i territori.

Sono solo alcuni dei nuovi diritti che la città contemporanea pone e, per ora, solo saltuariamente incontra, se non in rari casi come Piazza Garibaldi a Castelfranco Emilia e quella dei Caduti del Mare a Pescara. Quirino Crosta

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