Barbara Schapke: da Porto Alegre all’Etna, il viaggio di una vignaiola curiosa e cosmopolita
ETNA – Barbara Schapke è nata e cresciuta in Brasile, a Porto Alegre. Il suo primo percorso la vede impegnata tra fornelli e libri: inizialmente iscritta a una scuola di cucina, intraprende poi studi in comunicazione e comincia a lavorare nel mondo delle pubbliche relazioni e degli eventi. Ma nel 2016 decide di cambiare tutto. Sente il bisogno di prendersi un anno sabbatico, di “ritrovarsi”. Parte per l’Europa, sola, guidata solo da curiosità e intuito.
Le prime tappe sono la Spagna — Barcellona e l’Andalusia — poi l’Italia, con alcuni giorni a Palermo e qualche settimana a Firenze. Durante questo viaggio scopre l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in Piemonte. Decide di iscriversi e inizia così un percorso di studi che la mette in contatto, per la prima volta in modo strutturato, con il mondo del vino. Tuttavia, qualcosa la richiama verso sud.
Torna a Palermo, dove comincia a studiare e lavorare nel settore del vino, grazie a un Master in Comunicazione, Marketing e Vino. Qui incontra figure di riferimento, come Ivo Basile manager di Tasca d’Almerita, che le presenta il progetto della Fondazione SOStain Sicilia. Inizia così una serie di esperienze sul campo: una prima vendemmia a Menfi con Marilena Barbera, poi uno stage con la stessa Tasca d’Almerita, che le offre un’opportunità di lavoro sull’Etna, nella Tenuta Tascante, nel settore dell’ospitalità.
L’arrivo sull’Etna è una svolta. Ma poco dopo esplode la pandemia. Barbara ha 25 anni e tanta voglia di fare, e così — appena possibile — riparte. Collabora con Palmento Costanzo, un’altra cantina etnea, nel marketing e nell’accoglienza. L’Etna inizia ad affascinarla davvero: il vino non è più solo un lavoro, ma una vocazione.
Si trasferisce a Montallegro, un piccolo comune agricolo, in provincia di Agrigento, dove inizia un progetto con Calogero Caruana, un viticoltore locale. Vivendo letteralmente con la cantina sotto casa, decide di mettersi alla prova: nel 2022 produce le sue prime 500 bottiglie di Grecanico, vinificato in autonomia, osservando, sperimentando, e soprattutto imparando dagli amici e dai confronti, mai chiudendosi o limitandosi.

Il suo primo vino lo chiama “Allegre”: un gioco di parole tra Porto Alegre (dove è nata) e Montallegro (dove ha iniziato). Il vino evolve: nella vendemmia 2023 al Grecanico aggiunge Catarratto per dare maggiore freschezza e acidità. Nel 2024, il blend cambia ancora: Grillo da Marsala e Caricante da Milo, sull’Etna. Allegre Bianco è oggi il suo vino di punta, con 1.200 bottiglie prodotte. Ma il progetto cresce. Oggi Barbara firma:
Allegre Rosso: blend di Grenache, Sangiovese e Nerello Mascalese da vecchie vigne a Tartaraci sull’Etna (400 bottiglie); Allegre Rosato: da Nero d’Avola e Frappato provenienti da una vigna a Vittoria, nella contrada Corno; Cat: un Catarratto in purezza da Calatafimi, da un vigneto a 400 metri su suolo gessoso (1.000 bottiglie); uno spumante metodo rosato metodo ancestrale da Nerello-Mascalese coltivato a 800 m a Linguaglossa, a Nord dell’Etna (700 bottiglie).
Il vino del cuore, confessa, è proprio Cat vino bianco, il Catarratto di Calatafimi: un terroir che l’ha stupita per complessità e finezza per il suolo da cui nasce, principalmente gessoso. Tanto da spingerla a sperimentare un confronto diretto con il Grillo di Marsala, affascinata dalle diverse espressioni che un vitigno può avere in contesti diversi.

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