DALL’ADRIATICO ALLA MAJELLA: MICHELA DI LANZO RACCONTA LE CREATURE DELL’ABRUZZO


BUCCHIANICO – Potrebbe essere definita un’eccellenza artistica della regione. Potrebbe essere chiamata persino ambasciatrice, avendo portato l’Abruzzo in giro per mezza Italia. Ma Michela Di Lanzo è semplicemente un’artista, una street artist, un’illustratrice di quelle che raccontano il mondo, ma anche il rapporto intimo con la propria terra.

34 anni, originaria di Bucchianico (Chieti), Michela già da bambina alternava la passione per il disegno alle corse sui campi nelle campagne di famiglia. Colorava fogli e fogli di carta, selezionava i coriandoli dividendoli per colore, per poi farne dei collage.

A 17 anni arrivò un giorno fondamentale per la sua crescita: “Frequentavo l’istituto d’arte di Chieti – racconta a Virtù Quotidiane – e partecipai a una collettiva di maestri storici della città, ero l’unica piccoletta in mezzo a tanti adulti. Feci tutto all’insaputa dei miei, rientrando tardissimo a casa. Li ritrovai in cucina arrabbiatissimi, raccontai loro della mostra e mio padre mi disse ‘fai quello che vuoi nella vita, perché io credo in te’. Da allora non smisi più di disegnare”.

È all’Accademia delle Belle Arti di Urbino che Michela Di Lanzo inizia ad approcciarsi al contemporaneo. È lì che nasce l’interesse per le grandi dimensioni – e quindi per i muri – per l’anatomia umana, e per l’incisione calcografica su lastre di zinco, che la porta a lavorare con l’inchiostro.

Dopo l’Accademia una “profonda crisi mistica” la porta a Berlino, dove mette in discussione tutte le sue conoscenze e si avvicina all’animazione e all’illustrazione sovietica, con contrasti forti nei contenuti e nell’estetica di quello che vuole rappresentare.

Abbandona la tela e torna alla carta. Paradossalmente, è proprio la Germania a farle scoppiare l’amore incontrastato per l’Abruzzo: “Mi sono innamorata della mia regione scappando. Per imparare devi disamorarti, dimenticare. Perché puoi davvero scegliere, e quando lo fai riesci a produrre qualcosa che funziona, con amore e consapevolezza”.

E così torna nella sua Bucchianico, a metà strada tra la Majella e l’Adriatico, con la voglia di lavorare sul territorio e con il territorio.

Recupera sentimenti primari, quelli che l’avevano pervasa da bambina: la campagna, i profumi e le luci. E comincia a disegnare il quotidiano, si dedica agli animali e alla natura.

Michela Di Lanzo illustra il territorio abruzzese (e non solo) nella sua semplicità, ma con uno stile inconfondibile: “filtra” come fosse una favola, raccontando una storia: “C’è sempre l’elemento realistico, ma anche quello cinico, perché la vita è cinica. Tutto questo viene indorato dal fatto che i personaggi possano diventare più o meno dolci, possono essere carini ma anche creature che hanno innesti corporei macabri. È un gioco di contrari”.

Una contraddizione che l’artista chietina ha imparato dalla nonna paterna, una donna che definisce “mistica, credente sia al sacro che al profano”, e che nell’aria aperta della campagna di Bucchianico le raccontava degli animali che arrivavano nei campi.

Tra questi c’erano i serpenti, raffigurati da Michela nell’omaggio a San Domenico e ai recenti serpari di Cocullo (L’Aquila): “Sento forte questo rito – racconta l’artista abruzzese – anche perché mia nonna mi diceva di non andare nei campi di grano, a causa dei serpenti. Una volta ne ammazzò uno e me lo fece prendere in mano. Lei mi spaventava per insegnarmi, evocando in me immagini soprannaturali e animali pericolosi, ma poi favorendo in campagna un mio confronto diretto con loro”.

Così come l’essenza delle favole è quella di narrare, così Michela Di Lanzo racconta storie ancorandole al suo territorio, tentando di dare un valore sociale alla sua arte, inviando input evocativi e quasi mai descrittivi, tendendo ad escludere l’essere umano, e comunque raffigurandolo sempre con innesti animaleschi o vegetali, affinché l’uomo si possa integrare al tutto che lo circonda: “Ho esposto una personale a Roma, lo scorso febbraio, partendo dal concetto di darwinismo, e concludendo che siamo tutti fatti della stessa materia. Non c’è un vertice, perché non siamo in una piramide, ma in una linea continua”.

E poi c’è la street art, oltre le illustrazioni su carta. I muri sono una passione per la giovane bucchianichese, che in questi giorni sta completando un’opera al porto turistico di Pescara: un cubo che racchiude la centrale elettrica del porto, una struttura che di per sé suggerisce un contenitore, all’interno del quale trovano spazio le storie narrate nelle leggende marinare, octopus e altre bestie degli abissi.

Che sia la costa adriatica o le cime della Majella, Michela Di Lanzo ha fortificato negli anni un rapporto triviale, diretto, con la sua terra.

Quell’Abruzzo che l’ha vista crescere, andare via e poi tornare. Più forte di prima.