LA “POESIA ONESTA” DELL’ECLETTICO UGO CAPEZZALI, INGEGNERE, ATTORE E REGISTA CON L’ANIMA ROCK PUNK


L’AQUILA – Per conoscerlo meglio bisognerebbe sentirlo in concerto mentre infiamma la platea da perfetto punk rocker, mentre recita in teatro fino a riempire il palcoscenico con la sola interpretazione di un personaggio, ascoltandone la voce profonda e carismatica mentre legge una delle sue poesie, oppure mentre gioca affettuosamente con sua figlia Mirna. Ma non basta.

La sua è una personalità multiforme, densa di sfaccettature, non solo artistiche, un’anima caleidoscopica, esuberante, sostanziosa, mai banale. Lui incarna davvero e convintamente quello che professa, i testi musicali e le poesie che scrive, è lui che veste la scena, non è la scena a vestire lui.

Parliamo di Ugo Capezzali, aquilano, 47 anni, ingegnere ambientale di professione, poeta, attore e regista conclamato, cantautore rock per vocazione. Difficile stabilire quale sia stata la prima vera passione artistica, forse la poesia, “ma sempre a braccetto con il teatro – precisa -, da ben trent’anni”.

Un percorso, quello della poesia, nato in età adolescenziale, culminato negli anni con la pubblicazione di tre raccolte poetiche Basterebbe il cielo, Fiori d’artificio e Nient’altro che vento e una quarta in stampa che sta per uscire. Pubblicazioni incoronate da oltre trenta riconoscimenti nazionali, tra cui il primo premio dei concorsi letterari Laudomia Bonanni, Zirè d’oro, Peltuinum, Cavallari di Pizzoli, Hombres, solo per citarne alcuni.

Più impegnato a coltivare le sue passioni che il personaggio, in assoluta sincronia tra la forma e la sostanza, lontano da atteggiamenti autocelebrativi, in un gioco di tonalità che vanno dalla sagace ironia, a suon di battute e giochi di parole, alla profonda umanità, Ugo è tante cose in una, in un afflato indissolubile tra il rocker, il poeta, l’attore regista, l’ingegnere ambientale, il padre di Mirna.

“Ho cominciato a scrivere e a fare teatro nel 1991, ma se non fosse stato per il giornalista e poeta Mario Narducci, che ringrazio, le mie poesie sarebbero rimaste in un cassetto, o magari finalizzate a conquistare il cuore di qualche gentile donzella”, racconta a Virtù Quotidiane con fare ironico.

“Il teatro è il luogo dove amo stare, sia come spettatore che come attore e regista. Il gruppo punk dei Niutàun è invece nato dopo il sisma, con Roberto Capezzali al basso, Piercesare Stagni alla chitarra e Jury Sielli alla batteria. Io sono la voce, l’autore dei brani e voglio continuare a cantare finché ne ho la forza, mi piace stare sul palco e vedere le persone ballare. Stiamo anche lavorando al secondo disco. Quello che accomuna le mie passioni è che mi appassionano davvero tutte”.

L’attività teatrale ha inizio quando Ugo era appena un ragazzino, prima come attore in spettacoli per ragazzi, poi, negli anni, con numerose compagnie teatrali come Il Draghetto, La bottega dei guitti, il Teatro Stabile d’Abruzzo, per oltre mille repliche di spettacoli nei teatri nazionali.

Dal 2004 entra a far parte della compagnia “Il piccolo resto” con cui  recita in pièces tratte da Molière, Goldoni, Pinter, Ionesco, Lee Masters. Un’esperienza che ha sancito definitivamente “l’amore per il teatro classico che avevo seguito meno – dice – dando spazio a laboratori, sperimentazioni, teatro di strada, con l’Odin Teatre e Living Theatre, che pure riserva sorprese insospettabili, come la comunanza con altri artisti di estrazioni diverse e l’empatia che si crea con i passanti”.

Eva Martelli e Daniele Fracassi – ricorda – mi chiamarono per recitare la parte di Argan ne ‘L’immaginario malato’ di Molière. Da allora mi entusiasma la sensazione di essere parte di un ingranaggio meraviglioso e uno strumento volto a veicolare messaggi universali e immortali. È bellissimo”.

In veste di attore e regista, Capezzali ha portato in scena “L’uomo di paglia”, un monologo incentrato sulla vita di Celestino V, “Future from the past” un monologo tratto da racconti di fantascienza, ha anche condotto una trasmissione radiofonica “Radio L’Aquila Ugo” e, di recente, curato adattamento e regia, sui testi della professoressa Giusi Pitari, di “Interroghiamoci”, un format di divulgazione scientifica con il sorriso.

Tornando alla poetica, definisce “poesia onesta” i suoi versi, “un concetto che riferisco all’atto di pubblicare e quindi di stabilire un prezzo alla mia opera. Questo comporta la consapevolezza che meglio non potevi fare perché hai dato il massimo e che meglio non è tuttavia sufficiente” spiega Ugo, che nelle sue poesie non usa il punto finale, perché oltre all’ultima parola c’è anche altro, una porta aperta, uno spunto di riflessione, un seguito, è questo in sintesi il concetto di poesia onesta, la sua poesia, ermetica, essenziale, fatta di metafore e non detti.

Una curiosità: tra le diverse collaborazioni di Ugo spicca quella con i Gang, il gruppo folk rock italiano caratterizzato da un’anima identitaria molto forte per l’impegno sociale, politico e di denuncia a favore di tante lotte civili.

“Ho avuto la fortuna di essere amico, cantare e dividere il palco con i Gang, un gruppo che reputo il più bello, nell’accezione reale del termine, del panorama della musica italiana – sottolinea – e che seguivo da ben prima della loro conoscenza”. In particolare Marino e Sandro Severini, rispettivamente voce e chitarra, hanno collaborato alla registrazione del brano “Il cuore e le mani” inserito nel primo cd dei Niutàun.

L’anima ardente, ma sempre ironica, è l’essenza primaria delle tante passioni di Ugo, un uomo eclettico che non risparmia emozioni, le infiamma.

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