“LA MAFIA DEI PASCOLI VUOLE MANDARMI VIA”, LA DENUNCIA SHOCK DELLA PASTORA ASSUNTA VALENTE


VALLEROTONDA – Siamo nella Ciociaria più profonda, quella dell’alto Lazio al confine con l’Abruzzo, nel cuore dell’Appennino, dentro il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. La montagna delle Mainarde che sovrasta il lago artificiale di Cardito è ancora del tutto selvaggia, un contesto rurale molto distante dalle passeggiate naturalistiche e le escursioni in bicicletta, perché qui si vedono solo mucche di giorno e lupi di notte.

A Vallerotonda (Frosinone) ci vai per un motivo e ci vivi per scelta. E Assunta Valente, 49 anni, pastora di professione, la sua scelta di vita l’ha fatta, ma da circa due anni subisce minacce di ogni genere. Gravi, subdole, violente, estenuanti.

Palizzate divelte, gomme del trattore squarciate, tubature spezzate, recinti abbattuti, animali – oltre venticinque mucche – avvelenati e spariti, otto cani ammazzati con il veleno, la testa di una agnellina conficcata su un palo. Per non parlare del corollario di pettegolezzi circolati in paese, diffamanti e denigratori, ma soprattutto montati ad arte. L’hanno accusata di essere pazza, esaurita, di inventarsi fandonie per i giornalisti, di non sapersi occupare degli animali perché il suo non è un mestiere per donne.

Intimidazioni pesanti, pressoché quotidiane, sulle quali pesa l’ombra inquietante della mafia dei pascoli, quel fenomeno che vedrebbe grandi aziende occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali. Ad ipotizzarlo sono anche gli inquirenti cui la donna ha sporto denuncia.

“Vivo nel terrore, e vivere così non è possibile. Si arriva alla disperazione”, confessa Assunta a Virtù Quotidiane, nel corso di un’intervista fiume densa di rabbia e angoscia, priva tuttavia di rassegnazione, perché lei ha scelto di denunciare, di rendere pubblico tutto quello che subisce ormai da troppo tempo.

La matrice di tutto sta nei fondi dell’Unione europea per i pascoli estesi e l’allevamento brado, una pioggia di soldi pubblici che dovrebbe sostenere le poche realtà agropastorali ancora resistenti e che invece ha innescato una corsa senza precedenti all’accaparramento di terreni da pascolo. L’azione predatoria di chi spadroneggia nelle zone rurali montane ha come unico scopo quello di riscuotere i fondi, senza garantire l’effettiva attività di pascolo. Un tema che questo giornale approfondisce da tempo, l’ultima volta con l’intervista, puntuale, all’allevatore abruzzese Nunzio Marcelli.

“Vogliono cacciarmi dai miei pascoli, i terreni fanno gola a qualcuno” denuncia la pastora, in attività da oltre vent’anni sugli alpeggi del frusinate diventati appetibili per chi punta a speculare sui fondi comunitari.

Anche secondo le forze dell’ordine, l’obiettivo di queste azioni sembrerebbe proprio quello di indurre la donna ad andare via, a lasciare quei terreni, con un “linguaggio” chiaramente lesivo e intimidatorio. Ma non è tutto.

Negli ultimi anni molti terreni del frusinate sono passati di mano, acquistati o trascritti per possesso da persone che, in realtà, non esercitano la pastorizia. Assunta però continua a pagare l’affitto per questi pascoli passati di proprietà: “Ho trovato improvvisamente l’ingresso sbarrato sugli appezzamenti dove portavo le mandrie a pascolare, grazie all’accordo di locazione regolarmente registrato con il vecchio proprietario che – sostiene la donna – non ne sapeva nulla”.

“Non posso svegliarmi ogni mattina con il pensiero di trovare l’ennesima brutta sorpresa” dice spazientita, “non posso trascorrere intere giornate negli uffici delle forze dell’ordine. Vorrei che la Procura indagasse sui nuovi latifondi, sui cambi repentini di proprietà, che spulciasse le carte, che venisse qui a verificare cosa accade”.

Assunta è stata anche una delle protagoniste del documentario In questo mondo, uscito nel 2018, sulla vita delle ultime donne pastore d’Europa, della regista, scrittrice e architetta Anna Kauber.

“Sono stanca e stremata, ma non ho nessuna intenzione di mollare” dice con fermezza Assunta, figlia di transumanti, cresciuta tra gli animali della sua famiglia e, soprattutto, decisa a continuare per la strada della sua professione.

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