MEMORIA, UMILTÀ E PASSIONE NELLA MUSICA DI LARA MOLINO


SAN SALVO – San Salvo, ultimi scampoli d’Abruzzo prima di sconfinare nel vicino Molise: è qui che è nata e ha scelto di vivere e di lavorare la cantautrice abruzzese Lara Molino. Non ce l’ha mai fatta a lasciare i suoi luoghi del cuore, quelli che l’hanno ispirata sin da ragazzina quando, per la prima volta a tredici anni, ha preso in mano la chitarra e si è messa a comporre i primi testi.

“Sono stata affascinata dalla musica sin da piccola – racconta Lara a Virtù Quotidiane – . Mia madre, in casa, durante le faccende domestiche, cantava le canzoni di Mina e di Massimo Ranieri o Morandi ed io cantavo con lei, la imitavo. Mio padre amava Battiato e Modugno e faceva ascoltare spesso le loro canzoni anche a me e mia sorella. In quei momenti capivo che accadeva qualcosa di straordinario in me quando c’era musica nell’aria: mi emozionavo”.

A quei tempi certo non avrebbe potuto sapere che la musica sarebbe stata la sua vita, ma Lara aveva già ben compreso che suonare e cantare le permettevano di esprimersi nella maniera più completa, riuscendo persino a farle superare timidezza e riservatezza.

Così quella passione si è trasformata in studio e da studio è diventata poi un lavoro, il suo lavoro di cantautrice appunto, fatto di continua formazione, abnegazione, coraggio ed un pizzico di follia che non deve mai mancare.

“Forse ad alcuni farà sorridere, ma la prima cosa su cui fare chiarezza è che quello di un musicista, di un autore, di un compositore è un lavoro”, afferma.

Musicista, cantautrice ma anche docente di musica: quella di Lara è una vita molto piena che, specialmente nei momenti più intensi, quelli che comprendono i periodi di composizione e registrazione degli album o i tour, ha bisogno di molta organizzazione, specie per conciliare il lavoro di cantautrice con quello di insegnante discipline musicali.

“Bisogna saper pianificare e noi donne, in questo, siamo molto brave, fortunatamente – continua Lara – , è pur vero però che a volte alcune canzoni mi è capitato di comporle in dieci minuti, dunque con molta facilità e ciò è stato gratificante. Ci sono tuttavia alcuni brani meno immediati, da riascoltare, correggere, migliorare, cambiare. Trovo che per scrivere un buon testo bisogna impegnarsi molto, bisogna prepararsi, leggere, studiare”.

Intorno ai processi creativi di Lara c’è dunque molto lavoro e altrettanta ricerca sia musicale che lessicale.

La Molino ha intrapreso il suo percorso di cantautrice pop alla metà degli anni ’90, e negli anni il suo curriculum si è arricchito di premi e collaborazioni importanti. È dai primi anni Duemila però che Laura inizia ad avvicinarsi anche alla musica popolare e, dagli inizi della sua carriera ad oggi, ha scritto più di duecento testi, sia in italiano che in vernacolo abruzzese, sperimentando volta per volta le potenzialità dei due linguaggi, scelti nel contempo in maniera sia ragionata sia istintiva.

“Quando ero adolescente”, racconta, “fino ai venticinque anni circa, non conoscevo bene il dialetto, non mi interessava parlarlo, quindi componevo solo testi in italiano. È solo grazie alle bellissime poesie di mio padre e al mio amore per la chitarra, che un giorno quasi per caso, iniziai a musicare una delle sue poesie in vernacolo. Nel 2015, l’incontro e l’amicizia con colui che sarebbe poi diventato il produttore artistico del mio album in lingua abruzzese, il songwriter e violinista, Michele Gazich, è stato determinante per la scelta e la strada che ho intrapreso. Lui mi ha spinta a credere di più in quel repertorio, in quelle canzoni in dialetto. Brani, melodie, che secondo lui avrebbero dato maggior risalto alla mia voce. Le potenzialità del dialetto abruzzese saranno poche fino a quando gli abruzzesi non ci crederanno. Io ci sto mettendo tutto il mio impegno per far conoscere questa lingua”.

“Ho suonato in molte città d’Italia, Roma, Milano, Cagliari, Napoli, Macerata, ovunque vado parlo della mia terra e la racconto a modo mio con semplicità, ma anche con orgoglio e amore. Grazie alle radio indipendenti le mie canzoni sono state trasmesse in Australia, Belgio, Lussemburgo, Spagna oltre che in molte città del nord Italia e in tanti luoghi fuori dall’Europa”, aggiunge.

“Ogni volta che incontro gli abruzzesi anche fuori regione, gli emigrati di vecchia e nuova generazione, mi trovo sempre a parlare con loro di come sia importante non dimenticare e non far dimenticare la nostra bella lingua, e di trasmetterla anche ai bambini che secondo me, devono conoscerla e praticarla”.

La musica di Lara ha fatto lunghi viaggi sinora ma contemporaneamente ha saputo restare ben aggrappata alle sue radici, sul filo di un equilibrio costruito giorno per giorno, fatto di scelte non sempre facili, ma anche di pazienza, impegno, dedizione.

La decisione di restare a San Salvo, di fare la cantautrice nel suo “angolo di cielo” (“Il mio angolo di cielo” è il pezzo che Lara ha dedicato a San Salvo ) a molti è sembrata azzardata, o decisamente troppo ottimista.

“Ogni tanto, lo ammetto, mi capita di scoraggiarmi – ammette Lara – tutto mi sembra insormontabile e riesco a dirmi che qui, dove vivo, fare la musicista, la cantautrice, è un mestiere improbabile, impossibile. Mi piacerebbe che la gente respirasse più cultura, teatro, musica, letteratura, pittura e che stesse meno davanti la televisione o a guardare lo smartphone. Per questo più di dieci anni fa ho fondato un’associazione culturale che si chiama ‘Nonsolomusica’. Attraverso questa realtà, con i miei collaboratori abbiamo organizzato laboratori per cantautori, concerti, festival musicali, inciso dischi, visitato laboratori di liutai, ecc. Questo per sentirci vivi e per provare a donare un po’ di bellezza alla nostra città e un po’ di forza e sostegno a chi voleva intraprendere un percorso artistico nel campo musicale”.

“L’amore per il territorio mi è stato trasmesso da mio padre, Michele Molino. Lui ha scritto molto poesie, articoli, interviste, racconti. È stato meraviglioso appassionarmi pian piano, leggere e approfondire ciò che succedeva nella mia terra abruzzese nel passato, storia, luoghi e personaggi. Ho iniziato da alcuni anni a comprare dischi, libri, a ricercare storie di vita, mi intessano gli umili, i poveri, gli emigranti, i contadini, i pescatori, sono loro che nonostante le guerre e la povertà ce l’hanno fatta”.

“È dai nostri avi – fa osservare – che dobbiamo imparare per diventare più consapevoli, forti e per costruire un futuro migliore. Sensibilità e consapevolezza sono i pilastri del percorso artistico di Lara, insieme ad un’innata curiosità e al desiderio sempre crescente di conoscere, interrogarsi, capire il mondo che la circonda”.

L’arte e, nel suo caso la musica, è un continuo cammino affascinante, ma, precisa Lara, “è anche un percorso lungo e pieno di insidie, momenti di scoraggiamento e di confusione. Per questo è fondamentale circondarsi di persone che sappiano indirizzarci, consigliare, aiutare, che sappiano guidarci quando ne abbiamo bisogno”.