SANTINO SPINELLI, ARTE CULTURA E CONOSCENZA PER COMBATTERE I PREGIUDIZI


SULMONA – Musicista, cantante, compositore ma anche professore universitario (insegna Lingua e Cultura Romanì all’Università “Gabriele d’Annunzio di Chieti e tiene diversi seminari sulla musica rom e sinti, ambasciatore dell’arte e della cultura Romanì nel mondo, e autore di un libro che, sin dal titolo, Rom, questi sconosciuti (edizioni Mimesis con prefazione di Moni Ovadia) incuriosisce, attrae e fa sperare in inediti punti di vista sull’argomento.

Parliamo di Santino Spinelli, in arte Alexian, rom italiano nato in provincia di Lucca da una numerosa famiglia e da anni residente a Lanciano (Chieti), da dove spesso si sposta insieme alla sua band, l’Alexian Group, con cui tiene concerti in Italia e in Europa.

La musica è una presenza che nella vita di Santino ha iniziato a farsi sentire sin dall’infanzia: “Ho iniziato a studiarla all’età di 9 anni – racconta a Virtù Quotidiane – quando mio padre mi comperò il primo strumento per farmi iniziare a suonare. La sua fu un’ottima intuizione e la decisione di farmi studiare musica dipese sia dal fatto che lui stesso ne fosse appassionato, e sia dal fatto che attraverso me si potesse sublimare il suo desiderio di suonare, un desiderio per lui purtroppo irrealizzato”.

“Papà era bambino durante la seconda guerra mondiale e per le difficoltà che c’erano a quei tempi ha dovuto iniziare a lavorare da giovanissimo. Grazie all’intervento di mio padre, ho scoperto che la musica era anche la mia passione, e ora è la mia vita. Ho cercato di trasmettere questa passione anche ai miei figli , così come fece mio padre con me ed ora giriamo l’Europa con l’Alexian Group proponendo un concerto-seminario sulla musica rom, partendo dall’India per arrivare al Flamenco e al jazz manouches. Un viaggio musicale attraverso la storia e l’intimità del mio popolo, nel quale ovviamente non mancano composizioni originali da me ideate”.

L’itinerario artistico e culturale promosso da Santino Spinelli e dalla sua band è intimamente legato alla questione della lingua romanì, e alla sua antica tradizione orale, che è riuscita ad scavalcare le frequenti e perpetrate oppressioni avvenute nei secoli a svantaggio del popolo rom, mantenendo nonostante ciò, la sua vivacità e le sue caratteristiche preminenti.

“La lingua romanì è molto musicale – spiega Spinelli – anche se ci sono fonemi culturali come la fricativa velare X (si pronuncia come ach del tedesco). Molte sono state le repressioni sulla lingua e la cultura romanì in diverse epoche storiche, con un accanimento che sa di sadismo. Questo tipo di proibizione però, è bene sottolinearlo, non è valso per tutti i gruppi; ad esempio in Spagna e nell’impero Austro-Ungarico le repressioni furono particolarmente cruente, ma i Rom sono da sempre abituati a superare le peggiori avversità ed hanno trovato comunque la maniera di trasmettere la propria cultura e la propria lingua alle generazioni future, tanto è vero che fortunatamente, ancora oggi la lingua e la cultura romanì sono ancora vive e presenti in tutto il mondo. Ogni lingua e ogni cultura rappresentano un patrimonio per l’umanità tutta”.

Eppure, nonostante i più recenti processi di integrazione del popolo rom e le occasioni di studio della loro millenaria cultura, i pregiudizi su di loro sono duri a morire. Se pensare di sconfiggerli totalmente resta un’utopia, ci si chiede come si possano perlomeno acquietare.

“L’unico modo di vincere un pregiudizio è conoscere la verità – afferma Spinelli – quindi la risposta a questa domanda dovrebbe essere la più semplice di tutte: la soluzione è la conoscenza. Nei fatti non è così per molteplici motivi e possiamo citare quello economico come il primo fra tutti. Potremmo portare ad esempio uno degli ultimi casi di sfruttamento della popolazione romanì da parte dei non rom: la creazione e la gestione dei campi nomadi. I rom non sono nomadi per cultura e non hanno bisogno di luoghi ghettizzanti. La segregazione razziale è un crimine contro l’umanità. Mafia Capitale ci ha fatto capire perché esistono i campi nomadi e lo sfruttamento criminale e disumano che c’è dietro. Ora le politiche di smantellamento ed inserimento della popolazione romanì in Italia sono davvero di difficile attuazione, visto il momento storico che viviamo. Proviamo a chiederci quanto potrebbe essere grande il giro di affari che gira intorno a queste tematiche!”.

Il pregiudizio nei confronti dell’altro, del diverso da noi, è storia antica quanto l’uomo, figlia di un’antica eredità che ci portiamo dietro da millenni e che si rivela ancora oggi attraverso forme di paura e di aggressività più o meno manifeste.

“Per sopravvivere al centinaia di anni di repressioni – dice Spinelli – la popolazione Romanì ha sviluppato i rapporti endogamici, scelta che l’ha portata a chiudersi al mondo esterno. Uno dei vantaggi di questa scelta è che tutt’oggi la lingua, le tradizioni ed i costumi della popolazione romanì sono rimasti intatti e pressoché comuni a tutti i Rom nel mondo. Per quanto riguarda i non appartenenti alla popolazione romanì ci sono vari termini che i membri delle diverse comunità romanès usano per definire coloro i quali non fanno parte della loro popolazione, il più usato è senza dubbio Gagio”.

Il tentativo di far luce in maniera più completa e complessa sull’universo rom, Santino lo ha fatto anche attraverso la stesura di un libro Rom, questi sconosciuti, dove ripercorre con attenzione la lunga storia del popolo a cui appartiene.

“È un’opera rivolta a tutti – precisa Spinelli – è la mia risposta alla chiara volontà politica di discriminare e creare il capro espiatorio su cui veicolare le frustrazioni e i malcontenti dell’opinione pubblica. La cultura e la lingua dei Rom non sono conosciute e anche i plurilaureati non saprebbero esprimere un solo concetto in lingua romanì o citare un solo autore o il titolo di una sola opera romanì. Nulla sulla cultura, l’arte, la lingua e le tradizioni. A partire dalla storia il libro analizza gli aspetti sociali, culturali, artistici e linguistici di questo popolo paradigmatico e transnazionale. È un lungo viaggio-racconto, su basi scientifiche, al di là dei pregiudizi evidenziando le peculiarità di un popolo nella sua ‘normalità’, senza sguardi strabici o romfobici. Ho citato una galleria infinita di personaggio fra cui celebrità come Charlie Chaplin, Rita Hayworth, Yul Brinner, calciatori come Ricardo Quaresma, Michael Ballack, Felix Magath, Gerd Muller, Moira Orfei e addirittura un Premio Nobel per la Medicina ottenuto nel 1920, un Beato martire e un presidente della Repubblica in Brasile. Ciò sottolinea che quando i Rom sono messi in condizioni possono arrivare a livelli di eccellenza. Il mio ultimo libro, uscito quest’anno, riguarda i rom italiani di antico insediamento e porta il titolo di Una comunità da conoscere, con la prefazione di Pino Nicotri, edito da Menabò-D’Abruzzo”.

Un instancabile attività quella di Spinelli, che si completa nel ruolo di ambasciatore e di rappresentante dei Rom italiani al Consiglio d’Europa di Strasburgo e all’Onu.

Chissà se nel resto del mondo lo stereotipo negativo del rom non sia un po’ meno accanito rispetto a quello di casa nostra? Spinelli è molto chiaro, sa che qualcosa si muove e conclude: “Nessuno si ferma a chiedersi chi siano le persone che vengono attaccate, né se le accuse siano vere. Si dà per scontato che i pregiudizi siano verità assodate e verificate. Questo accade in molti paesi d’Europa, ma non in tutti: in Germania, in Spagna ed in Francia la popolazione romanì ha ottenuto il riconoscimento di minoranza linguistica, in molti paesi come in Croazia, Macedonia, Serbia ci sono parlamentari e Ministri Rom, la Finlandia ha fatto della difesa della cultura della popolazione romanì uno dei suoi cavalli di battaglia a livello europeo. E poi ci siamo noi: l’Italia, all’ultimo posto per l’inclusione e la valorizzazione culturale dei rom, ma al primo posto in Europa per il razzismo contro i Rom”.