Alberto Rupi, l’allevatore di galline felici con il sogno di creare una fattoria didattica
PAGLIETA – Le sue galline razzolano felici in più di un ettaro a disposizione. L’asino e le pecore sono la fonte per concimare il terreno. Per Alberto Rupi, 35 anni di Paglieta (Chieti) docente di Matematica e Fisica in un istituto superiore di Lanciano (Chieti) la campagna è il suo “rifugio dell’anima”. Non è un caso che ha chiamato la sua azienda agricola Fattoria Akape, prendendo in prestito un termine di lingua nativa americana, che significa proprio rifugio.
“Quando avevo otto anni mio padre ha comprato una casa in campagna”, racconta Alberto a Virtù Quotidiane, “e noi, che abitavamo in appartamento, ci siamo trasferiti in questa casa. Per me e mio fratello è stato come vivere in un parco giochi”.
Quell’amore per la vita lenta immersa nella natura e per gli animali accompagna Rupi in tutta la sua vita ed è un fatto di famiglia, con il papà che ha un’azienda zootecnica. Dopo le scuole, si iscrive alla facoltà di Fisica all’Aquila, per poi trasferirsi a Ferrara, appena un anno dopo, nel 2009 per via del terremoto. “Sono stato lì per 12 anni, perché dopo gli studi ho cominciato a lavorare come insegnante a Ferrara. La voglia di tornare in Abruzzo però era sempre fortissima, perché la vita di città un po’ mi aveva stancato. Mi mancava l’aria. Tramite la scuola in cui insegnavo sono venuto in contatto con una fattoria didattica e ho cominciato a sognare di farne una tutta mia”.
Alberto decide di cominciare a inseguire quel desiderio e così coglie l’occasione di un concorso per trasferirsi in una scuola vicino casa. “Eravamo 100 a fare quel concorso e i posti erano tre. Io mi sono classificato secondo”.
Una volta rientrato in Abruzzo, acquista 50 galline, di razze miste, tra cui la Livornese, una razza antica, un asino e due pecore, e un anno e mezzo fa apre la sua Fattoria Akape, “un luogo dove piante e animali possono avere la stessa casa”, continua l’allevatore.
“Dopo tanti anni finalmente mi sentivo realizzato. Questo progetto è stato il mio riparo, ecco perché ho scelto quel nome che può indicare anche un rifugio per la biodiversità. Io opero in termocoltura, non uso prodotti chimici e riciclo tutto. Il letame di asino e pecore lo uso per compostare il mio piccolo orto. Le galline razzolano tutto l’anno in un ettaro di uliveto. Non mangiano mangimi proteici, ma solo erba, piante, fiori e un mix di cereali che gli preparo la sera. Stanno all’aria aperta. Alcune dormono sugli alberi. Vivono allo stato brado e sono felici. Alcune diventano tipo cani, quando ad esempio gli porto da mangiare mi seguono. Mi danno tante soddisfazioni”, confessa con un sorriso.
Per il momento i ricavi della fattoria arrivano dalla vendita di olio e delle uova colorate (perché le razze sono miste), rigorosamente fresche di giornata.
“Ho cominciato a coltivare grani antichi. Ho piantato mezzo ettaro di Solina con cui vorrei fare pasta e farina. E poi a primavera vorrei mettere le api”. L’obiettivo finale è di dare vita alla fattoria didattica, il “mio sogno nel cassetto”, conclude.
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