PRODUZIONE DELLA CARNE, QUELLO CHE I NOSTRI OCCHI NON VEDONO


ATRI – Tutto è partito da una giornata trascorsa all’Istituto Agrario di Atri (Teramo), dove nel febbraio scorso Virtù Quotidiane è stato invitato a raccontare ai giovani studenti il proprio lavoro, quello svolto ogni giorno raccontando il bello e il buono dell’Abruzzo, e quanto sia importante trasmettere messaggi positivi.

Dalla futura classe imprenditoriale agricola è stato possibile ascoltare storie e aneddoti di vita vissuta che offrono grandi speranze per il futuro della regione.

Gli studenti sono rimasti particolarmente attratti dall’attività giornalistica e, su impulso degli insegnanti, a partire dalla dirigente scolastica Daniela Magno e dai professori Alessandra Nuvolone, Emiliano Saverioni, Dina Narcisi e Paola D’Andreagiovanni, hanno realizzato una serie di articoli che attraversano in lungo e in largo l’Abruzzo più autentico.

Virtù Quotidiane li pubblica tutti. Oggi è la volta di quello dedicato al maltrattamento di animali destinati al macello.

PRODUZIONE DELLA CARNE, QUELLO CHE I NOSTRI OCCHI NON VEDONO

Come citato da Horse Magazine, gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne equina. Secondo l’Eurostat il consumo medio annuo in Italia è pari a un chilo. L’Italia è superata solamente dal Belgio (1,2) mentre è alla pari con l’Olanda, seguita da Lussemburgo (0,7) e Francia (0,5).

Il consumo però è principalmente concentrato in alcune regioni come Veneto, Puglia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia e le due isole.

Gli animali vengono caricati sui mezzi di trasporto per essere portati a destinazione, dove avranno una vita breve tra le mura dei mattatoi. L’associazione “Essere Animali” ci racconta i viaggi senza ritorno di questi animali. Alcuni volontari hanno documentato cavalli feriti agli occhi e alle zampe, legati per diverse ore in ambienti caotici, per farli salire sui mezzi di “fortuna”, spesso non idonei al trasporto di animali.

I cavalli vengono scaraventati con forza sui camion, picchiati con bastoni e alla fine trasportati senza tener conto delle condizioni atmosferiche. Le alte temperature estive li sfiniscono, il trasporto li priva di ogni forza consumando tutta l’energia che essi hanno fino a farli arrivare stremati a destinazione.

Anche quando il trasporto avviene nel rispetto delle normative vigenti, i viaggi costituiscono per questi animali una grave forma di sofferenza con conseguente stress, affaticamento, disidratazione e lesioni.

Una volta arrivati al macello, i cavalli sono costretti ad assistere all’uccisione dei propri simili in preda al terrore. Per non parlare delle tecniche che vengono utilizzate per ammazzarli: Agnese Santi, veterinario libero professionista ippiatra, commenta: “Il rischio che lo sparo del proiettile captivo non sia effettuato correttamente è alto, dato il movimento della testa costante di animali spaventati dall’ambiente…”.

Risultato: uno stordimento non adeguato e cavalli che spesso vengono appesi ancora coscienti, innegabile situazione di maltrattamento, che, lo ricordiamo, è riconosciuto come reato dal nostro Codice penale.

Con i pulcini avviene addirittura di peggio. Circa 500 milioni di pulcini sono allevati ogni anno in Italia, di cui il 95% in allevamenti intensivi, per soddisfare una domanda di carne di pollo a prezzo sempre più basso: alte densità, edifici bui e privi di ogni stimolo, rapida crescita e problemi di salute rappresentano la vita quotidiana di milioni e milioni di questi volatili.

Alcuni volontari sono riusciti a riprendere le scioccanti immagini del primo giorno di vita di circa 525 milioni di pulcini che vengono letteralmente paragonati a degli oggetti. Le immagini mostrano come queste povere creature siano scaraventate e ammucchiate su nastri industriali, rischiando il soffocamento.

La filiera prevede uno smistamento in base al sesso e gli addetti controllano se i pulcini sono nati, o hanno riportato dei danni fisici: i malformati vengono immediatamente isolati per essere poi macellati vivi. Gli altri una volta divisi vengono nuovamente rimessi sui rulli, alcuni rimangono incastrati negli ingranaggi morendo lentamente, agonizzanti, schiacciati dai compagni, altri cadranno dal rullo e non saranno mai più raccolti, morendo calpestati. I “sopravvissuti” verranno portati nei centri di allevamento intensivo dove verranno fatti ingrassare per 40 giorni e poi macellati. Carla Calì e Sheila Camerano Spelta Rapini, II P/Q

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