ALL’AQUILA TORNA ALLA LUCE LA STORICA “BOTTEGA D’ARTE ABRUZZESE”


L’AQUILA – Mercoledì 6 marzo, ore 18,00, in Corso Vittorio Emanuele 138 all’Aquila, è in programma la presentazione del restauro dell’aggregato edilizio composto da tre corpi di fabbrica, nell’ambito del piano di ricostruzione del centro storico.

Si tratta – si legge in una nota – di un tassello identitario, di significativo valore storico-artistico, espressione del cosiddetto tessuto edilizio minore, che conforma la gran parte del centro storico cittadino.

Il primo edificio sottoposto a tutela dal Ministero dei beni culturali (D LGS 42/2004) è l’antica sede della “Bottega d’arte abruzzese” (1928), ma anche della “Federazione Autonoma delle Comunità Artigiane” e del “Comitato Piccole Industrie per la Provincia di Aquila” (1926).

La Bottega d’arte abruzzese era pensata come una mostra a carattere permanente con lo scopo di valorizzare la produzione di artigianato artistico abruzzese. Il progetto di riconfigurazione dell’edificio di impianto quattrocentesco (di cui restano l’arco in pietra e le due cornici delle finestre del primo ordine) fu redatto dall’architetto Mario Gioia, con la ricomposizione della facciata nelle forme attuali e l’inserimento di un secondo ordine con bifore in stucco, così come i due portali d’ingresso.

Di interesse anche l’apparato decorativo in ferro battuto sulla facciata, il raffinato soffitto in legno lavorato ad incisione nel vano al piano terra della bottega e il pannello di maioliche, che funge da insegna, realizzato dalla “Maiolica Polci” di Pescara su disegno del pittore Domenico Cifani (1884 – 1942).

Gli stucchi degli elementi architettonici della facciata e i ferri battuti furono prodotti da maestri e allievi, all’interno della “Scuola arti e mestieri” dell’Aquila, erede della omonima scuola (1882) diretta da Teofilo Patini (1840-1906).

Il secondo corpo di fabbrica è un palazzetto borghese, databile nella seconda metà del XIX secolo, con negozi al piano terra, appartamenti e piano nobile caratterizzato da una maggiore altezza interpiano con volte decorate. Il terzo è una piccola casina delle delizie ubicata sul retro, in fondo alla corte interna, che in origine faceva parte del complesso del contiguo Palazzo Carli Benedetti (XV – XVIII sec).

Si tratta di un ambiente voltato, privo di finestre, ma con una sorprendente decorazione a pittura di giardino, che ricomprende elementi floreali e uccelli. Un modello che, pur nelle dimensioni contenute, rimanda ad un’ampia e costante tradizione figurativa, a partire dall’antichità classica romana. L’intervento realizzato ha riguardato il consolidamento con miglioramento sismico, il restauro architettonico, il restauro degli apparati decorativi interni e di facciata.

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