ASILO OCCUPATO, LA TESTIMONIANZA: L’EMOZIONE DI TORNARE A PERCORRERE QUEI CORRIDOI


L’AQUILA – Gli artisti e le persone che facevano riferimento all’Asilo Occupato, la struttura di viale Duca degli Abruzzi per anni trasformata in un punto riferimento culturale, sono tornati nei giorni scorsi nello stabile per riprendere i tanti libri che erano rimasti imprigionati nella biblioteca e altro materiale non recuperato, prima che l’edificio venisse di nuovo chiuso e abbandonato ormai tre anni fa. I volumi verranno donati ad alcune realtà culturali del territorio.

“Ripercorrere i corridoi dell’Asilo Occupato”, viene spiegato in un messaggio affidato ai social dal collettivo, “è stata un’esperienza emotiva piuttosto intensa; un salto in un passato che sembra remoto, sebbene fin troppo recente. Camminando in cerca di oggetti da recuperare, ci siamo imbattuti in tanti ricordi impolverati: il volantino di quella serata techno il cui suono ancora riecheggia nella sala concerti ormai buia. La locandina di quel cineforum, quando la stufa non bastava a scaldare la “Sala Monicelli”, ma la voglia di rimanere fino a tardi a commentare insieme il film appena visto era più forte.

I murales, le scritte sui muri, i divani ben più logori di quando li usavamo. I pezzi d’arte sparsi, le tracce del passaggio di tante vite, di azioni, dialoghi, musica, assemblee, amore e anche odio, ma quello buono, che mette in moto gli animi e spinge al cambiamento”.

“Tutto questo e molto di più è vissuto attraverso quei tre piani di cemento freddo e poco ospitale”, si legge ancora, “a cui però una comunità è riuscita a donare calore, energie e pensieri. L’occupazione e la gestione dell’Asilo non sono state semplici. L’edificio era grande, comportava grandi spese in utenze e manutenzione e ci voleva un bell’impegno per rendere puliti e accoglienti gli spazi dedicati alle attività. Le idee e la voglia di fare, però, non sono mai mancate; e così, in 6 anni – a prescindere dal numero di persone intente a ‘mandare avanti la baracca’ – si è riusciti a far transitare in questa realtà flussi di gente provenienti dall’Italia e dal mondo: l’Asilo è stato lo scenario di innumerevoli mostre d’arte, performance, laboratori, spettacoli circensi, lezioni di tango, yoga, concerti, dancehall, feste di ogni genere, ma anche spettacoli teatrali, cineforum, festival culturali, presentazioni, dibattiti, infinite assemblee, iniziative di beneficenza e situazioni di semplice socialità”.

L’Asilo era un punto di riferimento in una città disorientata e frammentata nei luoghi e nell’animo. Era un luogo che dava appunto “asilo”, laddove si aveva la possibilità di beneficiare delle iniziative proposte dal collettivo e di proporne di nuove partecipando alle assemblee di gestione, sempre aperte a tutte e tutti.

“L’esperienza Asilo”, si legge ancora, “ci ha insegnato e mostrato il valore e la potenza creativa di una cittadinanza attiva: si può reagire alle mancanze delle istituzioni passando per l’azione dal basso, passando dall’individualità alla collettività e provvedendo così al bene comune, che mai come nel caso dell’Aquila era generato dalla necessità di stimoli culturali e sociali e dal bisogno di posti in cui incontrarsi, in una città ancora in piena fase post-sisma, nel più lontano 2011.

L’edificio che è diventato il nostro Asilo era stato già a lungo abbandonato, nonostante fosse grande, piuttosto stabile e ben messo. Per questo fu scelto come spazio pubblico da riqualificare. Un luogo con tante potenzialità non poteva rimanere dismesso, soprattutto in un periodo di grande carenza di spazi abitativi e di incontro”.

Lo scopo principale dell’occupazione dell’Asilo in viale Duca degli Abruzzi è sempre stato quello “di richiamare l’attenzione sulla necessità che esso aveva di essere innanzitutto ristrutturato e poi utilizzato come veicolo di cultura e socialità. Un ambiente eterogeneo ed intergenerazionale che forse verrà di nuovo alla luce anche grazie alla compresenza di un centro anziani, fortunatamente rifinanziato con i fondi dello Spi Cgil”.

Il prossimo 20 Ottobre verranno inaugurati i lavori di ristrutturazione dello stabile. La cosa può far solo piacere a tutti coloro che si sono battuti per questo fino a tre anni fa, quando fu presa la decisione di porre fine all’occupazione dopo gli ultimi importanti eventi sismici.

Gli “occhi” dell’Asilo però, anche se rimossi dal balcone della facciata di viale Duca degli Abruzzi, “ci vedono ancora, e vigileranno su ciò che sarà del nostro spazio bene comune. Ciò che abbiamo creato dentro e fuori quelle mura sarà sempre lì. Anche quando la vernice sulle pareti sarà diversa, più “istituzionale”, auspichiamo che i valori ivi contenuti saranno gli stessi: libertà, antifascismo, laicità, rispetto ed interesse per il diverso, cultura, scambio, confronto, collettività. Nel frattempo noi abbiamo fatto il nostro, abbiamo fatto bene”.

“In attesa di percorrere nuovamente i tuoi corridoi, ti diciamo ‘grazie di essere stato, Asilo'”.

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