BODHI, DALL’AQUILA A PESCARA ERIKA VOLPE HA CREATO UN’OASI DELLA SUA ENERGIA


PESCARA – Su un muro a mattoncini a vista campeggia un invito ad amare, ridere, ballare, cantare, giocare, lavorare, sognare. Vivere, in tutte le sfaccettature possibili la vita, così come il luogo che Erika Volpe e le sue sorelle Giulia e Ilenia hanno creato nel centro di Pescara.

In un vicoletto che si affaccia nella centralissima via De Cesaris, il cuore della movida del capoluogo adriatico, dal 30 luglio ha preso vita Bodhi, “termine sanscrito – spiega a Virtù Quotidiane la sua ideatrice, Erika – che sta a indicare un’illuminazione, una rinascita spirituale”. Quella rinascita che la giovane trentaduenne ha fortemente voluto delineare nel suo percorso.

Cresciuta a Paganica (L’Aquila), fisioterapista e maestra di sci, con 12 stagioni invernali alle spalle, le ultime delle quali sulle piste di Roccaraso (L’Aquila), Erika e la sua famiglia, dopo il terremoto, si trasferiscono per alcuni mesi a Pescara.

“A novembre del 2009 – ricorda – siamo tornati a L’Aquila dove ho completato gli studi. Poco dopo la laurea, ho trovato lavoro come fisioterapista a Pescara”.

Da circa otto anni Erika vive sulla costa, dove continua a lavorare come libera professionista. “Ho sempre avuto uno spirito imprenditoriale e sentivo il bisogno di potermi realizzare in maniera indipendente anche da un discorso di coppia, in seguito a una convivenza, per me importante, ma finita male che mi ha portato a questa morte e a questa rinascita. Circa un anno fa mi sono imbattuta in questo luogo e ho avuto la visione del locale. Un’oasi fatta di energia che mi potesse rispecchiare, ma anche un modo per coinvolgere le mie sorelle”.

Erika condivide il suo percorso, infatti, con Giulia di 26 anni laureata in marketing e comunicazione e la più piccola Ilenia che sta studiando architettura.

La sua oasi Erika l’ha letteralmente costruita con le sue mani, incastonando i mattoncini del muro a vista e scegliendo con gusto i pezzi di arredo, mai scontati, di modernariato degli anni ’50-’60 e ’70, tra tavoli ovali, divanetti, quadri e un affascinante jukeboxe. “Ho volutamente evitato una vetrina sulla strada per creare qualcosa di diverso, non di apparenza. Ho immaginato questo locale come un posto da frequentare, anche da soli, per stare bene, leggere un libro, lavorare”.

Da qui la scelta di stare aperti dalla mattina, con le colazioni tra cornetti e dolci fatti in casa, al pranzo veloce, fino a sera per l’aperitivo e il dopocena con vini per lo più abruzzesi, birre artigianali o cocktail.

Molti i prodotti portati dall’Aquila, come “il pane di San Gregorio, che compravamo da piccole e smangiucchiavamo già dal forno, prima di portarlo a casa”, il pecorino di Pizzoli e i salumi della norcineria Peppone.

“Nonostante sia una persona razionale, credo che nelle cose ci voglia un po’ di follia – conclude Erika – . Mi sono lanciata in questo percorso, per creare un punto di ritrovo per me, le mie sorelle e le persone affini alla mia energia”.

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