CINGHIALI DISTRUGGONO RACCOLTI, AGRICOLTORI ALLO STREMO IN VALLE PELIGNA


VITTORITO – Non si placa il grido di allarme e di sconforto degli agricoltori per i danni causati dai cinghiali che ogni giorno sempre più distruggono i raccolti, o meglio ciò che ne rimane.

Nella perfetta consapevolezza che nulla resterà essendo ad oggi ancora il problema irrisolto, gli agricoltori fanno sentire la loro voce attraverso una nota.

Troppi se e troppi ma – accusano – Solo un’unica certezza ormai ampiamente acclarata: questi ungulati continuano indisturbati a fare da padroni, quasi come fossero feudatari del territorio con il diritto di usurpare le nostre proprietà, di richiedere “tributi” ai suoi sudditi, di imporre danni senza risarcimento, di ricevere, ogni anno, il sacrificio del nostro raccolto agricolo e di tutto ciò che nella filiera agricola vi fa parte ed avvolte anche di vite umane! Eppure nessuno li ha “investiti” di una sovranità che mai gli verrà concessa.

Dall’incontro avuto a Vittorito, si è riuscito ad evitare che l’abbattimento selettivo venisse sospeso durante la settimana di ferragosto, per molti un insignificante risultato per altri un ottimo risultato per altri ancora un semplice tavolinetto additato come farsa.

Eppure il problema, tanto discusso nel tempo, esiste ancora – dicono gli agricoltori – Ed ancora più incisivo nel numero degli esemplari in campo, nel numero dei danni ed anche dei risarcimenti mancati, infatti ormai da anni non vengono più erogati sebbene dovuti. Palese, che negli ultimi anni, la consistenza numerica della fauna selvatica ha raggiunto livelli davvero preoccupanti.

Gli agricoltori, stanchi di essere sudditi di questi animali, hanno deciso di far sentire la propria voce, poiché sono perfettamente consapevoli che nessuno, meglio di loro può rappresentare le problematiche patite. Stigmatizzando l’atteggiamento sterile, insulso di chi applica il principio che l’attacco è la miglior difesa, nella consapevolezza che ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, riuscire a lavorare insieme è un successo, gli agricoltori affrontano con grande dignità una calamità territoriale che non ha eguali, troppi esemplari, pochi mezzi per fronteggiarli , danni ingenti; danni che si sommano ad altri danni.

Non si può, infatti, tacere che il settore agricolo è gravemente compromesso da due annate agrarie segnate da forti avversità atmosferiche – gelata del 2016; neve 2017; gelata 2017; siccità 2017- criticità, tutte segnalate tempestivamente dai diretti interessati e dalle stesse associazioni di categoria.

Non c’è tempo ora per parole o citriche o rivendicazioni di ruoli, ora più che mai occorrono azioni, fatti concreti in un emergenza che può risolversi con azioni concrete e se necessarie anche estreme pur di salvare il salvabile.

Nulla più della reale fotografia di questa emergenza può esprimere il dramma e la criticità che si sta vivendo e non si riesce a contenere. Troppe le domande: non si ha evidenza del censimento degli ungulati sul nostro territorio, non si comprende il perché vengano da altre Province ad effettuare il selecontrollo, non si comprende il perché quando si tratta dell’entroterra, non esiste norma o legge che tuteli le attività produttive, che valorizzi nel giusto peso chi rende questo territorio primo tra i produttori mondiali di eccellenze, non si comprende perché una terra tanto decantata da Ovidio, pronta ad mettersi in gioco a favore di chi in pieno sisma rischiava anche un sisma più grande con la sofferenza del suo bestiame, non si comprende perché oggi si debba sacrificare un lavoro per questi feudatari indesiderati, non si comprende perché le imprese ancora debbono attendere risarcimenti che costituiscono un diritto e che devono reclamare con manifestazioni.

È doveroso evidenziare, che ad oggi sono ancora in attesa di vedersi accreditati i risarcimenti, sebbene in un regime de minimis che di certo non compensa l’effettivo danno subito. I risarcimenti bloccati da anni, altro problema che si somma ai già tanti problemi. Troppi interrogativi le cui risposte vengono demandate ad altra sede ed altri tempi.

Ora si chiede a gran voce la salvaguardai del salvabile, con ogni strumento idoneo ed in emergenza, da parte di ogni Istituzione, nelle proprie funzioni e degli Atc perché sia ben chiaro che gli agricoltori producono per il cittadino e non per i cinghiali ungheresi e non! Cinghiali che, ormai, non si fermano neanche davanti ai recinti elettrificati.

Gli ungulati stanno uccidendo l’agricoltura, la società, il territorio e per la cui salvaguardia, in una perfetta condivisione si è deciso di costituire un associazione che ha come obiettivo quello di mettere in pratica una grande e semplice verità: l’unione fa la forza, senza se e senza ma, nel rispetto dei ruoli, dando voce diretta agli attori principali. Ora Lasciamo che siano le immagini a dare contezza di questa ulteriore calamità naturale.