CINGHIALI, REGIONE ABRUZZO PENSA AD ABBATTIMENTI ANCHE IN AREE PROTETTE
CUPELLO – Avvio del bando che finanzia la costituzione delle filiere di trasformazione delle carni da cinghiale con i fondi del Psr Abruzzo 2014/2020 e della collaborazione con le altre Regioni del centro Italia per allungare la stagione venatoria relativamente alla caccia al cinghiale, rivisitazione del Piano Faunistico regionale vigente, risalente al 1992, che dovrà rendere accessibile alla caccia aree attualmente escluse.
È quanto emerso dall’incontro di venerdì scorso a Cupello (Chieti), promosso dal gruppo consiliare Il Cambiamento e dall’omonima associazione sulla delicata questione degli ungulati.
Presenti, tra gli altri, l’assessore regionale alle Politiche Agricole e Venatorie Dino Pepe, il presidente della commissione Sanità Mario Olivieri, il funzionario del settore Caccia Franco Recchia ed il comandante delle polizia provinciale Antonio Miri.
I lavori sono stati moderati dal giornalista-cacciatore Francesco Bottone di Ecoaltomolise.net.
“Gli esiti dell’incontro sono da ritenersi promettenti se si guarda a risultati di medio-lungo periodo – si legge in una nota degli organizzatori – alla luce sia delle attività intraprese dalla Regione Abruzzo che a specifiche richieste da questa avanzate agli Enti locali”.
Tra le richieste rivolte da agricoltori e allevatori all’assessore Pepe, c’è quella di aprire alla possibilità di cacciare il cinghiale anche nelle aree di riserva gestite dall’Ente in maniera diretta o tramite i Comuni.
“A questa sfida”, continua la nota degli organizzatori dell’incontro, “i sindaci debbono fare la loro parte consentendo la possibilità di prelevare i cinghiali, con metodi da concordare, con chi opera e gestisce queste aree perché qui c’è la maggiore concentrazione numerica”.
“La maggior parte di queste aree sono collocate nelle zone ‘non vocate’, ossia nelle superfici con coltivazioni specializzate ed intensive per l’agricoltura e nella parte litorale del territorio laddove i cinghiali andrebbero eradicati”.
“Certamente i tanti cittadini ed agricoltori saranno andati via non pienamente soddisfatti perché si aspettavano notizie più forti ed incisive rispetto all’ampiezza e gravità del problema”, afferma il capogruppo del Cambiamento Camillo D’Amico, “ma bisogna prendere atto che qualcosa di concreto comincia a muoversi ed una presa di coscienza collettiva ed istituzionale sulla gravità si va evidenziando”.
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