CONSORZIO VINI D’ABRUZZO, VERNA VUOTA IL SACCO: PATTO TRADITO, SÌ A UN PRIVATO MA BASTA VETI


ORTONA – Mancanza di trasparenza, confusione sulle modalità di voto, ma soprattutto una chiusura totale con tanto di “veto” su tre possibili presidenti. È lo scenario descritto da Tonino Verna, presidente di Cantina Tollo attorno alle elezioni nel Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo.

Nei giorni scorsi il dibattito sul rinnovo dei vertici dell’ente consortile si è animato prima con la lettera con cui Luigi Cataldi Madonna, dell’omonima cantina di Ofena (L’Aquila), si è rivolto alle aziende familiari e alle cooperative, lanciando dure accuse contro Tollo, responsabile a suo dire di voler “riproporre il principio dell’alternanza cooperativistica oramai giudicata anacronistica”, e poi con gli appelli del Consorzio di tutela vini Colline teramane Docg attraverso il suo presidente Enrico Cerulli Irelli e l’associazione Custodes Laureti che riunisce i produttori di Loreto Aprutino (Pescara) presieduta da Antonella Di Tonno, che hanno sottolineato la necessità che a guidare il Consorzio sia un rappresentante espressione del mondo produttivo privato, superando una volta per tutte l’atavica alternanza che, fino ad oggi, ha portato alla guida del Consorzio rappresentanti dei due giganti della cooperazione, come l’uscente Valentino Di Campli, espressione di Codice Citra, e lo stesso Verna prima di lui, espressione di Tollo.

“Dalla sua nascita al 31 dicembre 2021 il Consorzio è stato governato per 10 anni e mezzo da Citra e per 4 anni e sette mesi da Tollo – ricorda Tonino Verna, raggiunto telefonicamente da Virtù Quotidiane a Dusseldorf dove sta partecipando al Prowein – nel segno di quell’accordo di alternanza che venne stretto a parole all’epoca della costituzione”.

“Ora assistiamo alle posizioni di chi non vuole più rispettare quel patto, di chi convoca e annulla più e più volte l’assemblea dei soci, con scarso rispetto per le aziende che hanno attività commerciali da mandare avanti – accusa Verna – . Luigi Cataldi Madonna è l’ultima persona al mondo che può dare consigli, considerate le sue continue assenze dal Consiglio di amministrazione. I soci privati per essere eletti hanno bisogno delle cooperative, quindi la proposta dei cinque rappresentanti per Tollo, cinque per Citra e cinque per i privati non ha alcun senso. Bisogna trovare un presidente privato univoco, che abbia i voti di tutti. Lo propongo dal 2016, ma deve essere una persona che abbia una rappresentatività, una storia per il mondo del vino abruzzese, un appeal. Un privato che abbia il tempo da dedicare al consorzio. E per trovarlo c’è bisogno di un percorso di riunioni, senza veti e senza esclusioni, che duri almeno un anno. Allora sì che è un cambio di passo. Se dovessi diventare presidente, sono pronto, nel giro di un anno, ad aprire il percorso di valorizzazione del privato”.

Come un fiume in piena, Verna si toglie tutti i sassi dalle scarpe: “Ci sono tante altre scorrettezze – dice -. Due consiglieri, chiamiamoli di minoranza, dell’attuale consiglio di amministrazione, Antonio Marascia e Nicola D’Auria, hanno chiesto al Consorzio la documentazione relativa ai soci, alle unità di conto, tutte quelle informative necessarie per l’elezione e il CdA le ha negate”.

“Ma la cosa più brutta – prosegue – è che durante la mediazione è stato posto un veto sulla mia persona, su quella di Antonio Marascia (di Cantina Miglianico, ndc) e su un produttore privato, Franco D’Eusanio di Chiusa Grande. Mi sembra che sia un percorso che nulla ha a che vedere con il rispetto degli interessi comuni, ma persegue solo quelli personalistici”.

Nelle scorse settimane, secondo quanto ricostruito dal fronte Tollo, ci sarebbe stato un incontro tra Antonio Marascia e Andrea Di Fabio per il versante Tollo, e Angelo Baccile e Valentino Di Campli per quello Citra, durante il quale i primi avrebbero proposto ai secondi, la permanenza di Di Campli nel CdA, con la presidenza a Verna, e la vicepresidenza a Dino D’Ercole, candidato di Citra e un consiglio formato da otto membri per Tollo e sette per Citra.

L’accordo sarebbe stato rifiutato, con ulteriore barriera, anche di fronte ai nomi di D’Eusanio e Marascia per ricoprire la presidenza. Da allora non ci sarebbero stati altri tentativi di mediazione.

L’appuntamento elettorale è alle porte, “e nessuno sa come e quando si voterà – va avanti il presidente Verna – . Giovedì è convocata l’assemblea e non è stata ancora pubblicata la lista dei soci candidati eleggibili. Al primo punto c’è la sua approvazione, poi c’è la discussione sul bilancio, altri punti di minore entità e poi si dovrebbe aprire il seggio. Ma non si sa quando si vota. Non c’è un facsimile di come votare. Oltre a non avere a disposizione le unità di conto, diritto sacrosanto dei consiglieri e del singolo socio”.

Le critiche al presidente Di Campli (al quale questo giornale ha più volte chiesto invano un’intervista sul tema) toccano anche parte dell’operato degli ultimi 3 anni. “Parandosi dietro la scusa del Covid – stigmatizza Verna – non sono mai state fatte le assemblee dei soci, nemmeno sul disciplinare, che è il vangelo dell’enologia, che rappresenta scelte fondamentali per la sopravvivenza di tante aziende”.

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