CORONAVIRUS: ATTIVITÀ PER ATTIVITÀ, TUTTO QUELLO CHE SI FERMA DAL 25 MARZO

L'Aquila, centro storico (foto Mattia Fonzi)

L’AQUILA – Il Governo ha pubblicato nella serata di oggi il Decreto firmato oggi dal Premier Giuseppe Conte sulla chiusura di molte attività produttive a partire da lunedì 23 marzo (ma c’è tempo fino a mercoledì 25 per completare le attività necessarie allo stop) e fino al 3 aprile, a causa dell’emergenza coronavirus in corso.

In allegato al Decreto vengono elencate tutte le categorie di attività che possono rimanere aperte, perché ritenute essenziali in questo momento di profonda crisi per lo Stato e la popolazione.

Ma quali sono, invece, le attività che il mercoledì prossimo dovranno chiudere i battenti? Attraverso l’analisi dell’elenco del codice Ateco – ossia la classificazione delle attività economiche in Italia – siamo in grado di stabilire con certezza chi dovrà rimanere a casa, oltre a chi potrà scegliere di aprire, come scritto nel Decreto stesso.

Per ciò che concerne commercio e servizi al dettaglio, chiudono gli autosaloni – ma non i carrozzieri, i meccanici e gli elettrauto – e rimangono aperti gli alberghi “e strutture simili”, una dicitura che creerà non pochi problemi agli addetti ai lavori, considerando che tra i codici Ateco per i quali è permessa l’apertura non vi sono quelli di affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence, rifugi di montagna e ostelli.

Tutte queste attività dovranno infatti chiudere, come anche le aree campeggio e camper, le attività di noleggio, le agenzie di viaggio, le agenzie interinali per il lavoro e gli studi di investigazione privata.

I call center, gli studi professionali, come quelli di ingegneria, di dottori commercialisti o di avvocati possono rimanere aperti, ma dovranno chiudere le agenzie di pubblicità e ricerche di mercato.

Come anticipato già stamane da alcuni media, smetteranno di funzionare anche le lotterie, le scommesse e le case da gioco.

Non potranno essere attive neanche tutte le attività inerenti le costruzioni di edifici, residenziali e non, il completamento e la finitura di edifici, i lavori di costruzioni specializzati (ad eccezione dell’installazione di impianti elettrici e idraulici). Insomma, tutti mestieri non indifferenti all’economia dei territori in corso di ricostruzione dopo i terremoti del 2009, 2016 e 2017 in Abruzzo e sull’Appennino centrale.

Se guardiamo alle categorie che impiegano più persone nel Paese, occorre evidenziare che dovranno chiudere tutte le fabbriche della metallurgia, della siderurgia, di prodotti in metallo e le fonderie. Ma anche le fabbriche di armi, di coltelli, di utensili, di oggetti di ferramenta, le industrie del tabacco, tutti gli stabilimenti che lavorano minerali non metalliferi, come il vetro, la terracotta, la ceramica, il cemento o il gesso.

Chiudono anche gli stabilimenti per la fabbricazione delle automobili, dei rimorchi e di tutti i mezzi di trasporto come le navi, le locomotive e gli aerei. Rimanendo nell’ambito degli stabilimenti, il 25 marzo chiuderanno anche quelle di mobili, gioielli, strumenti musicali, articoli sportivi, giochi e giocattoli.

Nell’estrattivo, serrata per le attività di estrazione in cave e miniere, di materiali metalliferi, come ferro e uranio, tutta l’industria del legno (ad eccezione degli imballaggi), la silvicoltura e l’utilizzo di aree forestali.

Nel campo del tessile chiuderanno tutte le attività inerenti la preparazione e la fibratura di fibre tessili (ad eccezione della fabbricazione di tessuti ricollegabili ai dispositivi di protezione sanitaria), confezione di articoli di abbigliamento (ad eccezione di camici, divise e indumenti da lavoro) e la fabbricazione di articoli in pelle.

Serrande abbassate anche per fabbriche di computer, orologi, prodotti e componenti elettronici, per le telecomunicazioni, per l’elettronica di consumo audiovideo e di attrezzature fotografiche, per chi produce macchinari, a eccezione di quelli per l’industria della carta, del cartone, della plastica e della gomma.

Resta da capire quanto sarà impattante questo decreto, in termini di quantità e circolazione delle persone, soprattutto alla luce delle numerose categorie di attività produttive che potranno continuare a rimanere aperte.

Resta inteso nel Decreto che tutte le attività considerate da chiudere potranno rimanere aperte se considerate di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto del territorio di riferimento.

Per esempio, è vero che dovranno chiudere le fabbriche di armi, ma se il Ministero della Difesa ritiene strategico mantenere aperto un importante insediamento produttivo di armi, quello stabilimento non serrerà i cancelli.

Sarà sulle eccezioni che si giocherà la partita tra le corporazioni industriali e il governo nelle prossime ore.

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