CORONAVIRUS, I MUSICISTI DURANTE L’EMERGENZA: “NOI, INVISIBILI PER LO STATO”


L’AQUILA – “Che vita sociale vivace avete a L’Aquila!”. Sì, ce lo siamo sentiti dire spesso da chi arrivava da fuori città. Anche nostri corregionali si stupivano di come a L’Aquila non ci fosse mai una sera in cui non saper cosa fare. Sarà stata la capacità di reagire agli anni duri del dopo terremoto. Sta di fatto che tanti locali, e molti in più rispetto agli anni passati, avevano aperto alla musica dal vivo. Tantissimi gli artisti, alcuni con doppio lavoro: la sera cantanti, musicisti, e di giorno professori, giornalisti, baristi, avvocati.

Qualsiasi mestiere, ma tutti musicisti per passione.

Oltre a loro, sui palchi dell’Aquila ci sono tanti musicisti “veri”, attivi non solo in città ma in tutta la regione, e molti anche Italia e nel mondo, musicisti che con la musica vivono, pagano le bollette, danno un futuro a sé e ai propri figli.

L’emergenza Coronavirus ha, in pochissimi giorni, stravolto la loro vita, come quella di tutti noi.

All’inizio i locali hanno timidamente provato a non cancellare le date, man mano tutti hanno dovuto farlo.  Mantenere le distanze è fondamentale per non diffondere il contagio, ma è impossibile in un locale pubblico che resta aperto.

Pertanto tutti sono stati chiusi. Gli artisti si sono trovati con concerti pronti e l’impossibilità di suonare, senza una certezza, né artistica, né economica. Soprattutto senza sapere quando tutto questo avrà fine. Per molti ciò ha significato anche l’interruzione dell’attività didattica.

Virtù Quotidiane ha raccolto alcune delle loro voci.

“Venivo da un periodo artisticamente molto delicato e difficile dal quale stavo uscendo con forza e proprio dal mese di marzo sarei ripartito con diversi progetti in studio e live, ma sono stati rimandati tutti, alcuni addirittura cancellati”, racconta Fabio Colella, batterista, attivo in numerosi progetti artistici.

Gli fa eco Roberto De Carolis, sassofonista, che tra l’altro con Colella ha attivo un progetto musicale: “Ci siamo ritrovati tutti spiazzati, è stato un caos, un vero disagio che ha colpito noi artisti e tutti i gestori dei locali” racconta De Carolis. “Ho perso molte date, erano concerti in vari jazz club italiani ed eventi culturali assieme al mio duo, quartet e altre formazioni” .

Il problema salute, ovviamente, è quello centrale per tutti, come spiega il pianista Fabrizio Ginoble: “Ora i problemi sono altri, ma, onestamente non so ancora quanti eventi ho saltato, probabilmente cinque o sei live e andando avanti, in estate, la situazione attuale diverrebbe un terribile problema”.

Ha guardato subito oltre invece Luigi Sfirri, chitarrista: “Ho tentato di non pensarci troppo e di cercare, invece, altre forme di espressione virtuale sfruttando la tecnologia a nostra disposizione, come le collaborazioni a distanza con amici musicisti e la creazione di esibizioni live”.

L’oggi è tante cose, ma è tutto ciò cui gli artisti non sono abituati: l’assenza dei concerti e, per tanti, il mancato incontro con i propri allievi. Quasi tutti i musicisti, dopo un primo momento di stallo, continuano le lezioni via web, difficili, ma oggi l’unica via per tenere viva l’attenzione e la curiosità degli studenti e dare un senso al lavoro fatto fin qui.

Concerti cancellati, vite interrotte: “Ho rinunciato ai miei progetti con Claudio Filippini, al tour con Chris Cain e Luca Giordano, e non so quanti altri se ne aggiungeranno” racconta Colella, citando anche altri colleghi musicisti che hanno visto interrotta la propria attività.

Abbiamo parlato anche con Diego Colaiuda, cantante: “Io sono particolarmente impegnato in eventi privati, come i matrimoni. È un grande problema veder saltare tutto. L’assenza di questi eventi, che si svolgono spesso in estate, fa saltare l’intero anno. Durante la stagione estiva si progetta per l’inverno e così va in crisi tutto”.

Veder dissolversi le date è stato un duro colpo. Tanti lavoratori, non solo gli artisti, con l’emergenza  Covid-19, hanno subito e subiranno un tracollo economico.

“La categoria spettacolo è stata la prima ad avere il blocco totale delle proprie attività” sottolinea la cantante Federica Di Stefano. “I primi a fermarsi siamo stati proprio noi, musicisti, attori, ballerini, tecnici del suono. Ci tengo a  sottolineare la compostezza e la dignità di tutta questa categoria fin troppo bistrattata, la quale non viene quasi mai considerata una vera e propria categoria di lavoratori”.

Spesso i musicisti si sentono chiedere “Sì ma, per lavoro che fai?”. E oggi questo atteggiamento generale nei confronti di chi vive di arte si ripercuote drammaticamente sulle loro situazioni.

“Molto del nostro lavoro è, purtroppo, invisibile” dice Sfirri. “Mi piacerebbe che lo Stato ci mettesse nelle condizioni di condurre il nostro lavoro con tutti i diritti che spettano agli altri lavoratori, diritti di cui siamo privati”.

Secondo Diego Colaiuda un aiuto potrebbe arrivare dalla Siae: “Non siamo tutelati in niente, in questo momento così particolare chiederei di annullare o ridurre il costo della Siae, che spesso ha un peso economico eccessivo, che riduce sensibilmente il guadagno su una prestazione artistica stessa. Sarebbe il caso di rivedere molte cose”.

Ginoble sottolinea: “Il nostro settore è scarsamente organizzato, dai vertici fino ad arrivare alla base dove ci siamo noi. Il corona virus rappresenta l’ennesima complicazione di un quadro già molto complicato di suo. Allo Stato chiederei di rivalutare, quando saremo più sereni tutti, il ruolo delle arti tutte e degli spazi dove avviene la formazione, sin dai primi passi”.

C’è pudore nei musicisti nel parlare della difficoltà che vivono, ma qualcuno lo racconta chiaramente. “È un disastro – spiega il batterista Colella – non ho altre entrate, ma le spese restano tutte le stesse. Cosa chiederei allo Stato? Quello che chiedono tutti i lavoratori fermi: di bloccare le bollette di luce, gas e acqua”.

Il tono, nei confronti dello Stato, è francamente sfiduciato, i musicisti non osano chiedere, perché non si aspettano nulla.

Proprio come gli artisti, tutto il mondo dell’arte si è mobilitato a fonte dell’emergenza in corso.

Paolo Fresu ha dato il via a una petizione online per chiedere al Governo non solo di proteggere la categoria ma, soprattutto, di ripartite dopo questo momento difficile, dal ridisegnare diritti e doveri di una compagine professionale che opera con criteri e meccanismi ben diversi da quelli di altri Paesi e in particolare chiede l’indennità di 500 euro mensili per 6 mesi per tutti i lavoratori dello spettacolo che dal 23 febbraio non hanno potuto svolgere più attività.

Nella speranza, come per tutti, di tornare a suonare sui palchi, a insegnare, a creare nuovi progetti, i musicisti studiano, proseguono le registrazioni, creano concerti live sui social e, potremmo dire, “riscaldano i motori” per tornare più entusiasti che mai.

“È risaputo che i momenti intensi possano smuovere la creatività – conclude Federica Di Stefano – . Luigi Tenco, non a caso, un giorno a un giornalista che gli chiedeva ‘perché scrivi solo cose tristi?’, rispose ‘Perché quando sono felice esco’”.

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