DALLA TERZA LINEA ALLA PRIMA CONTRO I TRASGRESSORI, RUGBISTA TROVA LAVORO GRAZIE AL COVID


L’AQUILA – Nella vita ai tempi del Coronavirus niente è più come prima. Davanti al vuoto creato dal distanziamento sociale e dal blocco delle attività quotidiane, la fila al supermercato, uno dei pochissimi luoghi accessibili, ci restituisce uno spaccato umano interessante, fatto di storie e circostanze che si incrociano, a un metro di distanza e con il diverso approccio individuale che ognuno mette in atto per affrontare la situazione di emergenza.

E se le misure straordinarie hanno creato classi opposte di lavoratori, tra quelli in prima linea, altri, la maggior parte, obbligati a fermarsi e poi gli “invisibili” del lavoro nero, c’è anche la storia di chi un lavoro lo ha trovato proprio per effetto del Covid 19.

Si tratta di Dario Basha, 24 anni, di origini livornesi, giocatore professionista per la squadra dell’Avezzano Rugby, che dalla terza linea della palla ovale è passato alla prima linea di addetto alla sicurezza per Covid, ingaggiato da Conad Pingue, il gruppo societario già sponsor della squadra di rugby marsicana.

La sua mansione principale è quella di controllare che i clienti rispettino la distanza di sicurezza quando sono in fila per entrare al supermercato, che entrino contingentati, uno alla volta e per famiglia e soprattutto che indossino guanti e mascherina, nel rispetto delle normative e delle indicazioni sanitarie negli ambienti chiusi.

Lo incontriamo alle porte del supermercato di Pettino dove ogni giorno, nonostante il Governo abbia rassicurato sulle scorte alimentari, la fila per entrare è sempre lunga, in particolare nel fine settimana.

Sempre gentile e sorridente, anche se il sorriso si percepisce appena dietro alla mascherina protettiva, professionale e forte della “collaborazione di tanti colleghi in prima linea con grande senso di responsabilità e dedizione al lavoro”.

Un lavoro appunto in prima linea, quello di cassieri, banconisti, addetti alla sicurezza, esposti al diretto e costante contatto con il pubblico, un lavoro che ha assunto una nuova dignità, un valore importante in questa fase di emergenza che espone alcuni settori più di altri al rischio di contagio.

“Era da tempo che cercavo un impiego, da quando mi sono trasferito in Abruzzo per il rugby, trovarlo è stata una fortuna” dice a Virtù Quotidiane Dario che, tra le mansioni svolte, si occupa anche delle consegne a domicilio, in grande aumento “siamo intorno alle sessanta settimanali, segno che le persone sfruttano il servizio messo a disposizione dal supermercato per uscire meno di casa”.

Ma come si comportano gli aquilani con la spesa? “C’è ancora tanta gente che viene a fare la spesa più volte al giorno – rivela il rugbista – in molti casi, ci sono anche quelli che vengono in coppia, nonostante il divieto, e che per arginare il controllo si mettono in coda separati per poi ritrovarsi tra i banchi del magazzino alimentare. Non si vuol ancora capire che è obbligatorio, secondo normativa, che a fare la spesa sia solo un membro del nucleo familiare”.

Inoltre, “quando provi a spiegare che in ambienti chiusi indossare la mascherina rappresenta una forma di sicurezza per se stessi e per il prossimo, ti ritrovi a discutere con chi mostra ancora riluttanza di fronte alla situazione e alle nuove norme comportamentali introdotte”.

Dalle parole di Dario emerge la categoria di coloro, una minoranza ma neanche tanto, che oppongono resistenza ad ogni forma di regola imposta per il bene collettivo, dalla fila che genera malcontenti e prepotenze, soprattutto da parte di coloro che pretendono di fare la spesa in compagnia di un familiare, ai dispositivi di sicurezza che alcuni rifiutano di indossare.

“La cosa che mi stupisce di più – dice Dario – è che i più indisciplinati sono gli anziani”.

La procedura prevede che in casi estremi si possano chiamare le forze dell’ordine che invitano a loro volta i titolari di attività a far rispettare le regole ai clienti.

Secondo l’osservatorio di Dario in fatto di acquisti, nei primi giorni i carrelli erano pieni, la situazione è andata poi normalizzandosi ma sono diverse le persone che comprano poche cose più volte a settimana.

Sul podio dei prodotti più venduti ci sono il lievito di birra, le farine e l’alcol “non si fa in tempo a rifornire gli scaffali che questi prodotti vanno via in un attimo”.

Un aspetto significativo se analizzato nelle trame delle paure, individuali e collettive, riferite alla mancanza di cibo che una pandemia mondiale sembra possa comportare ma che in realtà, come ampiamente ribadito, è oggettivamente improbabile.

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