Cronaca 08 Ago 2017 18:58

È L’ESTATE PIÙ CALDA DAL 1970, SICCITÀ E DANNI IRREPARABILI ALL’AGRICOLTURA

È L’ESTATE PIÙ CALDA DAL 1970, SICCITÀ E DANNI IRREPARABILI ALL’AGRICOLTURA

L’AQUILA – Capro espiatorio dei malesseri del momento, della poca voglia di lavorare e dell’ansia da ferie, il caldo l’ha fatta da padrone nelle conversazioni dei giorni passati. Specialmente per gli aquilani così poco abituati al clima torrido.

Negli ultimi tempi, i post a tema sui social sono diventati i nuovi tormentoni al posto dei vecchi suggerimenti del Tg2: bere molto, non uscire nelle ore più calde, mangiare molta frutta e prestare attenzione ad anziani e bambini. E quindi si innesca il classico meccanismo: esternazione del disagio, polemica degli haters e replica degli haters degli haters stessi. In tutto questo i più fotografati sono i cruscotti delle macchine con i loro termometri che in alcune giornate hanno segnato anche 41 gradi, temperatura che all’Aquila finora faceva pensare giusto a una febbre da cavallo.

E a provare che tutto questo caldo non era un’impressione, il 10 luglio è arrivata una nota del Cetemps (il Centro di eccellenza per l’integrazione di tecniche di telerilevamento e modellistica numerica per la previsione di eventi meteorologici severi), anticipata da un post sulla pagina Facebook, che ha affermato che il giugno 2017 è stato uno dei mesi più caldi nella storia dell’Aquila degli ultimi decenni, in particolare dal 1970, anno in cui ha iniziato a funzionare la centralina dell’Università.

Si è rilevata una temperatura massima di quasi 34 gradi, superati però dai quasi 37 del giugno 2003. Fu molto caldo anche il 2012 ma l’anomalia riguardò più che altro le ore diurne, al contrario del 2003 e del 2017 quando sono state rilevate anomalie importanti anche nelle ore notturne.

L’analisi dei dati comunque porta a rilevare che le anomalie “calde” sono concentrate negli ultimi anni, sarà il riscaldamento globale?

Sarebbe interessante vedere lo stesso tipo di analisi per il mese di luglio 2017, confrontato con i mesi di luglio degli ultimi decenni, in particolare con il luglio del 1983, la cui ondata di caldo occupa persino una pagina su Wikipedia. L’ondata fu preceduta da un’intensa fase di El Niño, una massa di aria incredibilmente calda che, schiacciata dall’alta pressione di matrice nord-africana, investì l’Italia ad iniziare dalla Sardegna.

Di certo, per ora, c’è che il gran caldo sta provocando danni irreparabili all’agricoltura. Ortaggi, legumi, olive e viti sono tra le più colpite dalla siccità. Soffrono anche le produzioni di foraggio con conseguente aumento dei costi per la zootecnia. Duecento milioni di euro di danni, nella sola Marsica, era la stima di Coldiretti già alla metà di luglio. Ilaria Di Marco


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