FIERA DELLA CAPRA DI BEFFI: IL BORGO MEDIEVALE TORNA A VIVERE TRA NUOVE IDEE PER IL RILANCIO DEL TERRITORIO


ACCIANO – Grande successo per la Fiera della capra, lo storico evento che ogni anno torna a far vivere il castello di Beffi, gioiello nel cuore della Valle Subequana, ad appena una trentina di chilometri dall’Aquila.

In molti hanno deciso, lo scorso 11 novembre, di passare una domenica diversa dal solito, in una fiera che non punta più solo all’acquisto in sé ma che è tornata ad essere un momento in cui rincontrarsi e riscoprire una tradizione che ha origini antichissime, risalente probabilmente a fine Ottocento.

L’evento, rispetto agli scorsi anni, ha richiamato non solo gli abitanti della valle ma anche diversi curiosi e turisti; segno di una maggiore apertura e di un necessario cambio di rotta. Per il secondo anno, infatti, grazie ad associazioni e aziende che operano sul territorio si è ricreato un clima di festa, irradiato dal sole dell’estate di San Martino.

Oltre al consueto mercato caratterizzato per lo più da prodotti tipici e artigianali, sono tornati ad essere protagonisti gli animali: la fiera deve infatti il suo nome all’usanza di vendere e acquistare bestiame, tra cui capre per l’appunto.

Capre, pecore, maiali, conigli, galline e tacchini hanno riempito il giardino antistante la torre, portati questa volta solo in esposizione da Enrico Masci, giovane che ha da poco aperto l’azienda agricola Santa Petronilla ad Acciano.

I più piccoli hanno poi avuto la possibilità di salire in sella agli asini e di partecipare a laboratori didattici. Il castello di Beffi rappresenta una risorsa di pregio per la valle, dal grande valore storico. La prima attestazione risale al 1185, ma l’assetto degli edifici che vediamo oggi è del XII-XIII secolo, con modifiche apportate nel corso del XIV secolo.

Il complesso medievale è costituito da un’imponente torre dalla quale si sviluppa un recinto fortificato che ospita diversi ambienti abitativi, un tempo destinati al feudatario, al suo corpo di guardia ed alla popolazione. Nei secoli, il castello fu usato sempre più con funzione residenziale, fino al XVIII secolo, quando cominciò il graduale abbandono. Fatta eccezione per qualche evento pubblico, come la festa medievale, la situazione di sostanziale abbandono si è protratta fino ai giorni nostri. Si stava progettando una fruizione di alcuni edifici come albergo diffuso quando il sisma del 2009 ha fatto sfumare l’idea, causando danni ancora oggi visibili.

Fortunatamente alcune parti del borgo si sono conservate perfettamente: un edificio rimasto illeso ha potuto addirittura ospitare una famiglia di sfollati del terremoto della zona. Anche la torre difensiva, alta 18 metri, a pianta pentagonale e ristrutturata negli anni Novanta, non ha presentato danni ma anzi ha recentemente trovato una nuova visibilità.

Per l’occasione la torre è stata infatti aperta al pubblico, con la possibilità di salire fino in cima per ammirare lo splendido panorama sulla valle, ascoltando i cenni storici di una guida esperta. Tutto questo è stato possibile grazie ad Aternostrum, un’associazione di ragazze e ragazzi di Acciano, nata nel 2010 quando, a seguito del sisma molti di loro si sono ritrovati a vivere in paese e hanno deciso di fare qualcosa per il territorio.

Dopo la buona riuscita delle visite guidate dello scorso anno nel corso della Fiera della capra e delle “Giornate di Primavera” del Fai (Fondo Ambiente Italiano), il Comune di Acciano ed in particolare il sindaco Fabio Camilli, ha deciso di lasciargli in gestione la torre medievale e una stanza all’interno del castello, con ottimi risultati: i ragazzi infatti offrono un servizio di visite guidate su chiamata, anche in diverse lingue, tengono in ordine il giardino che hanno arredato con nuove panchine ed hanno già organizzato due concerti ed un’escursione dalla torre di Beffi a quella di Goriano Valli.

A dare ulteriore significato all’evento, è stata la presenza del centro di educazione ambientale “Torre del Cornone – ILEX” di Fontecchio che in seguito all’adesione formale della Regione Abruzzo alla rete delle Foreste Modello, si è occupato di informare tutti i cittadini dell’ambizioso progetto.

Si vuole, in breve, avviare una gestione partecipata della media valle dell’Aterno, creando un’associazione che includa le realtà pubbliche e private della zona per realizzare progetti concreti volti ad uno sviluppo sostenibile del territorio montano.

Le idee per tornare a vivere appieno questi paesini dell’Abruzzo, insomma, ci sono tutte e l’amministrazione comunale, dalla sua, sta stimolando queste iniziative. E anche se sappiamo bene che il processo sarà lungo, arrivano da più parti segnali positivi: tra questi la Fiera si inserisce in un’ottica che, dicevamo, va oltre gli acquisti e mira invece a rinsaldare un’antica tradizione contadina.

Non è casuale infatti che la Fiera si svolga ogni anno la seconda domenica di novembre: era questo il periodo dell’anno in cui, finita la vendemmia, si poteva vendere l’uva e avere abbastanza denaro per comprare il necessario per l’inverno. Acquistare allora non era semplice, le fiere richiamavano perciò tutti gli abitanti dei paesi vicini: oltre a quella di Beffi c’era la fiera di Santa Lucia a Pedicciano, di San Francesco e Santa Gemma a Castelvecchio Subequo ed una fiera a fine maggio ad Acciano.

A Beffi si andava per comprare vestititi caldi, un paio di scarpe invernali, stoviglie, nuovi attrezzi per l’anno a venire, castagne, zafferano ma anche un bicchiere di vino o un panino per rifocillarsi, perché ovviamente il paese si raggiungeva a piedi, magari tagliando per vie di campagna. La fiera non si collocava dove la troviamo oggi, cioè tra il borgo medievale e la chiesa di San Michele Arcangelo, ma lungo la strada che costeggia il paese.

Si vendevano e si acquistavano animali da cortile, come capre, pecore e maiali, con cui una famiglia poteva tirare avanti un anno intero: si sceglieva l’animale e si faceva un contrassegno distintivo su di esso, e solo successivamente il venditore portava alla stalla di ognuno l’animale scelto.

Ma, spostandosi di rado durante l’anno, la fiera era anche l’occasione per andare a far visita ad amici e parenti dei paesi vicini. Ci si prendeva del tempo per le persone, del tempo per pensare a quali oggetti erano davvero utili e, in questo modo, anche comprare il necessario aveva un sapore decisamente diverso dai nostri acquisti online o in anonimi centri commerciali.

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