I BRACCIANTI DELL’AGRO PONTINO LAZIALE DOPATI PER LAVORARE COME SCHIAVI IN DOCUFILM SCHOCK


L’AQUILA – A volte l’uso di metanfetamine ha un fine molto diverso dal concetto di sballo notoriamente associato a queste droghe sintetiche che alterano le prestazioni fisiche in fatto di resistenza al sonno e alla fatica. È il caso di alcuni braccianti agricoli delle comunità sikh dell’Agro Pontino laziale che per sostenere i ritmi disumani del lavoro nei campi ricorrono al doping, termine forse inappropriato ma efficace per capire di cosa parliamo.

Questa è solo la punta dell’iceberg di un vasto universo di sfruttamento che attraversa l’Italia intera dove un esercito di migranti indiani semina e raccoglie frutta e ortaggi dalle dodici alle quindici ore al giorno, sette giorni su sette, sotto il sole, a pochi euro l’ora, sotto un “padrone” che la maggior parte delle volte si rivela un aguzzino per le violenze e le vessazioni cui sottopone chi tenta di reagire.

Il docufilm The Harvest racconta tutto questo, le condizioni dei migranti sikh che lavorano nei campi del basso Lazio, gli stessi da cui proviene la stragrande maggioranza della frutta e della verdura che compriamo ogni giorno, a L’Aquila e nel centro Italia.

Un documento importante prodotto da Smk Videofactory, una casa di produzione indipendente nata a Bologna nel 2009 da un gruppo di mediattivisti che in questi anni hanno realizzato documentari a sfondo sociale, lavori di inchiesta e di denuncia, anche in Palestina e Kosovo.

Incontriamo il regista Andrea Paco Mariani nello spazio sociale di Case Matte, nel parco di Collemaggio, dove il docufilm è stato proiettato dopo una cena sociale di sensibilizzazione.

“Nel 2015, inciampammo letteralmente in un dossier che si chiamava Doparsi per lavorare che raccontava il crescente utilizzo di sostanze dopanti tra i braccianti sikh del Lazio, un mix di metanfetamine, oppio e farmaci antispastici – racconta il regista a Virtù Quotidiane – Abbiamo incontrato l’autore del dossier Marco Omizzolo e successivamente le comunità sikh, una serie di persone che ritroviamo anche nel film”.

Come Gurwinder che viene dal Punjab e da anni lavora nelle serre dell’Agro Pontino. Da quando è arrivato in Italia, vive insieme al resto della comunità sikh in provincia di Latina. Anche Hardeep è indiana, ma parla con accento romano. Lei, nata e cresciuta in Italia, cerca il riscatto dai ricordi di una famiglia emigrata in un’altra epoca, lui è costretto, contro le norme del suo stesso credo, ad assumere metanfetamine per reggere i pesanti ritmi di lavoro e rimandare i soldi in India.

“Il doping è solo la punta dell’iceberg”, denuncia il mediattivista. “Non possiamo affermare che qualcuno obblighi queste persone a farlo – precisa – ma è ovviamente una diretta conseguenza di una situazione molto più complessa”.

Un altro aspetto “aberrante” è la questione della condizione contrattuale dei sikh, “non stiamo più parlando di lavoro nero ma di zone grigie, forme diverse di contratti pseudo legali tarate sull’individuo – denuncia Andrea – persone messe su un piano di ricattabilità altissimo, permessi di soggiorno vincolati al contratto di lavoro che si è costretti ad accettare nonostante tutto. La barzelletta degli immigrati che vengono a rubarci il lavoro vale esattamente al contrario”.

Un modello di sfruttamento “assurdamente estendibile alla luce del sole nel momento in cui non è più para illegale perché frutto di una deregolamentazione su lavoro e immigrazione, significa che oggi tocca alla comunità sikh e domani potrebbe toccare a tutti gli altri”.

Gli episodi di sfruttamento, caporalato, cottimo, basso salario, violenza fisica e verbale, sono stati rilevati in numerosi casi, quasi sempre da associazioni che operano sul territorio.

Un docufilm che unisce il linguaggio del documentario alle coreografie delle danze punjabi. Due storie che si intrecciano nel corso di una giornata, dall’alba quando inizia il lavoro in campagna alla preghiera serale presso il tempio della comunità. Un duro lavoro che, tra permessi di soggiorno da rinnovare, buste paga fasulle, sembra essere ancora molto lontano dal rispetto dei diritti che la legge italiana già riconosce.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2022