IL BOSSO, PIONIERI DEL TURISMO SOSTENIBILE NELL’ABRUZZO INTERNO


CAPESTRANO – L’agenda di agosto della società cooperativa Il Bosso è fittissima di appuntamenti che spaziano dalle attività di trekking sul Gran Sasso e sulla Majella, alle pedalate in e-bike con visita al borgo e al castello di Capestrano (L’Aquila), alle escursioni con kayak sit on top monoposto, alle visite per famiglie presso il Centro visita del lupo, agli eventi enogastronomici e musicali inseriti nella rassegna Espressioni artistiche & territoriali di tutti i martedì.

La realtà della società affonda le sue radici ben 22 anni fa a Bussi sul Tirino (Pescara), quando un piccolo gruppo di giovani laureandi in materie ambientali inizia ad immaginare il proprio futuro professionale operante nella Valle del Tirino.

Attualmente la società ha sede nella frazione di Capodacqua del comune di Capestrano.

Nata come società cooperativa, prende il nome da una pianta tipica della zona, il cui nome scientifico è appunto Buxus sempervirens, a riprova della sua simbiosi con il territorio.

Con qualificate competenze e uno spiccato rispetto ambientale, quali principali prerogative del loro operato, i giovani hanno approcciato un territorio completamente vergine dal punto di vista turistico e hanno proposto come prime attività il trekking, l’escursionismo in montagna, pedalate in mountain bike nella valle tritana, e percorsi in canoa nel tratto di fiume che va dalla località San Martino alle sorgenti di Capestrano.

Il presidente, Cristian Moscone, insieme ad altri tre soci, ha avuto una visione lungimirante a salvaguardia del territorio, che ancor oggi potrebbe convertire il fenomeno dello spopolamento da parte delle nuove generazioni.

Il team si è ampliato e vi è entrato a far parte anche Paolo Setta, direttore delle attività turistiche: “È grazie al coinvolgimento del presidente che la mia vita è cambiata – rivela a Virtù Quotidiane – . Il gruppo societario ha due anime composte dai medesimi 11 soci: Il Bosso, quale società cooperativa riconosciuta dal centro di educazione ambientale, che si occupa prevalentemente di attività turistiche, e Il Bosso Formazione, l’ente di formazione professionale accreditato alla Regione Abruzzo per l’educazione e la formazione ambientale”.

Le attività iniziali hanno visto una loro evoluzione e intensificazione, declinandosi in pedalate in e-bike enogastronomiche e al tramonto con cena in cantina tutti i venerdì d’estate.

Di contro, in inverno, sono previste ciaspolate, uscite in e-bike e trekking nelle zone di Castel del Monte, Calascio e Santo Stefano di Sessanio, “borghi strategici nei quali crediamo fermamente e dove facciamo esplodere una serie di iniziative tutto l’anno”.

“Facciamo parte del progetto Castel del Monte Cuore del Gran Sasso d’Italia insieme alla società Wolftour, in accordo con tutti gli operatori di Castel del Monte e con l’amministrazione comunale – spiega Setta – al fine di intensificare l’attrattività del borgo tramite contest fotografici e video, implementare la cultura della rete tra gli operatori e rafforzare l’offerta turistica del Gran Sasso. Castel del Monte e i borghi del Gran Sasso aquilano sono per noi un altro presidio territoriale strategico, oltre alla Valle del Tirino, per avere un’offerta che copra 365 giorni l’anno”.

Ulteriori destinazioni turistiche – protagoniste del riconosciuto progetto Terra di Santi e di guerrieri del 2016 – sono tutti i borghi della Valle del Tirino con il distretto della Baronia di Carapelle che possano rappresentare una prospettiva di complementarietà e di integrazione.

Così come si possono fare bellissime passeggiate a cavallo e in e-bike su tutto l’altopiano di Navelli che, insieme al complesso monastico di Bominaco e Peltuinum sono ritenute aree di altissimo pregio.

Il Bosso è attivo anche sul versante della Majella, data la presenza di alcuni partner con i quali condivide la politica del turismo qualificato e gestendo dal 2003 un’area faunistica importante, Il Centro visite del lupo, a Popoli (Pescara) nel Parco nazionale.

Nell’arco di tempo che va dalla fondazione del Bosso ad oggi il turismo è evidentemente cambiato. “Quando abbiamo iniziato, l’espressione massima erano le sagre ed erano presenti soltanto organizzazioni come il Touring Club e il Cai che abbinavano attività turistiche ad attività professionali in montagna”, ricorda Setta. “Oggi, invece, si trovano tante iniziative più o meno professionali, tuttavia c’è il pericolo di forme scomposte sulla scia dell’esplosione del turismo. Le realtà possono apparire simili ma differire nella sostanza, rischiando di deludere le aspettative del cliente e avere feedback negativi”.

“La vera sfida di oggi non è sulla quantità di turisti ma sulla qualità in una terra di qualità”, fa osservare Setta, “in principio le persone, provenendo dal Gran Sasso, capitavano qui quasi per sbaglio, intercettando il fiume Tirino solo grazie al passaparola; i primi che ho accompagnato in canoa erano stranieri che volevano visitare Scanno e gli eremi”.

“Era tutto più difficile, bisognava creare turismo ma al contempo stimolante perché si lavorava in un contesto davvero selvaggio. Nell’attuale era digitale si ha la percezione della massa dei visitatori, soprattutto in estate. Ieri eravamo tra i pochi pionieri di questo settore, si pensi che siamo partiti dall’essere in 4 e oggi il Bosso impegna più di 70 persone, mentre oggi esistono moltissime realtà turistiche ma non tutte sono qualificate, e questo potrebbe andare a discapito di tutte le esperienze inerenti lo stesso territorio”, aggiunge.

Paolo Setta è anche responsabile del portale valledeltirino.it, un contesto di accoglienza, informazione e promozione turistica di cui si è fatto promotore Il Bosso e che oggi vanta oltre 35 operatori che ricadono nei borghi di Capestrano, Ofena, Navelli, Villa Santa Lucia degli Abruzzi e Bussi sul Tirino.

Sono riusciti a centrare l’obiettivo di fare rete, e chiunque giunga in questi comuni avrà immediatamente cognizione della organizzazione e considerazione che lega sinergicamente gli stessi operatori.

“La singola struttura non è più un’oasi nel deserto ma è contestualizzata. La Valle del Tirino è una delle micro destinazioni d’Abruzzo che ci piacerebbe continuasse ad avere una sua responsabilità, laddove essere responsabili vuol dire prepararsi professionalmente nel migliore dei modi; rispettare i propri colleghi, i competitor e soprattutto gli ospiti; essere attenti al patrimonio naturale e culturale; non limitarsi a pensare che tutto si esaurisca nel presente ma far in modo che i clienti vogliano tornare”, continua Setta.

E, se si parla di futuro, si chiama certamente in causa il concetto di formazione, motivo di orgoglio della società omonima: “A volte l’abbandono dei nostri borghi dell’entroterra abruzzese risulta come l’opportunità di una riqualificazione, un nuovo modo di viverli – ragiona Setta – . Non a caso abbiamo deciso di fondare questa nuova società dedicata alla formazione per condividere le nostre conoscenze con tutti coloro i quali vogliono trasformare la loro passione in un lavoro, e per incentivare la cultura della rete”.

“Tra i nostri valori fondamentali c’è il legame con il territorio e a dimostrazione di ciò si è appena concluso un breve corso con la Pro loco di Capestrano per formare 6 ragazzi che lavoreranno nel punto informativo del paese. Hanno scelto noi perché conoscono questo nostro legame”, afferma dal canto suo Cristian Moscone, “la valorizzazione del territorio che portiamo avanti passa dalla valorizzazione dei residenti e dal coinvolgimento delle comunità locali. L’obiettivo della nostra cooperativa di produzione lavoro è esattamente cercare di creare lavoro per i soci e i dipendenti stagionali, che ruotano attorno ad essa”.

Se la pandemia impone procedure diverse che incidono inevitabilmente sui costi e penalizzano la gestione delle attività, Il Bosso riesce a dirottare queste apparenti limitazioni a favore del cliente, facendo partire la sua cura proprio dalle fasi di check-in, fino a tutte le operazioni di sanificazione delle strutture e delle attrezzature utilizzate.

Il presidente segnala che “le attività hanno subìto un certo ridimensionamento, ad esempio abbiamo perso alcuni campi natura residenziali a Castel di Sangro che gestiamo per conto del Ministero delle politiche agricole e forestali, e tutte le settimane verdi di campi non residenziali, ma c’è una buona risposta. Anzi, la domanda post-Covid è crescente, mantenendo alti gli standard di qualità e nel rispetto della sostenibilità ambientale”. Giorgia Roca

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