IN CENTRO ALL’AQUILA È GIÀ LOCKDOWN, FIPE: “STRATEGIA DEL TERRORE E ZERO AIUTI”


L’AQUILA – “Questo decreto distruggerà il settore dei bar e pub e di conseguenza anche la ristorazione, di fatto è un coprifuoco alle 21 anche se resta la possibilità di somministrare al tavolo sino alle 24”.

Non usa mezzi termini Daniele Stratta, presidente della Fipe Confcommercio della provincia dell’Aquila, commentando le ultime disposizioni anti-Covid che, senza sostegni di sorta alle imprese da parte dello Stato, stanno mietendo già le prime vittime tra gli esercizi di somministrazione.

Nel capoluogo abruzzese (nella foto una deserta via Garibaldi stasera) si è registrata una chiusura dopo l’altra, alcune temporanee ma altre potrebbero non esserlo, rappresentando un colpo fatale anche all’economia e all’occupazione.

“Si è deciso sulla strategia del terrore, una limitazione di orari che è di fatto una disparità di trattamento tra categorie”, rileva Stratta, che insieme al fratello Davide gestisce l’Enoteca Garibaldi nel centro storico dell’Aquila. “Il nostro settore non è minimamente considerato dal governo, non si può decidere di fare queste limitazioni senza preventivare un anche minimo ristoro dei danni”.

“Questa volta la crisi si protrarrà sino a marzo/aprile!”, prevede il presidente della Fipe, per il quale “il governo deve intervenire subito e con aiuti che siano ben più incisivi della prima emergenza”.

“Compensare con credito d’imposta al 100 per cento i locatori e le società delle utenze come acqua, luce e gas”, dice, “aumentare la cassa integrazione: un collaboratore non può vivere con il 40% della busta paga che peraltro, con le tempistiche attuali, arriva anche con mesi di ritardo”.

“Se non si interverrà in questa direzione in maniera tempestiva, il nostro settore sarà decimato entro poche settimane e tutte le persone coinvolte, noi compresi, saremo costretti a chiedere il reddito di cittadinanza con le relative conseguenze del caso”, aggiunge Stratta.

“Nonostante non siamo un servizio essenziale e la stragrande maggioranza delle persone crede che ci divertiamo facendo grossi profitti, siamo imprese a tutti gli effetti, con grandi investimenti iniziali e scarse certezze di sostenibilità, provare per credere!”, conclude. (red.)

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