LA BOTTEGA DI AGNESE CHE SI PRENDE CURA DI PESCINA DA QUARANT’ANNI E RESISTE AI TEMPI MODERNI


PESCINA – Da oltre 40 anni la bottega di Agnese si prende cura della gente di Pescina, comune della provincia dell’Aquila noto per aver dato i natali a Ignazio Silone.

Nei primi anni ‘70 la signora Luciana Taglieri Sclocchi decise coraggiosamente di lasciare Tagliacozzo, dove abitava insieme alle figlie e al marito carabiniere che lavorava nella locale stazione, e tornare nel suo paese natale per avviare una propria attività.

“Feci gli esami all’Aquila per la licenza per le calzature, ma non andò benissimo – ricorda Luciana a Virtù Quotidiane – al tempo era difficile reperire del materiale dove studiare. Quando aprirono un supermercato qui vicino decisi di andare a lavorare lì per apprendere questo nuovo mestiere, avevo 35 anni e fino ad allora avevo fatto solo la sarta per la Tagliacozzo ‘bene’” .

Dopo l’esperienza al supermercato la signora Sclocchi decise di provare a prendere la licenza per alimentari facendo sempre gli esami all’Aquila che ebbero invece esito positivo.

“Presa la licenza però dovetti superare l’ostacolo delle autorizzazioni comunali, al tempo funzionava così – spiega Luciana – non fu facile, c’era molta concorrenza e all’inizio non mi diedero l’autorizzazione. Ma io sono sempre stata una combattente, mi chiamavano ‘la carabiniera’ e dopo un altro tentativo finalmente ebbi l’approvazione del comune e aprii il mio negozio”.

L’alimentari di Luciana rappresentava allora, nel 1974, la novità. Fu il primo a usare la bilancia elettronica, la pulizia e la convenienza erano e sono le parole d’ordine dell’attività.

Fu anche tra i primi a installare una scaffalatura che ancora oggi è a norma di legge, contro le vecchie scaffalature in legno.

Dapprima alimentari, poi divenne un emporio vero e proprio: “Dopo qualche anno iniziammo a vendere anche articoli da regalo, vestiti, addirittura facevamo le liste nozze. Il momento più bello in questi anni di lavoro? Sicuramente quando ho aperto, il negozio era sempre pieno e io ogni mattina mi alzavo contenta di venire a lavoro”, conclude.

Non può dirsi lo stesso, invece, per Agnese D’Anella, figlia di Luciana che riprese l’attività nei primi anni 2000.

“Abbiamo sofferto e soffriamo ancora oggi la crisi del mercato che si ripercuote anche su di noi, per non parlare delle tasse”, racconta Agnese.

Indice di come si sia tornati indietro è data da un’abitudine che ancora oggi continua a mantenersi in vita, quella della “libretta”. “Pare strano ma l’usanza di pagare a fine mese non è mai scomparsa, nemmeno oggi che ci avviamo al 2020. Merito, purtroppo, delle condizioni economiche in cui versiamo tutti”, dice.

Agnese lavora incessantemente, giorno dopo giorno, senza mai perdersi d’animo all’attività di famiglia, anche se le difficoltà aumentano costantemente.

“Per venire ad aprire ogni mattina devi amare il tuo lavoro. Questo non è un lavoro che ti garantisce un fisso, anzi, sono maggiori le delusioni e i pensieri negativi che le soddisfazioni – afferma l’attuale titolare – . Il periodo d’oro che ha vissuto mia madre non lo vivremo più. Dal 2002, purtroppo, non c’è mai stata un’evoluzione, nonostante i tanti anni dell’attività, la passione che abbiamo e la voglia di fare e reinventarsi”.

L’odierna bottega di Agnese è il classico negozio di rione che garantisce non solo la qualità dei prodotti che vende, ma anche amicizia, fiducia e tanto altro.

“I nostri clienti sono over 60, ormai i giovani prendono la macchina e anche per un etto di mortadella vanno al grande supermercato. Non possiamo permetterci di chiudere perché dobbiamo vivere e andare avanti, anche perché a 54 anni chi mi riprenderebbe mai a lavorare?”.

Il futuro di queste piccole botteghe, punto di riferimento per i rioni di paese e per il mantenimento del tessuto sociale, è incerto. Ovunque attività di questo genere vivono delle difficoltà importanti, soprattutto da un punto di vista economico.

“Entro la fine dell’anno qui a Pescina verranno riconsegnate 5 licenze, vuol dire che 5 attività stanno chiudendo – spiega Agnese – . La nostra fortuna è che il locale è il nostro e non paghiamo l’affitto, perché altrimenti con tutte le tasse che ci vengono imposte avremmo già abbassato la serranda. Proviamo a reinventarci e anche ad andare al passo con i tempi, almeno per non andare in rosso, ma le spese sono tantissime”.

“Se prima mi incoraggiavo pensando che domani sarà un altro giorno, ad oggi non è più così – continua – . Questi giorni sono diventate settimane, mesi, purtroppo anni. Ogni anno penso che il prossimo sarà migliore, ma non è mai così”.

Nonostante tutto però, anche Agnese è un animo combattente come quello della mamma e non si dà per vinta. Da anni, insieme al marito, portano la spesa a domicilio per i più anziani che non possono uscire di casa o propongono ai clienti una particolare raccolta punti. Attività simili possono provare a reinventarsi su ogni aspetto, ma quello che soffrono è l’assenza di uno stato o di associazioni di categorie che possano essere di supporto. Non si sentono in nessun modo tutelati. Le spese sono sempre elevate anche quando il guadagno è a zero o è minimo.

“Ho aperto il mio negozio in ogni condizione di salute, con la febbre a 40 o con il gesso alla gamba. Se avessi chiuso chi mi avrebbe pagato? Come avrei guadagnato quel poco necessario per mandare avanti una famiglia? Nessuno ci tutela, nessuno ci viene incontro. Nessuno!”.

“Al futuro non penso, vivo alla giornata. Mi alzo la mattina e mi guardo allo specchio augurandomi che non ci siano malattie da affrontare e vado avanti. Questa è una guerra tra poveri”, conclude.

La famiglia di Agnese non può pensare al futuro in questo momento, nonostante molti bei ricordi del passato di quando era la mamma a mandare avanti la bottega. Oggi la signora Luciana dopo decenni di attività dietro a un bancone, giornate intere a lavorare, a offrire servizi essenziali, percepisce meno di 600 euro di pensione. Insomma sicuramente una somma sufficiente per vivere, vero?