LA FORZA DI CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO: NON LA VO’, MA IL MO’ D’ABRUZZO


CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO – “La Vo’ d’Abruzzo”, ci siamo affrettati a dire. Più che un epiteto sembra uno stigma, un marchio.

Non si riflette mai sull’effetto che la comunicazione mediatica ha sul territorio, sugli strascichi che lascia dietro di sé. Cosa ne sarà di Castiglione Messer Raimondo (Teramo) dopo quest’ondata di tragica notorietà? Scomparirà nel vortice dell’informazione o sarà ricordato per la sua sofferenza legata al CoVid-19?

Se pensiamo alle sventure che ha dovuto subire negli ultimi anni, frane neve terremoto, la risposta pare scontata. Eppure un territorio non è fatto delle emergenze che patisce, si caratterizza invece per come le supera.

Dunque il vero Castiùne si vedrà adesso, oggi che è chiamato a incarnare – permetteteci il gioco di parole – il ruolo di “mo’ d’Abruzzo”, di centro di una regione che non si lascia sopraffare dalle avversità.

Il sindaco, Vincenzo D’Ercole, è il secondo più giovane d’Abruzzo, il Consiglio comunale ha una media d’età tra le più basse.

Energie fresche, quindi, e nuove idee messe a servizio di una comunità di 2.186 anime, la più popolosa della Val Fino.

A Castiglione il coronavirus ha causato 14 vittime e 85 contagiati accertati, stando ai freddi numeri della cronaca, ma non è l’unico effetto. Il virus ha anche spezzato la vitalità del borgo e della sua amministrazione in lotta da anni, come tante aree interne, contro spopolamento, perdita di servizi essenziali e problemi di natura economica.

E come reagire alle difficoltà solite da piccolo borgo abruzzese? La ricetta proposta è semplice: stare insieme, stare insieme il più possibile, fare ed essere comunità in ogni occasione buona, anzi, accrescere il numero di tali occasioni.

Alla storica Festa del Patrono, San Donato martire, svolta nella prima settimana di agosto, se ne erano aggiunte altre, tante altre, e di carattere diverso: gite, giornate a tema, tornei sportivi, feste stagionali.

Insomma, ogni evento era concepito e realizzato per rafforzare lo spirito della comunità, proprio ciò che più ha messo in crisi, e fermato ma solo per quest’anno, la diffusione del CoVid.

“Per il 2020”, raccontano il sindaco D’Ercole e il consigliere Lorenzo Bufo, “erano in programma nuove iniziative rivolte a bambini, famiglie e anziani. Ma siamo sicuri che siano solo rimandate”.

Si riferiscono alla Giornata delle Famiglie, che avrebbe visto realizzarsi anche una gara culinaria a base di dolci, la Giornata dell’Albero, nella quale ogni bambino avrebbe piantato un arbusto vicino l’istituto scolastico, un Torneo di Beach Volley, da tenersi con tanto di sabbia nel Largo XX Settembre, in pieno centro, o una gita convenzionata a Gardaland per le famiglie, che avrebbe fatto il paio con quella alle Terme di Caramanico rivolta alle persone più in là con l’età.

Ma due sono gli eventi sui quali vogliamo soffermarci, mostrandovi le foto dei luoghi – vuoti, è ovvio – dove si sarebbero svolti: il Torneo delle Contrade in Largo XX Settembre e Aggiungi un posto a tavola in Via Giuseppe Mazzini.

Immaginate un piccolo campo da calcetto delimitato da nastro isolante giallo, le porte piccole, senza portiere, 16 contrade, ognuna con la propria divisa e stemma, che si sfidano più per l’onore che per il risultato, prima in gironi poi in scontri diretti. Immaginate le grida di esultanza. Immaginate la passione, il sudore.

Ora osservate la foto di questo viale alberato.

A Castiglione tutti lo chiamano Sotto le mura. Pensate a 45 tavoli affilati, uno attaccato all’altro, un’immensa, lunga tavolata dove cenare insieme all’intero paese.

Pensate alla luce dei lampioni aiutata da un’unica fila di luminarie, come quelle natalizie. Immaginate i sorrisi, la gioia pura dello stare insieme.

Antipasto, primo, secondo, contorno, tutto fatto sul posto o fornito da un ristorante della zona. E poi la nottata in allegria tra cocktail e musica dal vivo. Tutto il carattere di una comunità che fa della convivialità il suo cavallo di battaglia e, appunto, aggiunge sempre un posto a tavola.

Questo era e questo è Castiglione Messer Raimondo, al di là di ogni etichetta. Un paese vivo, più vivo che mai. Un paese che rappresenta la contemporaneità della nostra regione.

Un paese che supera ogni difficoltà con la forza della comunità. E che incarna appieno – come e più di tanti altri borghi – il carattere dell’oggi, del vero mo’ d’Abruzzo.

pubbliredazionale

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