UN AQUILANO IN GUATEMALA, LA STORIA DI ROBERTO ROSATI TRA LIQUORI, UNIVERSITÀ E IMPRENDITORIA


CITTÀ DEL GUATEMALA – Sono passati ormai ventotto anni da quando si è trasferito dall’Aquila a Città del Guatemala, con la voglia di scoprire strade alternative e conoscere culture diverse. La complicità del fato, come spesso accade, ha agevolato una scelta che negli anni si è rivelata entusiasmante sotto ogni profilo, sia privato che professionale, tanto da eleggere l’indomito abruzzese quale esponente di punta della comunità italiana in Guatemala.

Lui è Roberto Rosati, classe 1963, in passato docente di letteratura italiana all’Università “Rafael Landivar” di Città del Guatemala, alla guida per molti anni della Camera di Commercio italiana, imprenditore versatile, attualmente impegnato nel campo della consulenza d’impresa nei settori dell’energia pulita, depurazione delle acque, assicurazioni, marketing digitale, solo per citarne alcuni. Titolare, inoltre, di una impresa familiare per la produzione di liquori artigianali abruzzesi nella città più popolosa dell’America centrale.

La storia di Roberto, un concentrato di passione, impegno e creatività, è scandita da una costante attività di promozione turistica della cultura italiana all’estero e, anche, di grande solidarietà verso contesti svantaggiati. Un valore riconosciuto, nel 2012, anche dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia.

Ma come e perché quel giovane studente in Lingue e Letterature straniere all’Università dell’Aquila decide di lasciare definitivamente la piccola realtà di un capoluogo di provincia per trasferirsi nella capitale guatemalteca con oltre 4 milioni di abitanti?

“Ho deciso di intraprendere il mio primo viaggio in Guatemala dopo aver conosciuto un gruppo di guatemaltechi a Barcellona dove mi trovavo per seguire le Olimpiadi.  Grazie alla loro ospitalità – ricorda a Virtù Quotidiane –, ho colto l’occasione per conoscere un paese che ha una storia straordinaria”.

Un’occasione che si rivela sorprendente sin dal principio: “Prima del mio ritorno in Italia, nel corso di un incontro culturale, il rettore decano dell’Università gesuita di Città del Guatemala mi ha offerto la possibilità di insegnare letteratura italiana presso il prestigioso ateneo privato”.

Correva l’anno 1993, nel paese centroamericano, cuore della civiltà dei Maya, tra le ambientazioni preferite dei romanzi della scrittrice cilena Marcella Serrano, mentre il golpe dell’allora presidente Serrano Elias era clamorosamente fallito, Roberto decide di restare, per scoprire, giorno dopo giorno, cos’altro ancora avesse da offrire il Guatemala.

Nel paese bagnato dall’Oceano Pacifico e per un tratto dall’Atlantico, situato tra il Messico, l’Honduras e El Salvador, Roberto incontra anche l’amore, quello di Maria Teresa Ruiz, una professionista di origine colombiana, ingegnera industriale, incontrata tramite un amico italiano che lavorava per una firma di consulenze svizzera, in un nuovo strano gioco del destino.

“Siamo una famiglia che rappresenta il concetto di globalizzazione, un italiano di origine abruzzese che incontra una colombiana di Santander, l’Abruzzo della Colombia in Guatemala – ironizza Roberto – tramite un amico italiano consulente di un’impresa svizzera”, una mescolanza di trame e culture degna di un romanzo di Gabriel Garcìa Màrquez.

Una storia nella storia dalla quale è poi nata Valeria, oggi ventenne, impegnata a Vancouver, in Canada, per motivi di studio e lavoro nel campo degli effetti speciali per videogiochi, cinema e televisione.

La coppia ha avviato di recente “La Bottega di nonna”, una piccola impresa di distillazione di liquori artigianali abruzzesi e italiani, “ma non i tradizionali – spiega -. Sono ricette antiche di mia madre, aquilana, a base di spezie della tradizione abruzzese e pugliese, basilico, arancia e cannella e tanti altri. Un marchio che tende a promuovere non solo i liquori, ma anche la città dell’Aquila e l’Abruzzo in genere”.

In Guatemala la comunità conta circa 8 mila italiani ma forse un solo aquilano. Il sogno di Roberto e della sua famiglia è quello di tornare a L’Aquila dopo la pensione, anche se “normalmente cerchiamo di tornare in Italia almeno una volta l’anno”.

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