LE COLLINE TERAMANE STUDIANO IL RILANCIO DELLA DOCG (E PER FARLO POTREBBERO SCIOGLIERE IL CONSORZIO)


TERAMO – Sembra un ossimoro eppure è proprio così: tra le strade indicate per il rilancio della prima denominazione di origine controllata e garantita della regione Abruzzo, potrebbe esserci anche quella dello scioglimento del Consorzio di tutela. La soluzione è tra quelle messe sul tavolo durante l’assemblea dei 39 soci delle Colline teramane che si è riunita nei giorni scorsi a Mosciano Sant’Angelo.

Sia chiaro, è solo una delle ipotesi. E lo ribadisce in una lunga intervista a Virtù Quotidiane il presidente, Enrico Cerulli Irelli: “Sono passati vent’anni dalla nostra nascita, molti ma non troppi, è stato un percorso travagliato perché la denominazione si è dovuta affermare, in Abruzzo ma anche fuori. Vicini alla ricorrenza del ventennale, ci siamo detti: facciamo una riflessione su quelli che devono essere i prossimi vent’anni. L’obiettivo è quello di portare la denominazione ancor più avanti e supportare i produttori”.

Eppure all’indomani dell’assemblea si è diffusa la notizia, raccolta da questo giornale che ha sentito molti produttori, dello scioglimento del Consorzio. “Evidentemente alcuni non hanno capito bene lo spirito di quanto è stato detto”, afferma sicuro il presidente, che chiarisce come “il percorso che abbiamo iniziato parte da un presupposto fondamentale: non è messa in discussione l’esistenza o il futuro della denominazione, quel di cui si discute è lo strumento con cui perseguire gli obiettivi”.

“Ci sono tante ipotesi di sviluppo di questo percorso che sarà lungo”, spiega Cerulli, “una delle possibilità è quella di portare la denominazione in una tutela più forte, che può essere un altro Consorzio o la stessa Regione. Per l’eventuale scioglimento ci deve essere un’assemblea straordinaria, un notaio, una serie di adempimenti, è una cosa complessa e se ci si arriverà lo sarà perché abbiamo visto in questo un modo per evolvere”.

“È stato”, ragiona insomma il presidente, “solo l’inizio di una riflessione in cui si sono espresse delle linee su cui iniziamo a riflettere e a lavorare, una di queste può essere quella di ripartire mettendo in discussione lo stesso Consorzio, nato un po’ inconsapevolmente. Oggi c’è maggior coscienza da parte dei soci che possono decidere di rilanciare l’azione di tutela e promozione in modo più serio, magari anche cambiando il proprio strumento di lavoro, trovando l’accordo con un’altra struttura esistente”.

Secondo alcuni produttori sentiti da questo giornale, qualche voce fuori dal coro ci sarebbe stata. La pensa diversamente il presidente: “È una riflessione nata in seno al consiglio d’amministrazione ma che ha trovato immediato riscontro tra i soci. I produttori delle Colline teramane si sono sempre distinti per una visione più lunga. Non è un caso che la prima Docg d’Abruzzo sia nata lì e che anche il rinnovo dell’immagine della regione al Vinitaly sia nato da questa realtà”.

A Cerulli abbiamo posto poi qualche domanda in relazione al rapporto con il ben più grande e strutturato Consorzio di tutela vini d’Abruzzo. A partire dalla seguente: perché, in venti lunghi anni, le Colline teramane non hanno avuto la possibilità o non sono state in grado di strutturarsi come ha fatto l’altro Consorzio?

“La questione è meramente numerica”, spiega Cerulli. “I Consorzi sono tanto forti quanto forti sono le denominazioni che tutelano, e una forza si fonda anche sui numeri, su quante bottiglie si producono. In base a quello c’è la contribuzione e quindi delle risorse e così via”.

“Il nostro Consorzio”, continua il presidente, “che tutela solo Colline teramane, Controguerra Doc e Colli Aprutini Igt, tutela 4 o 500mila bottiglie, sono numeri da cantina media, solo Montalcino ne tutela 5 milioni ed è concentrato in un unico comune grande come Roseto, noi siamo distribuiti su una intera provincia. Partendo da questi numeri, quindi con risorse minime, abbiamo comunque fatto tantissimo, al Vinitaly ci sono stati anni in cui abbiamo avuto più spazio di tutto l’Abruzzo, siamo gli unici in Abruzzo ad aver organizzato l’Anteprima, abbiamo perfezionato modifiche avanzatissime al disciplinare”.

“La denominazione non è cresciuta per varie ragioni, non perché non ci abbiano creduto”, afferma Cerulli, “ma perché i produttori l’hanno intesa come una cosa preziosa destinando ad essa vini di più alto pregio e che quindi hanno un mercato più ridotto, molte aziende producono ormai solo Docg come rosso”.

“Ora”, riflette il presidente tornando alla stretta attualità, “ci domandiamo come possiamo andare ancora più avanti, preservando una cosa preziosissima costruita in questi anni, che non esiste in nessun’altra comunità di produttori: il senso di identità e la predisposizione a lavorare in gruppo, costruita in vent’anni di lavoro. Mettere insieme i produttori non è facile, noi siamo abituati a lavorare insieme perseguendo obiettivi comuni, confrontandoci anche animatamente ma in modo costruttivo. Ci sono diversi modi di proseguire questo lavoro, il patrimonio che da fuori emerge e viene riconosciuto con grande forza perché non esiste altrove. Noi abbiamo un territorio coeso, un prodotto che si distingue e dei produttori che si identificano in un gruppo, è roba forte che va preservata e portata avanti!”.

A Cerulli abbiamo anche chiesto – alla luce di quanto sussurrano alcuni detrattori – se il Consorzio Colline teramane si senta o meno di avere pari dignità del Consorzio vini d’Abruzzo.

“A differenza di quanto si possa percepire da fuori o immaginare guardando i due Consorzi a confronto, e al netto delle differenze e degli scontri nei decenni tra teramani e resto d’Abruzzo”, risponde il presidente, “in questi anni Colline teramane ha avuto sempre un appoggio. Faccio l’esempio del Vinitaly, dove ci sono stati anni in cui abbiamo avuto fondi sproporzionati rispetto alla nostra grandezza, ebbene questo è stato merito del nostro progetto ma anche della scelta del Ctv che ha scelto di sostenere i nostri progetti”.

“Sulla denominazione Colline teramane”, chiarisce infine Cerulli, “nessuno può dire nulla, le scelte che attengono alle Colline teramane sono in capo alla sola assemblea dei rivendicanti, ovvero i soci del Consorzio e tutti quelli che, pur non essendo soci, rivendicano la denominazione”.

Da quanto appreso da Virtù Quotidiane, in ogni caso, l’ipotesi di confluire nel Consorzio tutela vini d’Abruzzo sarebbe una di quelle in campo. Una scelta che andrebbe in controtendenza rispetto a quanto sta succedendo nel resto della regione, dove altre realtà vinicole si sono unite per lavorare insieme nel percorso di riconoscimento di nuove Docg. È il caso, ad esempio dei vignaioli della zona di Casauria che a giorni potrebbero ottenere il bollino di qualità di massima eccellenza per un vino, ed è pure il caso di Terre dei Vestini che mirano allo stesso obiettivo entro il 2024. (m.sig. – m.p.)

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