LE MANI SUI PASCOLI ABRUZZESI, A TV7 SU RAI UNO LE TESTIMONIANZE DEI PASTORI VITTIME DELLA CRIMINALITÀ


L’AQUILA – “Li abbiamo affrontati e ci hanno risposto di rivolgerci all’avvocato. Non c’è stata nessuna richiesta, sono arrivati e hanno scaricato sulla nostra proprietà le bestie partite da Vieste”.

Partendo dall’ultimo episodio registrato l’estate scorsa a Campo Imperatore (L’Aquila), dove i carabinieri forestali hanno denunciato due pugliesi per pascolo abusivo, introduzione di animali nel fondo altrui e danneggiamento, Tv7, il rotocalco del Tg1 ha dedicato un reportage alla cosiddetta mafia dei pascoli, di cui Virtù Quotidiane si occupa da tempo.

Un fenomeno che vedrebbe grandi aziende di fuori regione occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali

Ogni allevatore vanta un proprio valore di riferimento per incassare gli aiuti comunitari, chi coltiva tabacco ad esempio ha un titolo molto alto e anche se prenderà in affitto un pascolo riceverà aiuti alti – ha sintetizzato Vincenzo Guerrizio, autore del reportage Le mani sui pascoli – . Un allevatore che pascola ha invece un titolo più basso e riceverà aiuti bassi, ecco perché anche chi non alleva bestiame è interessato ai pascoli.

“L’assegnatario di Paganica che ha questo lotto non può esercitare il suo pascolo, non esercitando il suo pascolo non lo dimostra e l’Unione europea gli bloccherà i suoi fondi”, hanno spiegato Ferdinando Galletti, presidente dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Paganica, e Giuseppe Moro, allevatore.

“Gli allevatori locali che sanno che su questo territorio c’è qualcuno più potente e più prepotente di loro, non ci vengono”, ha sintetizzato amaramente Filippo Rubei di Confagricoltura, “io ritengo che questo atteggiamento abbia dei risvolti di tipo mafioso”.

Le telecamere della Rai hanno fatto tappa anche in Valle Peligna, dove Nunzio Marcelli, storico allevatore noto al grande pubblico per la campagna “Adotta una pecora”, lanciata vent’anni fa assieme a Gregorio Rotolo, ha affermato chiaramente che “la produzione di quelle vacche non interessa a nessuno”.

“Quell’animale potrebbe stare lì non per produrre beni di consumo, carne, latte, ma soltanto per portare all’incasso la società che ha avuto l’affitto dei terreni”, ha aggiunto Teresa Nannarone, avvocato di Sulmona (L’Aquila) con un passato da assessore provinciale.

Simonetta De Felicis, consigliera comunale di Lucoli che proprio a Virtù Quotidiane denunciò l’arrivo di pecore malate dai Balcani, è tornata a parlare del fenomeno anche sui pascoli di Campo Felice.

“Ci hanno raccontato di stalle date alle fiamme o animali decapitati, quando siamo arrivati a 900 interviste ci siamo detti ‘c’è qualcosa di grosso che non funziona!’ – ha raccontato Lina Calandra, del Dipartimento di Scienze umane dell’Università dell’Aquila, che ha condotto una ricerca sui bisogni di chi abita i comuni del Parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga – . Non ci siamo mai occupati di nulla che avesse a che fare con la criminalità, figuriamoci con la criminalità organizzata. La mafia, per come l’abbiamo vista noi sul territorio è un sistema organizzatissimo, raffinato, si muove ormai quasi completamente nella legalità!”.

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