LE MANI SUI PASCOLI AQUILANI, ESPOSTO ALLEVATORI E PROCURA INDAGA


L’AQUILA – Ci sarebbe un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sul fenomeno che porta molte aziende di fuori Abruzzo ad ottenere la concessione di aree demaniali destinate ai pascoli, pur senza effettivamente sfruttarle per il bestiame, solo per accedere a fondi comunitari.

Lo svela a Virtù Quotidiane, dopo l’articolo di questo giornale che ha provocato tanto rumore, Dino Rossi del Cospa, organizzazione autonoma a tutela degli allevatori.

La cosiddetta mafia dei pascoli interessa tutto l’Appennino e consente alle società agricole di ricevere in concessione pascoli di proprietà comunale e demaniale, in modo assolutamente legittimo, con la finalità di accedere ai finanziamenti della Comunità europea destinati agli allevatori.

In alcuni casi si tratterebbe però di allevatori e greggi fantasma che affittano alpeggi con il solo intento di alimentare un mercato che frutta milioni di euro.

Un fenomeno che interesserebbe anche l’Abruzzo, tanto che il Cospa ha presentato un esposto alla procura aquilana.

“Un esposto che presentai dapprima alle autorità prefettizie e poi alla magistratura – svela Rossi a questo giornale – Sono stato anche interpellato dai carabinieri di Popoli-Sulmona del Nucleo antifrodi comunitarie, un corpo speciale che dipende direttamente dal Ministero dell’Agricoltura e che indaga sulle frodi comunitarie e in particolare sulla cosiddetta ‘mafia dei pascoli’ nell’ambito di un’indagine che però non sembra decollare”.

“È una questione che riguarda non solo L’Aquila ma tutti i pascoli d’Italia – spiega l’allevatore – Un giro che coinvolge rappresentanti di medicinali, proprietari di qualche capo di bestiame a livello familiare, allevatori come secondo lavoro, organizzazioni criminali, persone che poco hanno a che fare con l’agricoltura improvvisamente hanno avuto la possibilità di acquisire dei titoli a discapito di chi l’allevatore lo fa  per mestiere. Titoli che permettono di acquisire terreni di uso civico e comunale su tutto il territorio nazionale e soprattutto di incamerare fondi comunitari destinati ad allevatori di professione, reali.”

“Con le nuove regole, poco contano la delibera comunale che andrebbero assolutamente rivista. La delibera del Comune dell’Aquila – secondo Rossi – non ha nessuna valenza perché impugnabile in qualsiasi momento dalle organizzazioni agricole di facciata. Il regolamento si può arginare, tra le altre cose, con le aste al miglior offerente dei pascoli disponibili, non assegnati agli usi civici e invece destinati ad uso commerciale. Se la delibera non è supportata dal regolamento è praticamente inutile”.

“Mi auguro che l’inchiesta non venga  insabbiata – chiosa Rossi – altrimenti sono pronto ad incatenarmi davanti all’abitazione di Giovanni Legnini, abruzzese, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura”.

In Abruzzo, la legge regionale 3 del 2014 ribadisce come le superfici demaniali destinate al pascolo siano assegnate con priorità assoluta agli allevatori locali che detengono effettivamente il bestiame, oltre che la loro residenza. Inoltre, sempre in territorio abruzzese, una sentenza del Tar del Lazio, nel 2015 aveva dato torto a diverse aziende del nord Italia confermando quanto stabilito da una circolare dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea): non si possono ottenere premi comunitari con la sola concessione da parte dei Comuni di pascoli demaniali senza l’obbligo di possedere il bestiame, non basta la sola titolarità del pascolo.