MARIAPAOLA RISCOPRE LA VITE DEL BISNONNO E APRE LA STRADA ALLA PASSERINA IN VALLE PELIGNA
VITTORITO – Il futuro ha sempre radici antiche. E avrà un’origine antichissima, la nuova vigna che Mariapaola Di Cato si appresta a impiantare nella sua Vittorito (L’Aquila) con l’obiettivo di raddoppiare, o quasi, l’attuale produzione. “Meglio poco ma buono”, è il suo must. Per questo – promette – al traguardo delle diecimila bottiglie si fermerà.
Nel vecchio vigneto dove il bisnonno coltivava Malvasia, Trebbiano e Cococciola, Mariapaola ha trovato della vite di varietà camplese, antenata della Passerina tipica della zona, “una specie di Trebbiano spargolo che in maturazione prende un colore quasi rosa, molto particolare”, dice.
La barbatella, è ora nelle sapienti mani di Rauscedo, vivai cooperativi friulani specializzati nella riproduzione delle propaggini della vite, gli stessi che hanno rimesso in produzione il clone di Montepulciano di Vittorito riscoperto dal vivaio Di Tommaso di Vittorito.
“Per due anni abbiamo cercato un terreno idoneo, ora lo abbiamo finalmente trovato”, spiega la 36enne viticoltrice che da sola insieme al padre porta avanti l’azienda. “I tempi iniziavano a stringere, perché dal momento in cui hai il permesso a reimpiantare hai delle scadenze per farlo. Quello che ora abbiamo acquistato è un terreno molto sabbioso e argilloso che ben si presta alle nostre produzioni”.
Cinquemila metri quadrati in cui sarà sviluppato, oltre alla Passerina, che per Mariapaola è una novità, anche altro Montepulciano e la Malvasia, punta di diamante della sua produzione. E che si aggiungono all’ettaro che oggi frutta seimila bottiglie. Almeno in tempo di pace, perché “dal 2016 a causa delle gelate tardive la produzione è crollata e, anche se nel 2017 è tornata a crescere ancora non rientra a regime”.
“L’obiettivo è quello di recuperare i nostri vitigni autoctoni”, afferma fiera Mariapaola, che come le altre viticoltrici del posto non si è fatta scoraggiare dall’anno nero che è stato il 2016: “Le piante hanno sofferto la gelata, quindi ancora oggi lavoriamo cercando di non sfruttarle troppo durante la potatura e il raccolto”.
Nel giro di cinque anni la prima vendemmia, ma il primo pensiero è ora alla difesa dalla fauna selvatica. “Recinteremo per scongiurare il rischio dei cinghiali, i tempi però dipendono anche dalla forza della barbatella – spiega – non sempre tutte vanno a buon fine, magari qualcuna è da sostituire. Il terreno però è ottimo e da tanti anni non è coltivato quindi è vergine”. (m.sig.)
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