MESSAGGI E TELEFONATE SENZA RISPOSTA, PRENOTARE UN TAVOLO AL RISTORANTE DIVENTA UNA MISSIONE IMPOSSIBILE


PESCARA – Telefoni fissi che squillano a vuoto. Numeri di cellulare, nascosti nei meandri di pagine social non aggiornate da mesi, che possono essere utilizzati solo tramite WhatsApp, togliendo quel primo contatto che una telefonata sa invece instaurare tra cliente e ristoratore. Bottoni per prenotare virtualmente tramite app, che non danno conferme lasciando spaesato l’aspirante commensale, o peggio le inviano in pochi istanti, ma poi si rivelano solo messaggi automatici che non corrispondono all’inserimento reale nell’agenda.

Prenotare un tavolo per una cena o un pranzo sembra sempre di più una corsa ad ostacoli. Anzi un videogioco, con quadri da superare per passare al livello successivo, salvo alla fine scontrarsi con il mostro finale. Ma Game over. Il tempo è esaurito e il ristorante è pieno. Niente tavoli disponibili.

L’estate da sempre segna uno dei periodi più floridi per la ristorazione. Tra turisti ed indigeni, la voglia di andare a mangiare fuori sale e così, specie nel weekend, i ristoranti facilmente registrano il pienone. Per andare a cena fuori il venerdì, il sabato o la domenica o si prenota per tempo o la missione diventa impossibile.

Sempre più spesso, ai numeri di telefono fissi indicati sulle pagine social o su Google non risponde nessuno. Fuori dall’orario di servizio probabilmente perché chiusi. Durante l’orario di apertura perché il personale è impegnato nel servizio. Per chi è avvezzo al web, con un po’ di attività “investigativa”, si riesce a recuperare un numero di cellulare, che però è quasi sempre operativo tramite WhatsApp. Ora, va bene che praticamente tutti utilizzano il sistema di messaggistica, ma c’è una generazione un po’ più su con l’età che potrebbe scoraggiarsi e rinunciare a priori. Anche con il messaggino WhatsApp però la risposta, fredda e distante, non sempre arriva in tempi stretti, lasciando il cliente col fiato sospeso per ore.

Nel weekend capita pure che, nonostante un preavviso di oltre una settimana, i ristoranti decidano di non accettare gruppi numerosi, dove per numerosi si intende da sei persone in su.

I turni infrasettimanali meritano un capitolo, triste, a parte. Anche per chi vive in una città di mare abruzzese, e nonostante sia estate i ristoranti aperti di lunedì sera sembrano contarsi sulle dita di una mano. La sera molti stabilimenti balneari chiudono, lasciando interi lungomari di località turistiche spenti e deserti.

E poi resta la piaga del servizio. Un lontano ricordo quello svolto con efficienza e qualità. I camerieri sono improvvisati. Talvolta troppo giovani e impreparati e senza nessuna voglia di provare ad essere più professionali; talvolta stranieri con difficoltà linguistiche. Non conoscono il menù, peggio ancora la carta dei vini. Di fronte alla richiesta di bollicine rispondono citando nomi di vini fermi o propongono il Montepulciano a chi ha voglia di un bianco. Anche di fronte alla richiesta di una bottiglia di pregio, non consapevoli di averla in carta, arrivano a rispondere con un “forse non ci sta più”, senza realmente accertarsi della disponibilità (causando pure un danno economico al proprio titolare che potrebbe avere il vino in cantina che resta così invenduto). E tutto ciò accade indistintamente in locali alla buona, come in pizzerie e ristoranti blasonati e segnalati nelle tante guide gastronomiche.

A completare il quadro la mancata corrispondenza tra il menù e la disponibilità fisica dei prodotti. Può succedere che dopo aver portato due bottiglie al tavolo, il tentativo di ordinare la terza, uguale, diventa fallimentare perché “quel vino è finito”, e allora si prova a cercare altro nella carta, “ma questo non c’è e questo nemmeno”.

Lo scontrino finale però è sempre più caro.

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