MONTESILVANO, NEL MERCATO ITTICO: LA SFIDA DI ROCCO ALLA CRISI E AI DELFINI GOLOSI


MONTESILVANO – Sembra brutto prendersela coi delfini. Non fosse altro per la fede calcistica nel Pescara, declinata in ogni modo possibile con stemmi, cornici e sciarpe nel piccolo stand allestito all’interno del mercato ittico. E chi segue il calcio sa bene che il delfino accompagna ogni impresa biancazzurra, domenica dopo domenica.

Eppure questi simpatici cetacei capaci di salti e acrobazie fuori dal comune, tanto da guadagnarsi la simpatia di grandi e piccini in ogni avvistamento, sanno essere ben golosi oltre che curiosi, come recitava uno spot di qualche anno fa. Fatto sta, che da qualche mese in particolare, i pescatori devono fare i conti con l’aumento dei delfini e a volte si lavora di notte per poco o nulla.

Lo sa bene Rocco Di Vito, al lavoro in barca sei giorni su sette, in quella che è stata l’attività di suo padre Marcello, scomparso tre anni fa, e prima ancora di suo nonno Rocco.

A lui è intitolata la barca, la “Rocco Padre 3PC003”.

Una vocazione tramandata nel sangue, da nonno a nipote, alla pari del nome di battesimo. Venti anni fa, Marcello si è messo alle spalle un passato da dipendente in una ditta di telefonia privata, per dedicarsi alla pesca a tempo pieno.

L’attività si concentra soprattutto nella fascia costiera fino a tre miglia dal litorale. Con imbarcazioni non molto grandi, vengono calate in mare reti da posta e piccole trappole, per catturare sogliole, mazzole, triglie, canocchie, seppie e lumachine di mare. Nei mesi più caldi c’è anche da svegliarsi almeno un’oretta prima per scendere in acqua alle tre di notte.

Il punto di riferimento è il Mercato ittico di Montesilvano (Pescara) e le barche utilizzate per la piccola pesca sono ancorate a pochi metri dai locali in legno, dove in estate ha sede la Protezione civile. I box aprono attorno alle 7. Ma il lavoro quotidiano inizia almeno 12 ore prima, nel tardo pomeriggio quando i pescatori sistemano reti, nasse e cestini.

Le reti da posta sono utilizzate per sbarrare la strada ai pesci. Vengono calate con l’aiuto di ancore e pesi, per evitare che la rete stia tesa e non cada sul fondo. Nella parte superiore vengono posizionati dei galleggianti di sughero ed in quella inferiore dei pesi di piombo.

Si esce a largo a due miglia, in punti dove l’acqua è mediamente profonda. La rete, rispetto al fondo, ha un’altezza di circa due metri mentre può raggiungere una lunghezza di centinaia di metri. Si deve sistemare tutto prima della notte, boe comprese, prima della notte, perché è quello il momento in cui i pesci si muovono alla ricerca del cibo.

Ogni pescatore riconosce i propri attrezzi dal colore delle bandierine poste sulle boe. Con i retini si catturano principalmente sogliole, triglie, mazzole, mormore e cannocchie. Le nasse si piazzano anche a 2-300 metri dalla riva, sono piccole trappole mobili utilizzate per raccogliere i molluschi sul fondo, mentre i cestini sono studiati appositamente per la cattura delle lumachine di mare.

Alle sei si torna a riva ed è quello il momento di smistare e pulire le reti. Un lavoro duro che vede all’opera vari operai stranieri provenienti dall’Africa o dall’Albania. Un’ora dopo, i secchi arrivano a mamma Lina (Natalina Cantoro).

Spetta a lei il compito di allestire il bancone, definendo i prezzi di canocchie, sogliole, cefli e mazzancolli. I prezzi tengono conto della crisi del mercato e dei problemi della pesca, a partire dalla presenza dei delfini.

Ma la famiglia Di Vito va avanti e tiene in piedi il mercato, un progetto in cui papà Marcello ha creduto tanto. Aveva sessant’anni quando una malattia lo ha portato via, alla fine del 2015. E il dolore è ancora vivo, ma la “Rocco Padre 3PC003” continua a solcare il mare, ogni notte, sei giorni su sette.

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