NEI “PASCOLI DI CARTA” DI GIANNANDREA MENCINI ANCHE LE SPECULAZIONI MONTANE D’ABRUZZO


VENEZIA – L’ingente quantità di risorse messa in campo dall’Unione europea nel settore agricolo ha generato un meccanismo speculativo tale da inquinare il settore montano. Qui sempre più spesso si intrecciano azioni scorrette, false dichiarazioni, animali “figuranti”, pratiche di compravendita di alpeggi al limite della legalità, tutto a discapito della conservazione dell’ambiente montano. Un meccanismo contributivo che fa salire il prezzo degli affitti dei pascoli e che, fra mancanza di controlli, creazione di società fittizie e truffe reiterate, danneggia la montagna.

Nel libro Pascoli di carta. Le mani sulla montagna, l’autore Giannandrea Mencini descrive il più colossale fenomeno speculativo diffuso sulle montagne italiane – dalle Alpi agli Appennini fino ai monti del Meridione – conosciuto come mafia dei pascoli.

Giornalista e scrittore, veneziano, impegnato da anni in storia dell’ambiente e del territorio con la pubblicazione di numerosi saggi, libri e articoli sulla salvaguardia di Venezia e i problemi del vivere in montagna, Mencini nel suo nuovo libro indaga sulle speculazioni montane, i pascoli abbandonati e la pioggia di fondi europei che ogni anno arrivano da Bruxelles.

“Un lavoro piuttosto complesso – dice Mencini a Virtù Quotidiane -, nato dalla voglia di dare un seguito al precedente Vivere in pendenza dove ho raccontato le storie di alcuni montanari delle Dolomiti bellunesi. Le testimonianze di alcuni allevatori incontrati in quell’occasione mi hanno poi portato ad approfondire il tema della mafia di pascoli”.

La prefazione del libro è di don Luigi Ciotti, che in un passo scrive: “Ciò che emerge chiaramente dall’analisi puntuale e approfondita di Mencini è un sistema consolidato e capillare di frodi legate al mondo dei pascoli montani, che interessa l’intero territorio nazionale. Dove non c’è il coinvolgimento della criminalità mafiosa in senso stretto, si ravvisa comunque una diffusa mafiosità dei comportamenti”.

Un reportage circostanziato e attento, sviluppato sulla base di testimonianze, dati, sentenze giuridiche, rapporti, come quello della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie di Roma reperito nell’archivio gestito dalla Guardia di Finanza. Muovendosi con la sua ricerca da episodi più o meno noti, come quello di Giuseppe Antoci e del Parco dei Nebrodi in Sicilia del 2016, Mencini si sofferma anche sul maxiprocesso alla mafia dei Nebrodi, il più grande mai celebrato in Europa in tema di truffe ai fondi pubblici erogati all’agricoltura. Inoltre pone l’accento sulla mega operazione della Direzione distrettuale Antimafia che ha coinvolto anche l’Abruzzo rivelando come esponenti di spicco della mafia siciliana avessero occupato numerosi alpeggi dell’aquilano.

“I pascoli sono di carta perché non vengono pascolati, rimangono sulla carta appunto”, spiega il giornalista. “Carta anche per indicare la montagna di burocrazia che c’è dietro. Gli allevatori denunciano tutte le difficoltà incontrate di fronte a questo mostruoso apparato burocratico che è l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) al centro dell’attenzione delle procure romane. Montagne di carta al servizio di insospettabili imprenditori e professionisti che spostano capitali e intelligenze e che sanno come muoversi tra le leggi e i cavilli delle direttive europee nel settore della Pac (Politica Agricola Comune)”.

“Nel libro riporto l’ultima relazione (2021) della Corte dei Conti che passa al setaccio proprio i documenti dell’Agea, agenzia erogatrice, controllante, ma di fatto non controllata” denuncia Mencini, che nel libro mescola alla puntualità e allo studio accurato delle problematiche, momenti di narrazione appassionati, dai quali emerge il profondo attaccamento dell’autore alle tematiche e alle montagne protagoniste dell’inchiesta.

Del territorio abruzzese, citando tra le fonti Virtù Quotidiane, giornale che per primo ne ha scritto in Abruzzo, vengono riportati diversi fatti di cronaca inerenti al tema della gestione dei pascoli, a conferma di come anche l’entroterra d’Abruzzo, ed in particolare la provincia dell’Aquila, sia oggetto di loschi meccanismi che hanno come unico risultato quello di arricchire grandi aziende, impoverire i piccoli allevatori e aumentare l’abbandono delle terre alte.

Nel libro si parla delle testimonianze raccolte dai ricercatori del laboratorio di cartografia Cartolab dell’Università degli studi dell’Aquila, coordinato dalla professoressa Lina Calandra. Una ricerca che, nel quadro di vari progetti, racconta di allevatori locali “indotti” a vendere gli animali a soggetti di dubbia provenienza, minacce, armenti contagiati da brucellosi, stalle andate “accidentalmente” in fiamme, di come, in sostanza, le grandi aziende agricole facciano man bassa dei pascoli distribuiti dai Comuni e dalle regole a prezzi troppo elevati per i piccoli produttori, senza mai portare in quota i propri animali, ma intascando comunque gli incentivi europei.

Tra gli abruzzesi intervistati da Mencini, c’è anche il pastore economista Nunzio Marcelli, titolare dell’azienda agrituristica La Porta dei Parchi di Anversa degli Abruzzi (L’Aquila).

“Capisci Giannandrea – si legge in uno stralcio di dichiarazione – la comunità europea ha approvato una norma che ha consentito di ‘cartolarizzare’ le coltivazioni e i pascoli, in questo modo i contributi europei vengono versati a chi ha questo pezzo di carta, senza verificare che questo corrisponda ad un certo tipo di attività agricola, in particolare estensiva, tradizionale, condotta in modo rispettoso dell’ambiente… questo ha favorito un ‘traffico’ di titoli che hanno reso e rendono moltissimo, in danno a chi fa l’onesto e faticoso lavoro di mantenere le greggi sui pascoli”.

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