PASCOLI, TURISMO E BOSCHI: ECCO I MILLE SOGNI DEGLI ABITANTI DEL GRAN SASSO E DEI MONTI DELLA LAGA


AMATRICE – Quasi 9 mila chilometri, 428 persone, 44 comuni, 5 matite colorate e mille sogni. Sono alcuni dei numeri presentati lo scorso 15 agosto ad Amatrice (Rieti) nell’ambito del progetto di ricerca “Il territorio dei miei sogni”.

Quella nella nuova “Area Gusto” del martoriato borgo laziale è stata l’ultima di numerose iniziative di presentazione del progetto, tutte dentro il Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

È il Cartolab dell’Università degli Studi dell’Aquila, proprio insieme all’Ente Parco, ad aver lanciato una proposta ambiziosa: mappare i sogni di chi abita i 44 comuni ricadenti nell’area protetta. Quasi tutti, purtroppo, fortemente provati dai terremoti del 2009, 2016 e 2017.

Il gruppo, formato da ricercatori e studenti, e guidato dalla professoressa universitaria Lina Calandra, ha raccolto circa cinquanta ore di registrato, mettendo nero su bianco circa mille sogni di agricoltori, allevatori, amministratori, operatori turistici e semplici cittadini delle aree interne abruzzesi e laziali, belle quanto complicate.

Ne è emersa una generalizzata fatica, da parte delle persone, a vivere in questi territori, periferici, poco attenzionati dalla politica e dal Paese, in certi casi isolati persino dal punto di vista geografico, e quindi sociale.

“Coloro che hanno lavorato a questo progetto sono abitanti di questo territorio – ha affermato Calandra nel corso dell’evento – abbiamo cercato di renderci conto della vita delle persone, raccogliere tracce di un futuro che possa rimanere, perché il nostro sogno, invece, è che qualcuno finalmente inizi ad ascoltare”.

Per questo è stato scritto e stampato un libro che raccoglie tutti i mille sogni delle quasi cinquecento persone intervistate: quasi la metà di questi riguarda la vita comunitaria nel parco e oltre, mentre solo uno su dieci ha voluto raccontare i propri sogni individuali. Sintomo di una voglia di comunità che talvolta supera le paure dello spopolamento.

L’obiettivo è perfezionare e chiudere la ricerca entro il prossimo autunno, per consegnarla alle amministrazioni regionali, provinciali, comunali e, ovviamente, al Parco. “Il territorio dei miei sogni”, infatti, potrebbe diventare un supporto conoscitivo nel caso di un nuovo piano socio-economico del Parco nazionale.

Come, parimenti, rappresenta un bello strumento divulgativo il breve documentario di presentazione del progetto, definito un “documento polifonico di voci, volti e luoghi”, di alto livello, anche sotto il profilo della realizzazione tecnica.

Dal doc emergono tutti i macro temi, oggetto dei sogni, delle paure e delle speranze degli abitanti dell’Appennino laziale e abruzzese: la ricostruzione post-sisma, ma anche le produzioni agroalimentari, i boschi, i pascoli e il turismo, con questioni dirimenti come la defiscalizzazione delle aree e le difficoltà burocratiche della normativa, le lacune delle infrastrutture stradali e quelle riguardanti la connessione internet.

Così hanno preso forma i sogni di giovani e anziani, donne e uomini: “Vorremmo che il paese si riempisse di più, non c’è nessuno ed è rimasto spopolato”, afferma nell’intervista un signore di mezza età. “Certe volte non riusciamo neanche a fare una partita a carte perché non troviamo la quarta persona”, gli fa eco un anziano.

E se dopo il sisma del 2009 le comunità abruzzesi colpite trovarono una ragione e una speranza nella rabbia e nel livore nei confronti della classe politica, oggi al contrario il sentimento dominante nelle aree interne appenniniche è la rassegnazione, la stanchezza degli anni trascorsi all’insegna dei terremoti, delle crisi economiche, dello spopolamento, della disillusione.

Ma non tutto è perduto, anzi: ci sono tanti esempi che vedono protagoniste persone che vogliono continuare a vivere, lavorare, valorizzare l’Appennino periferico.

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E se il turismo è importante quasi esclusivamente per territori e contesti circoscritti – a differenza di quanto spesso i luoghi comuni sui social e nei bar, che vogliono il turismo come unico, “sano” e indifferenziato volano per le economie locali, sono pochissimi i territori che vivono organicamente di economia turistica – le valorizzazioni dell’agricoltura, dei pascoli e dei boschi possono invece rappresentare la base per interi comprensori che vogliono crescere, sotto tutti i punti di vista.

Nel corso dell’incontro l’ha detto, con chiarezza e semplicità, anche un signore di Campotosto (L’Aquila), arrivato nella conca amatriciana per l’occasione: “Abbiamo quasi tutti i terreni abbandonati, non utilizzati – ha tuonato dalla platea – lo Stato dovrebbe ridarli integralmente a chi li vuole utilizzare, per la coltivazione e il pascolo”.

Esattamente come le comunità dovrebbero ritrovare la forza collettiva di riappropriarsi, attraverso i sogni, del presente e del futuro dei propri territori.

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