POCA MANODOPERA PER LO ZAFFERANO, GIORNALISTA CANADESE RISPONDE ALL’APPELLO


NAVELLI – “Come posso diventare una raccoglitrice volontaria di zafferano?”. Comincia con un’email la storia di Judy Stoffman, giornalista canadese, partita da Toronto alla volta di Civitaretenga (L’Aquila) per raccogliere lo zafferano e collaborare con la comunità locale nel periodo della fioritura, nel vivo in questi giorni, la fase più intensa, affascinante e soprattutto impegnativa della coltivazione del Crocus Sativus.

Nel paese che domina l’altipiano di Navelli (L’Aquila) Judy arriva dopo uno scambio di mail con Massimiliano D’Innocenzo, il presidente del Consorzio di tutela dello zafferano Dop dell’Aquila, rintracciato in rete dopo un’attenta ricerca. Un botta e risposta propizio alla voglia della cronista canadese di partire verso una destinazione lontana, ancora sconosciuta, per contribuire alla raccolta del famoso “oro rosso” d’Abruzzo.

L’aspetto più sorprendente di questo lungo viaggio “solidale” è tutto racchiuso nella figura dell’infaticabile Giovannina Sarra, detta Gina, l’anziana e pimpante “signora della zafferano”, titolare del primo agriturismo d’Abruzzo Casa Verde, lo stesso che ospita Judy per tutto il periodo di permanenza, quasi un mese.

È grazie ad un professore italiano a Toronto, Franco Galippi, che Judy sente parlare dello zafferano dell’Aquila e soprattutto della signora Gina, la quale attraverso un videoclip e un articolo, quello di Virtù Quotidiane, denuncia la mancanza di manodopera locale, di giovani interessati alla raccolta del fiore spettacolare dai colori lilla, rosso e giallo.

“Ho avuto la sensazione che Gina mi chiamasse. Mi è sembrata subito una donna piena di energia”, racconta a questo giornale Judy, specializzata in articoli culturali e di viaggi per la testata Torontostar, giornalista del quotidiano The Globe and Mail per oltre vent’anni e collaboratrice in passato presso la Cbc, il servizio pubblico radiotelevisivo nazionale canadese.

“Mi piaceva già l’Italia ma non volevo essere la solita turista, ho desiderato sin da subito utilizzare le mie mani per lavorare sui campi”.

La Stoffman, per una maldestra coincidenza del destino, risponde davvero all’appello della signora Gina, sorella del compianto Silvio Sarra, il fondatore della prima cooperativa di produttori nata proprio per scongiurare la perdita di una coltura che rappresentava da secoli la fonte più importante di sostegno per le famiglie di tutto il paese.

È così che Judy decide di volare sull’Oceano Atlantico per raggiungere l’Italia dove, dopo una breve permanenza nella città di Siena, prende un autobus e arriva a L’Aquila. Ad aspettarla alla fermata c’è Massimiliano, guida ufficiale di questa avventura, il fantastico viaggio alla scoperta dell’oro rosso dell’Aquila, della lingua italiana e delle tradizioni popolari di una comunità cresciuta a pane e zafferano.

Accolta amorevolmente dalle signore del paese, Judy è entrata subito nel cuore della comunità, ha anche ammassato le fettuccine all’uovo per circa quaranta persone in occasione di un pranzo con la condotta locale di Slow Food.

“Mi godo il ritmo slow della comunità agricola” dice, evidenziando come il suo italiano migliori di giorno in giorno: “Non sono ancora abituata a certi ritmi, a fare colazione con un solo caffè, all’alba, prima di andare a raccogliere i fiori, ma sto migliorando”, dice ironica pensando alla “english breakfast” cui è abituata e soprattutto alle giornate intense che sta vivendo.

Nata a Budapest ma trapiantata in Canada, una vita trascorsa tra Toronto e Vancouver, sposata con due figli, un maschio e una femmina, di cui ci mostra orgogliosa le foto, della sua famiglia racconta ridendo che quando ha comunicato loro la sua scelta di partire per aiutare a raccogliere lo zafferano “mi hanno dato della crazy mum”.

“Credo sia importante preservare un’agricoltura tradizionale come la vostra. Avere una certificazione Dop per lo zafferano dell’Aquila è un’ottima cosa che in Canada, e anche in America, non abbiamo – afferma – Da noi c’è molta industrializzazione in agricoltura ma è necessario difendere le antiche tradizioni contadine”.

“Mi piacerebbe scrivere un articolo sullo zafferano dell’Aquila al mio ritorno a casa e suggerirne l’utilizzo ai miei concittadini”, dice, e chissà se la spezia a marchio Dop della conca aquilana non riesca davvero a sbarcare nel Nord America un giorno.

E poi l’immancabile visita nel centro storico cittadino: “Vedere L’Aquila per la prima volta è stato come incontrare un amico malato,” e alla domanda sulle prime sensazioni rispetto alla ricostruzione in corso risponde: “Spero che la città sia nelle mani di un buon dottore e che possa guarire presto”.

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